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Referendum, i dati Agcom che imbarazzano Pd, Avs e M5S: la propaganda sbilanciata è per il No. Citofonare La7

Il report dell'Autorità

Referendum, i dati Agcom che imbarazzano Pd, Avs e M5S: la propaganda sbilanciata è per il No. Citofonare La7

In Rai i Tg danno più spazio al No e nel bilancio complessivo c'è un sostanziale pareggio. Su Mediaset solo Rete 4 spinge per il Sì, ma non riesce a bilanciare i talk di Cairo

Politica - di Sveva Ferri - 4 Marzo 2026 alle 12:56

Ancora una volta sono i numeri a smentire la sinistra e i suoi allarmi. L’Agcom ha pubblicato i dati di monitoraggio della campagna referendaria in Tv ed è emerso che non solo non c’è alcuna TeleMeloni impegnata in una battente propaganda per il Sì, ma che sui Tg Rai la proporzione è semmai sbilanciata per il No. Dato che diventa plateale se ci si sposta sui programmi di La7, a fronte di reti Mediaset che invece mantengono un sostanziale equilibrio al netto di uno sbilanciamento per il Sì di Rete 4, che comunque non riesce a raggiungere i picchi opposti della Tv di Urbano Cairo.

Pd, Avs e M5S smentiti dai dati Agcom

La rilevazione Agcom fa riferimento al periodo tra il 12–21 febbraio, dunque non è aggiornata all’ultima settimana. Proprio il fatto che sia un po’ “datata” però la rende particolarmente significativa dal punto di vista politico. Il 23 febbraio, infatti, i membri Pd, Avs e M5S della Vigilanza Rai annunciavano un esposto all’Agcom e alla stessa Vigilanza per denunciare la presunta “sovresposizione del governo” in tv sul referendum sulla giustizia.

«Abbiamo presentato un esposto ad Agcom e in Commissione di vigilanza Rai affinché: (1) si richiamino tutte le emittenti radiotelevisive, a partire dalla Rai, al rispetto di tali disposizioni (di par condicio, ndr); (2) si computi il tempo di notizia e quello di parola che Governo e maggioranza dedicano al tema giustizia nel computo dello spazio riservato al Sì; (3) si faccia rispettare nelle trasmissioni diverse da quelle dedicate alla comunicazione politica, il divieto di trattare temi che riguardino vicende o fatti legati alle tematiche del referendum e, dunque, dell’amministrazione della giustizia e della valutazione di sentenze e della magistratura», si leggeva nel comunicato rilasciato due giorni dopo il periodo di cui oggi l’Agcom rilascia il monitoraggio.

Altro che “TeleMeloni”: nei Tg Rai più spazio al No

I dati sono impietosi per la sinistra, che si conferma ancora una volta agitatrice di una mera propaganda con risvolti autolesionisti. A dare ampio conto della relazione dell’Agcom è oggi Luciano Capone sul Foglio. Emerge che nel periodo di riferimento (ribadiamo, chiuso due giorni prima della denuncia della sinistra sulla presunta sovraesposizione del governo sul referendum) i Tg Rai hanno dedicato più spazio al No che al Sì. In particolare, al Tg1 il No ha avuto il 52,3% dello spazio a fronte del 47,7% del Sì; al Tg2 il No ha avuto il 53% di spazio, mentre il Sì il 47%; al Tg3 il 52,9% al No contro il 47,1% per il Sì. Precisa Capone che «il dato non si riferisce al minutaggio in valore assoluto, ma al cosiddetto “tempo di parola riparametrato”, che è calcolato dall’Agcom con una ponderazione che tiene conto della fascia oraria e degli indici di ascolto».

Anche considerando i talk non c’è alcuna «sovraesposizione»

In questo contesto, anche considerando la variazione che si registra con i programmi di informazione extra-tg, vale a dire sostanzialmente i talk, il rapporto non cambia poi di molto: anche se i Sì conquistano terreno (52,2% contro 47,8% su Rai 1 e 51,5% contro e 48,5% su Rai 3) «si tratta di un sostanziale equilibrio considerando che la differenza in valore assoluto è di pochi minuti». E decisamente sotto la soglia del 10% che fa scattare l’intervento dell’Agcom.

La situazione a Mediaset e lo sbilanciamento di La7

Se ci si sposta a Mediaset si vede che il tema referendum è pressoché assente da Italia 1, sebbene sui 4 minuti dedicati 3 siano stati a favore del No; che Canale 5 mantiene un equilibrio tale da far registrare appena 48 secondi di scarto a vantaggio del Sì rispetto al No; che la sola Rete 4 è chiaramente schierata per il Sì, con un tempo di parola riparametrato pari al 64,2% contro il 35,8% di tempo a disposizione per il No. Ciò detto, anche così Rete 4 non riesce a eguagliare lo sbilanciamento di La7, che al No ha assicurato il 70,4% del tempo di parola riparametrato a fronte del 29,6% accordato al Sì.

Una differenza di 7 ore e 20 minuti a favore del No

Ma, attenzione, avverte ancora Capone, «lo squilibrio nella tv di Cairo è peraltro superiore a quello di Rete 4 rispetto a quanto le percentuali mostrino. Perché il rapporto 64/36 di Rete 4 è riferito a 5 ore e 33 minuti di tempo di parola “riparametrato” complessivo: significa che il Sì ha parlato per circa 3 ore e 33 minuti, mentre il No circa 2 ore (con una differenza di circa un’ora e mezza). Nel caso di La7, invece, il rapporto 70/30 è riferito a un tempo di parola “riparametrato” complessivo di 15 ore e 41 minuti: significa che il Sì ha parlato per 4 ore e 39 minuti, mentre il No per 11 ore e 2 minuti (con una differenza di circa 7 ore e 20 minuti). Vale a dire che, in valore assoluto di tempo riparametrato, lo squilibrio de La7 a favore dell’opposizione è cinque volte più grande dello squilibrio di Rete 4 a favore del governo».

L’ennesimo autogol di Pd, Avs e M5S

«D’altronde basta guardare i programmi di Lilli Gruber (Otto e mezzo), Giovanni Floris (diMartedì), Corrado Formigli (Piazzapulita), Diego Bianchi (Propaganda live), Marianna Aprile e Luca Telese (In onda), Massimo Gramellini (In altre parole) per rendersi conto non solo che le ragioni del Sì sono sottorappresentate ma spesso sono del tutto assenti», sottolinea ancora il giornalista. E qui torniamo all’esposto di Pd, Avs e M5S e al perché la loro propaganda strabica si configuri come l’ennesimo autogol: stando alla lettera delle loro richieste, pare proprio che in effetti il riequilibrio che hanno richiesto all’Agcom serva, ma debba andare a favore del Sì.

 

 

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