Il ricordo è ancora vivo
Rapimento Moro 50 anni dopo, il nipote: “Gli agenti vollero restargli accanto. Ha sempre tutelato l’istituto referendario”
Sono passati cinquant’anni dalla strage di via Mario Fani, in cui le Brigate rosse rapirono il presidente del Consiglio Aldo Moro, massacrando i cinque agenti della scorta. A ricordare gli uomini che hanno adempiuto al proprio compito, fino alla fine e con coraggio, è stato il nipote dell’ex premier ucciso qualche mese dopo dai terroristi comunisti.
«Temo che, piano piano, inizino a non esserci più persone disposte a sacrificare la propria vita per il proprio Paese», ha spiegato Luca Moro, senza dimenticare che «però i pacificatori e i costruttori di pace, a un certo punto della storia, tornano sempre, quindi la speranza rimane. Come avrebbe potuto dire il nonno: non c’è via che conduca alla pace, la pace è la via». Insomma, il discendente del co-protagonista di quello che sarebbe potuto diventare il “Compromesso storico” tra Pci e Dc è riuscito a dare un messaggio di speranza anche sulla sicurezza e sulla lotta al terrorismo.
Cinquant’anni dal rapimento Moro, parla il nipote: «Per nonno il referendum era importante»
Per quanto riguarda la scorta, trucidata dai colpi delle mitragliette scorpion dei brigatisti, Luca Moro ha ricordato che suo nonno «voleva trasferire gli agenti per tutelarli, perché avvertiva che il suo momento iniziava ad arrivare. Ma loro si sono rivolti a mia nonna chiedendole di non essere trasferiti, non volevano lasciarlo morire solo». Inoltre, «l’amara ironia della sorte è che la scorta è morta a via Fani e il nonno è morto comunque da solo, in un altro momento e in altro luogo». Non manca molto alla chiamata alle urne per la riforma della giustizia e il nipote di Aldo Moro ha scelto di rilanciare l’importanza del plebiscito che suo nonno, da giovane costituente, ha sempre tutelato. Secondo la testimonianza del familiare, il referendum per l’ex presidente del Consiglio era «il momento privilegiato in cui il popolo stesso può pronunciarsi esplicitando direttamente l’evoluzione della coscienza pubblica».