Incontro voluto dalla premier
Crans-Montana, Mantovano incontra i familiari delle vittime. Il governo chiederà di essere parte civile
Si è tenuto a Palazzo Chigi l’incontro tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, l’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, i rappresentanti dei ministeri degli Esteri, della Giustizia e della Protezione Civile e i familiari delle vittime e dei feriti della tragedia di Crans-Montana. L’incontro, voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e in coerenza con l’indirizzo espresso dal Parlamento, è servito a condividere i passi compiuti in queste ultime settimane sul fronte della collaborazione investigativa e giudiziaria; sia in territorio elvetico sia in quello italiano; e a valutare le ulteriori possibili iniziative da intraprendere.
I familiari delle vittime di Crans-Montana a Palazzo Chigi
La prima di esse sarà la richiesta, da parte del Governo, di costituzione di parte civile. Si è valutata insieme l’opportunità di far rientrare l’Ambasciatore italiano in Svizzera per verificare da vicino l’effettività della collaborazione avviata. La piena vicinanza alle famiglie colpite dalla tragedia di Capodanno continua a essere prioritaria per il Governo. La tragedia della notte dello scorso Capodanno, incendio che provocò 41 vittime, tra queste 6 cittadini italiani è ben presente nell’agenda dell’esecutivo. A seguito dell’incontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto – d’intesa con la premier- il rientro in Svizzera dell’Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado.
Il rientro dell’ambasciatore Cornado
Il richiamo a Roma dell’ambasciatore Cornado era avvenuto lo scorso 24 gennaio, deciso dalla Farnesina in segno di protesta per l’andamento dell’inchiesta condotta dalla procura del Cantone del Vallese. In particolare, aveva destato forte irritazione la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale teatro della tragedia. La mossa aveva provocato un evidente raffreddamento nei rapporti bilaterali tra Italia e Svizzera. Nelle ultime settimane, tuttavia, si è registrato un netto miglioramento. L’avvio di una concreta cooperazione giudiziaria tra le procure di Roma e di Sion ha segnato un’importante svolta. Decisiva è stata la recente missione a Sion del pubblico ministero romano Stefano Opilio, che ha potuto esaminare l’intero fascicolo dell’indagine in cui risultano indagate nove persone.
Slitta l’interrogatorio di Moretti perché depresso
Intanto, era previsto per martedì 7 aprile l’interrogatorio della procura di Sion a Jacques Moretti. Ma deve essere rinviato perché l’indagato è depresso. Lo hanno comunicato gli stessi inquirenti alle parti civili, sulla base di due certificati medici trasmessi dall’avvocato Patrick Michod, legale del proprietario del discobar Constellation di Crans-Montana, andato a fuoco a Capodanno. Nel primo certificato del 18 marzo, – secondo quanto riportato dalla radio televisione Svizzera Rts – il medico scrive che Moretti presenta “uno stato depressivo reattivo a seguito dello shock post-traumatico causato dall’incendio del primo gennaio e dalla sua carcerazione”.
“Stato confusionale con diversi episodi di amnesia”
Viene inoltre segnalato uno “stato confusionale con diversi episodi di amnesia”. Il secondo certificato, datato 31 marzo, precisa che Jacques Moretti dorme solo tre ore a notte e che gli risulta “difficile, allo stato attuale, sottoporsi a interrogatori”. Inoltre, in una lettera il legale di Moretti spiega che il suo cliente “subisce una pressione mediatica fuori dal comune”, che “alcuni giornalisti sono accampati davanti alla sua abitazione”, ma anche che ha ricevuto “minacce di morte”.
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