Ospite a "sorpresa"
Altro che tute blu, al primo maggio di Taranto c’è Francesca Albanese: propaganda pro-Pal e schiaffo ai lavoratori
Con buona pace dei lavoratori di Taranto e della loro festa annuale, e in barba al fatto che la città combatta ormai da tempo una battaglia disperata tra diritto alla salute e diritto al lavoro, per l’edizione 2026 dell’”Uno Maggio Libero e Pensante 2026“, gli organizzatori hanno deciso che la priorità non sono le tute blu o l’inquinamento, ma la “catechizzazione” delle masse sulla causa palestinese. e quale scelte più mirata se non Francesca Albanese come ospite d’onore sul palco pugliese?
Francesca Albanese sul palco del primo maggio a Taranto
La relatrice Speciale Onu per i territori palestinesi arriverà in Puglia reduce da mesi burrascosi. Già a febbraio, Francia e Germania ne avevano chiesto formalmente le dimissioni per dichiarazioni su Israele giudicate “oltraggiose”. La stessa Albanese ha ammesso di vivere una situazione «molto difficile», stretta tra sanzioni e pressioni politiche che ne hanno minato la stabilità economica e professionale. Ma la “crociata” deve andare avanti: e così, la resilienza della funzionaria si sposta dal Palazzo di Vetro al palcoscenico di Taranto.
Albanese il primo maggio a Taranto tra resilienza ideologica e resistenza psicologica
E consentiteci di dire che il paradosso sembra stridente. Sì, perché in una città come Taranto che da tempo vive una situazione critica locale, si sceglie beffardamente di trasformare il concerto in una tribuna pro-Pal. Ossia: invece di accendere i riflettori sulle problematicità industriali di casa, in un’occasione pubblica di rilievo come quella della festa dei lavoratori si preferisce la solita cassa di risonanza ideologica cara alla sinistra radicale. Non per niente gli organizzatori parlano di «dare spazio – con la albanese, ovvio – a una delle voci più incisive», ma la sensazione è quella di un colossale “fuori contesto”.
La propaganda che supera il confine… dell’opportunismo interno
Portando la propaganda pro-Pal su un palco nato per la denuncia sociale locale, il rischio è quello di isolare Taranto, trasformando un momento di unità in una tribuna schierata che ignora i problemi reali del territorio che puntualmente rilancia. Salvo poi, alla prima occasione unica, dirottare su Gaza… E se per la Albanese Taranto rappresenta l’ennesima tappa di un tour di autopromozione politica e rilancio d’immagine (dopo le sconfessioni e le ritrattazioni dei suoi ex sostenitori negli ultimi mesi), per i tarantini l’ospitata della relatrice pro-Pal finisce per rappresentare l’ennesima occasione persa per parlare di pane, salute e futuro.
E mentre l’Occidente si interroga sempre più dubbioso sulla parzialità della relatrice, il Primo maggio pugliese sembra aver già scelto da che parte stare: quella dell’ideologia che scavalca la realtà.
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