Il post del presidente
“L’Iran ha ancora 48 ore o scatenerò l’inferno”: l’ultimatum di Trump rimbalza sui Social
Donald Trump rinnova l’ultimatum lanciato all’Iran nei giorni scorsi, quando ha sospeso la ripresa dei raid sulle infrastrutture energetiche fino alle 20 (ora americana) di lunedì 6 aprile. In un post su Truth il presidente ha scritto: “Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per raggiungere un accordo o aprire lo stretto di Hormuz. Il tempo sta scadendo, 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro. Gloria a Dio!”.
Trump torna a ironizzare sulla Nato
Trump torna anche ad accattare la Nato, definendola un partner “molto debole e in gran parte inaffidabile”. Lo scrive in un post su Truth in cui contesta anche il New York Times per aver sbagliato la definizione Nato, scrivendo “Organizzazione del Trattato Nordamericano invece del nome corretto che è Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico”. “Un errore molto interessante! Gli standard di assunzione e di formazione al Nyt sono crollati”, ironizza il numero uno della Casa Bianca.
Il ministro della Difesa belga: “Trump può richiamare le truppe dalle basi Nato in Europa”
A proposito dell’alleanza atlantica, aumentano le preoccupazioni di un disimpegno Usa in Europa. “Non è escluso che anche senza un formale ritiro dalla Nato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump richiami delle truppe dall’Europa, chiuda alcune basi e cessi la condivisione di intelligence con gli alleati europei”: lo ha scritto il ministro della Difesa belga, Theo Francken, sul suo profilo di X.
Francken ha però ricordato che la legge statunitense non consente al presidente di ritirarsi unilateralmente dalla Nato, poiché dal 2023 una tale decisione richiede l’approvazione dei due terzi del Congresso. “Questo rappresenterebbe un duro colpo per la prontezza operativa della Nato in Europa. Le forze armate europee al momento non sono pronte a colmare questo vuoto da sole. A Mosca, Teheran e Pechino stapperebbero lo champagne. Ecco perché questo 77mo anniversario (che cade il 4 aprile 2026 ndr) della creazione dell’Allenza viene celebrato in tono sommesso”, ha concluso.
Il lodo italiano del “corridoio umanitario” per lo Stretto di Hormuz
A destare preoccupazione c’è anche la situazione dello stretto di Hormuz. “Le opzioni dell’Europa per Hormuz: poche e rischiose”. È il titolo di un’analisi del New York Times, che si apre citando la proposta presentata dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani alla riunione in videoconferenza organizzata dal Regno Unito due giorni fa per la creazione di un “corridoio umanitario” che permetta il passaggio sicuro di fertilizzanti e altri beni essenziali.
L’Europa propone 4 opzioni, tutte rischiose
Il piano era una delle diverse proposte provenienti dall’Europa e non solo, volte a impedire che tra le conseguenze della guerra in Iran ci siano anche possibili carestie in Africa. La proposta non è stata approvata e l’incontro si è concluso senza un piano concreto per riaprire lo stretto, militarmente o in altro modo, scrive il giornale americano, osservando che “i leader europei sono sotto pressione da parte del presidente Trump per impegnare risorse militari, porre fine al blocco dello stretto da parte dell’Iran e contrastare la crisi energetica ed economica globale” che si aggrava ogni ora di più. Finora, gli europei non hanno accolto le sue richieste di inviare navi da guerra e continuano a discutere su cosa fare per sbloccare Hormuz, attraverso il quale transita il 20% di petrolio e gas mondiali.
Europa e Nazioni unite, l’azione va al rallentatore
Secondo il Nyt, la difficoltà a mettersi d’accordo su un piano comune riflette in parte gli ingranaggi lenti della diplomazia in Europa e in parte il numero considerevole di Paesi, inclusi quelli del Golfo, interessati a salvaguardare lo stretto una volta terminata la guerra. Molti Stati coinvolti nei colloqui, tra cui Italia e Germania, hanno insistito affinché qualsiasi sforzo internazionale nasca sotto l’ombrello dalle Nazioni Unite, il che potrebbe rallentare ulteriormente l’azione.
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