L'ipotesi dell'amputazione
La lunga degenza di Mojtaba Khamenei: impartisce solo ordini. Ferito al volto e alle gambe dai bombardamenti
L’erede della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei, sta affrontando un lungo ricovero a seguito degli attacchi israeliani del 28 febbraio 2026. La nuova guida suprema è sfigurata al volto e ferita alle gambe, secondo tre fonti iraniane citate da Reuters, ma è comunque vigile e riesce a connettersi alle riunioni in audio conferenza, per discutere sulle questioni critiche e prendere decisioni anche sulla guerra e sui negoziati con gli Usa. La questione che riguarda le sue condizioni fisiche è piuttosto controversa, tanto che, nelle scorse settimane, persino Donald Trump non sapeva se fosse vivo realmente.
Un altro fattore non indifferente e difficile da affrontare per il regime riguarda l’assenza di Mojtaba dallo scenario pubblico, visto che i suoi messaggi arrivano alla tv gestita dallo Stato soltanto attraverso i suoi delegati. È probabile che il leader iraniano sia rimasto anche vittima di un’amputazione, visto che l’emittente nazionale l’ha definito “Janba”, un termine che viene utilizzato per i veterani di guerra feriti negli scontri. Si tratta di un’ipotesi di cui inizia a convincersi anche l’intelligence americana.
Mojtaba Khamenei e la lunga degenza: sfigurato e ferito alle gambe, ma ancora vigile
Dopo la morte del padre Ali Khamenei nei bombardamenti, è toccato a Mojtaba ereditare tutto il potere, come in ogni società che coltiva il culto del leader. L’ayatollah 56enne non ha figli e questa circostanza, nel corso del tempo, ha innescato dubbi anche sulla sua intimità. Alla fine di marzo, Trump aveva affermato di essere stato informato dalla Cia del fatto che il leader supremo fosse gay. Al di là delle voci sull’orientamento sessuale, c’è chi invece ha offerto delle deduzioni interessanti sulle sue capacità di gestire la Repubblica islamica.
Come l’analista del Middle East Institute Alex Vatanka che, indipendentemente dalle ferite di Mojtaba, ha ricordato: «Deve dimostrarsi la voce credibile, potente e prevalente. Il regime nel suo insieme deve prendere una decisione sulla direzione in cui procedere. In sostanza, il rischio è che il figlio di Khamenei non sia decisivo nello scontro e questo non dipende esclusivamente dalle menomazioni che dovrà affrontare d’ora in avanti.
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