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Trump non dà scelta: “Resa incondizionata del regime”. Washington valuta l’invio di truppe di terra

Gli Stati Uniti chiedono la resa di Teheran mentre gli scontri coinvolgono Golfo e Libano. Mercati energetici e sicurezza regionale diventano parte del conflitto. E c'è chi manipola Oltremanica distorce le informazioni di guerra

Esteri - di Alice Carrazza - 7 Marzo 2026 alle 11:51

Ogni parola sembra essere superflua allo stato attuale: “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la Resa incondizionata!”. Il messaggio pubblicato da Donald Trump (con le parole resa e incondizionata in carattere maiuscolo) su Truth Social segna un irrigidimento della posizione americana mentre la guerra entra nella seconda settimana. Il presidente ha scritto che, “dopo la selezione di un leader (o di leader)grande e accettabile”, gli Stati Uniti e i loro alleati lavoreranno per riportare l’Iran “indietro dall’orlo della distruzione”. La dichiarazione arriva poche ore dopo un messaggio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che aveva accennato a tentativi di mediazione avviati da alcuni Paesi non identificati.

Trump vuole la resa

Teheran, come era prevedibile, ha respinto apertamente l’idea che Washington possa influenzare la successione politica dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei nei primi giorni della guerra. L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite Amir Saeid Iravani ha affermato che la nuova leadership sarà scelta “secondo le nostre procedure costituzionali e unicamente dalla volontà del popolo iraniano, senza alcuna interferenza straniera”.

Missili su Israele e raid su Teheran

Nelle prime ore di sabato l’esercito israeliano ha segnalato nuovi lanci di missili dall’Iran verso il proprio territorio. Le difese aeree sono entrate in funzione mentre esplosioni venivano udite tra Gerusalemme e l’area di Tel Aviv. Poco dopo, Israele ha annunciato una nuova serie di attacchi su larga scala contro obiettivi a Teheran. Tra i siti colpiti figura anche l’aeroporto Mehrabad della capitale iraniana.
Il bilancio umano della guerra continua ad aumentare. Secondo Iravani, gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele hanno provocato almeno 1.332 morti tra i civili iraniani e migliaia di feriti. Gli attacchi iraniani hanno causato 11 vittime in Israele. Il Pentagono ha confermato inoltre la morte di sei militari americani e il ferimento di altri 18 nei contrattacchi iraniani. Israele accusa inoltre Teheran di aver utilizzato munizioni a grappolo durante alcuni lanci missilistici, un’accusa che non ha ancora trovato conferme indipendenti complete.

Il fronte libanese e la crisi umanitaria

Il conflitto si è esteso con rapidità anche al Libano. Israele ha bombardato Beirut e diverse aree della valle della Bekaa dopo aver ordinato un’evacuazione su larga scala dei sobborghi meridionali della capitale. Il ministero della Salute libanese parla di 123 morti e 683 feriti, mentre altri raid nell’est del Paese hanno causato almeno 12 vittime.

Hezbollah ha aperto il fuoco contro Israele dichiarando di voler vendicare l’uccisione di Khamenei. Sul terreno la guerra produce già un massiccio spostamento di civili: circa 300 mila persone sono state sfollate negli ultimi quattro giorni, secondo il Norwegian Refugee Council.

Il Golfo e lo Stretto di Hormuz

Parallelamente il regime degli ayatollah ha lanciato attacchi con droni contro basi americane ad Abu Dhabi e in Kuwait e ha annunciato di aver colpito una petroliera nello Stretto di Hormuz dopo che la nave avrebbe ignorato gli avvertimenti della marina iraniana. La tensione nello snodo energetico più delicato del pianeta ha avuto effetti immediati sui mercati. Lo stretto, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, risulta di fatto paralizzato. I prezzi del greggio sono saliti mentre le borse occidentali hanno registrato forti perdite.

Washington ha promesso coperture assicurative fino a 20 miliardi di dollari per le compagnie energetiche della regione e Trump ha ipotizzato l’impiego della marina americana per scortare le navi. I Guardiani della Rivoluzione hanno risposto ironicamente che “accoglieranno con favore” qualsiasi presenza statunitense nello stretto.

Armi, intelligence e opzioni militari

L’amministrazione americana sta accelerando anche sul piano industriale. Trump ha incontrato i dirigenti di sette aziende della difesa per aumentare la produzione di armamenti, mentre il Dipartimento di Stato ha autorizzato una vendita urgente di munizioni a Israele per 151,8 milioni di dollari.
Da indiscrezioni del Washington Post, pare che la Russia stia fornendo all’Iran informazioni sulle posizioni delle navi e degli aerei statunitensi nella regione. Mosca non ha commentato. Intanto emergono anche discussioni interne alla Casa Bianca sull’eventuale invio di un contingente limitato di truppe americane sul territorio iraniano, i cosiddettiboots on the ground“, ipotesi che amplierebbe ulteriormente la portata del conflitto.

La polemica sulla BBC

Intanto la guerra sembra aver aperto, o quanto meno ‘inasprito’ anche un fronte mediatico. La BBC ha ammesso un errore nella traduzione simultanea in persiano di un discorso del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. Durante la trasmissione, la parola “regime” è stata tradotta con “mardom” (مردم), termine che significa “popolo”.
Il passaggio ha cambiato il senso della frase pronunciata da Hegseth — “Si scopre che il regime che gridava ‘morte all’America e morte a Israele’ ha ricevuto in dono la morte dall’America e la morte da Israele” — facendola apparire come un riferimento all’intera popolazione iraniana.

La BBC ha spiegato che si è trattato di “un errore umano durante la traduzione simultanea in diretta”. L’episodio però riaccende il contenzioso già in corso tra l’emittente britannica e l’amministrazione Trump. Il presidente statunitense ha infatti avviato nei mesi scorsi una causa miliardaria contro la BBC per presunte manipolazioni di suoi interventi pubblici.

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di Alice Carrazza - 7 Marzo 2026