No a sbarchi selvaggi
Migranti e Ong, la pacchia è finita, 45 giorni di fermo per Aurora di Sea Watch che replica: denunceremo in Italia e Germania
Migranti, schiaffo alla Ong tedesca: sbarco selvaggio a Lampedusa e regole violate, la Prefettura di Agrigento blocca la nave. Siamo alle solite, ma stavolta la linea della fermezza non arretra: il provvedimento arriva per la Ong tedesca in merito allo sbarco arbitrario nel porto scelto ad hoc: la Prefettura di blocca la nave. Le autorità giudiziarie di Agrigento hanno notificato un fermo amministrativo di ben 45 giorni per la Aurora, la nave veloce della Ong tedesca Sea-Watch. Il motivo? Il solito vizio di ignorare le leggi e le direttive dello Stato italiano. L’imbarcazione ha infatti sbarcato oltre 40 immigrati a Lampedusa, disattendendo platealmente l’assegnazione del porto di Porto Empedocle.
Migranti, scatta il fermo di 45 giorni per “Aurora” di “Sea Watch”
«La Prefettura di Agrigento ha comunicato il fermo amministrativo di Aurora per 45 giorni. La motivazione è che, per salvare le 44 persone bloccate sulla piattaforma Didon, non abbiamo messo al corrente dei nostri movimenti le autorità libiche. Le stesse che ci sparano addosso», replica e accusa Sea Watch, che nei giorni scorsi aveva annunciato lo stop imposto alla sua nave veloce, di cui adesso è stata resa nota la durata del provvedimento.
La Ong tra contrattacco e vittimismo
Naturalmente, la reazione dell’organizzazione tedesca è stata il solito spartito che ha intonato i toni di vittimismo e retorica: «Ci bloccano perché non abbiamo comunicato i movimenti ai libici», lamentano. Accusando nelle more le autorità nordafricane di essere dei “pirati”. Peccato che la realtà sia molto più lineare: il governo italiano ha stabilito regole chiare per porre fine al caos nel Mediterraneo e alle scorribande arbitrarie delle Ong. La gestione dei flussi migratori è una prerogativa esclusiva degli Stati, e non può e non deve essere lasciata all’arbitrio di organizzazioni private che agiscono come traghetti ideologici.
La contro-replica di Sea Watch: «Bloccati per non aver comunicato coi libici che ci sparano»
Ma intanto, la Ong ha presentato due denunce penali in Italia e in Germania. Una al Tribunale di Roma. E una in Germania, contro la Guardia costiera libica. A presentarle è Sea Watch, insieme ai membri dell’equipaggio della Sea-Watch 5, facendo riferimento a quanto accaduto durante un’operazione di soccorso in acque internazionali, il 26 settembre scorso. In quell’occasione, ricostruisce la Ong, «l’equipaggio della Sea-Watch 5 e le 66 persone soccorse sono state aggredite, minacciate ed è stato sparato un colpo d’arma da fuoco da una motovedetta libica», con la Sea-Watch che invita le autorità italiane e tedesche a «indagare sul caso e a perseguire i responsabili».
Migranti, la linea della fermezza come argine del caos
Così, mentre Sea-Watch deposita denunce in mezza Europa e attacca la Guardia Costiera libica, i dati dell’Oim confermano che la pressione migratoria è tornata a farsi asfissiante: oltre 700 persone intercettate in una sola settimana lungo le coste di Tripoli e Zawiya. In questo scenario, permettere alle Ong di decidere dove e quando sbarcare significherebbe abdicare al controllo dei confini.
Eppure, il fermo della Aurora è un segnale necessario per chi non rispetta le rotte e l’indicazione dei porti assegnati. Perché il diritto di difendere confini e sicurezza nazionali non è un concetto negoziabile nelle chat delle Ong. L’esecutivo, pertanto, prosegue sulla strada della cooperazione con i Paesi di transito e del rigore verso chi pensa di usare l’immigrazione clandestina come una clava politica contro l’Italia.
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