La farsa
Antifascisti miliardari: così l’Ong dei “buoni”, da Soros a Clooney, creava i nemici a tavolino
Dalle accuse di frode al sospetto di finanziare gli estremisti: il caso Splc smaschera la sinistra. Il copione? Sempre lo stesso: evocare il drago, nutrirlo, poi vendere biglietti per la crociata contro il drago
«L’Splc fabbrica il razzismo per giustificare la propria esistenza». Todd Blanche, procuratore generale degli Stati Uniti, ha di fatto smascherato una delle icone più coccolate dell’antirazzismo americano: il Southern Poverty Law Center, potente ong progressista, tribunale morale della sinistra liberal, distributore automatico di patenti d’odio.
Il fascismo foraggiato dal salotto
Secondo il Dipartimento di Giustizia, lo Splc avrebbe dirottato circa 3 milioni di dollari verso gruppuscoli suprematisti. Sulla carta, fondi destinati ad agenti infiltrati. Nella ricostruzione degli inquirenti, invece, una rete di intermediari, conti schermati e omissioni. Tradotto: i buoni raccoglievano soldi per spegnere l’incendio e, intanto, qualcuno passava le taniche.
La posta in gioco non è solo giudiziaria. È geopolitica, culturale, mediatica. Riguarda il potere di stabilire chi sia il mostro, chi il salvatore e chi debba firmare l’assegno.
La morale con il bancomat
Blanche ha rincarato: «L’uso del denaro dei donatori per trarre profitto da membri del Ku Klux Klan non può restare impunito. Il Dipartimento di giustizia chiamerà a rispondere l’Splc e ogni altra organizzazione fraudolenta che operi secondo lo stesso schema ingannevole. Nessuno è al di sopra della legge».
Anche il direttore dell’Fbi, Kash Patel, sostiene che «l’Splc avrebbe messo in piedi una vasta operazione fraudolenta per ingannare i propri donatori, arricchirsi e nascondere al pubblico le proprie attività ingannevoli». Secondo Patel, i vertici dell’Ong progressista «hanno mentito ai donatori, promettendo di smantellare gruppi estremisti violenti, e invece hanno finito per pagare i leader di quegli stessi gruppi, arrivando persino a utilizzare quei fondi per alimentare attività criminali a livello statale e federale. Questo è illegale, e l’indagine su tutti i soggetti coinvolti è ancora in corso».
Qui la commedia diventa americana, dunque enorme. L’antifascismo con il fundraising, il razzismo in abbonamento, l’emergenza morale trasformata in modello di business. Il nemico non si elimina: si monitora, si cataloga, si finanzia quel tanto che basta perché continui a fare paura e permetta ai veri mostri di fingere la battaglia. Una filiera perfetta. Produzione, distribuzione, indignazione.
La sinistra crea mostri
A rimetterci, almeno per ora, sarebbero i donatori. Kevin Davidson, procuratore federale ad interim, lo ha detto senza giri di parole: «Hanno versato il loro denaro credendo di sostenere la lotta contro l’estremismo violento: un simile inganno mina la fiducia pubblica e la coesione sociale». Sara J. Jones, agente speciale responsabile dell’Fbi, ha aggiunto che «i donatori meritano trasparenza sull’uso dei loro contributi, e chi tradisce questa fiducia deve essere chiamato a risponderne».
E che donatori. Nella galassia liberal compaiono George Soros, JP Morgan, Tim Cook e George Clooney. Tutti in fila davanti alla mangiatoia. Dopo gli scontri a Charlottesville del 2017 tra suprematisti bianchi e contromanifestanti di sinistra che scioccarono l’opinione pubblica americana, le offerte aumentarono sensibilmente: un milione di dollari da Clooney, un altro da Cook, 500.000 dollari da JP Morgan. La liturgia era nota: sale la tensione, si gonfiano gli assegni per foraggiare la rivolta. Il mostro è pronto per essere venduto in tv.
Non a caso, dalle carte emergerebbe che una delle talpe coinvolte nell’organizzazione del raduno Unite the Right avrebbe incassato circa 270.000 dollari dallo Splc tra il 2015 e il 2023. Se confermato, non sarebbe solo un incidente. Sarebbe la prova che la fabbrica dell’allarmismo esiste.
Le battaglie immaginarie hanno costi reali
Lo Splc respinge le accuse e rivendica di aver finanziato infiltrati fin dagli anni Ottanta per raccogliere informazioni e smantellare gruppi estremisti dall’interno. È una difesa possibile. Ma i pubblici ministeri contestano che quei flussi siano andati oltre la raccolta di intelligence e che le «talpe» abbiano usato fondi dell’organizzazione per diffondere contenuti d’odio e organizzare eventi estremisti.
Qui sta il paradosso. La sinistra buonista, quella che vede fascisti sotto il letto, rischia di averne creati alcuni in laboratorio. Non per malvagità da fumetto, ma per qualcosa di più moderno: convenienza narrativa, dipendenza dall’allarme, rendita morale.
Le battaglie immaginarie, si scopre, non sono gratis. Richiedono scenografie, comparse, uffici stampa, consulenti, report, liste nere. E soprattutto richiedono un nemico abbastanza ripugnante da zittire chiunque osi chiedere conto dei metodi. Se poi quel nemico scarseggia, il mercato provvede.
L’elenco dei cattivi
Lo Splc non era un osservatore qualunque. Le sue classificazioni sui «gruppi d’odio» sono state usate da media, istituzioni e piattaforme per bollare movimenti conservatori. Turning Point Usa, fondata dal compianto Charlie Kirk, e Moms for Liberty, il gruppo di madri contrario all’agenda woke nelle scuole, sono finiti nel mirino di questa macchina reputazionale.
Ma chi decide cosa sia estremismo? Chi verifica se il pulpito dal quale partono anatemi quotidiani non sia, nel retrobottega, una piccola officina del caos?
Per anni la risposta progressista è stata semplice: fidatevi dei buoni. Ora la domanda torna indietro con tutti gli interessi.
Soros e la rete del terrore
Il quadro si allarga poi con le verifiche già avviate a settembre 2025 sul mondo delle Open Society Foundations per possibili finanziamenti a gruppi pro-terrorismo. Soros & family respingono le accuse. Ma il clima americano è cambiato: dopo anni di indulgenza verso l’attivismo woke, Washington comincia a seguire il denaro.
Il senatore Eric Schmitt aveva sintetizzato la linea repubblicana: «Per troppo tempo, i gruppi di denaro oscuro di sinistra come la Open Society Foundation hanno finanziato l’anarchia e la violenza in tutto il paese».
La farsa del buonismo armato
Liora Rez, fondatrice di Stop Antisemitism, lo ha detto al New York Post: «Per noi è inconcepibile che un’organizzazione per i diritti civili possa costruire ad arte episodi di intolleranza per sollecitare donazioni da parte di cittadini preoccupati». E ancora: «Se davvero l’Splc ha agito in questo modo», si tratterebbe di «qualcosa di vergognoso e inaccettabile».