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Ramadan in chiesa, il parroco friulano dice no grazie, e spiega il perché

Basta sconti sull'identità

Ramadan in parrocchia? No, grazie. Lezione di dignità del parroco friulano ai buonisti che disintegra il “politicamente corretto”

Cronaca - di Chiara Volpi - 12 Marzo 2026 alle 15:22

Basta sconti sull’identità: un parroco friulano, Don Fragiacomo, dice no al Ramadan in parrocchia e dà una lezione agli immancabili buonisti solerti di turno. «Le chiese servono per annunciare Cristo», ribadisce il religioso, stoppando le preghiere islamiche negli spazi della cristianità e difendendo i cristiani perseguitati. Così, mentre una parte della Chiesa sembra impegnata in una rincorsa affannosa al dialogo a tutti i costi – tra cardinali che partecipano al Ramadan e parroci che trasformano le canoniche in succursali delle moschee – c’è chi ha ancora il coraggio di dire di no.

E lo fa senza odio pregiudiziale o antagonismo religioso o socio-politico. Ma con la forza della “Verità” (quella del Vangelo, soprattutto) e del buonsenso di rito comune. È il caso di Don Francesco Fragiacomo, parroco in Friuli, che ha respinto con fermezza e argomentazione doverosa, la richiesta di concedere spazi parrocchiali ai riti islamici. Una scelta che, nell’Italia del 2026, suona come una rivoluzionaria testimonianza di identità sacro-culturale. Ma procediamo con ordine.

Ramadan in parrocchia? C’è un parroco che dice no: la carità non è confusione

Dunque, riavvolgendo il nastro, vediamo la questione e le sue argomentazioni nel merito. Partendo dal fatto che Don Fragiacomo mette i puntini sulle “i”, scardinando il totem del buonismo: la carità cristiana non c’entra nulla con la svendita dei propri luoghi di culto. «I nostri centri Caritas accolgono tutti, senza distinzioni di religione» – spiega il parroco –. Aggiungendo in calce al suo ragionamento che prestare le chiese per la preghiera islamica è un errore teologico e pastorale.

E ancora. Le strutture cristiane hanno un fine preciso: annunciare Cristo Risorto. Cederle significa tradire quella missione e, soprattutto, ignorare la mentalità dell’interlocutore. Come ricorda giustamente il sacerdote, per l’Islam la preghiera in un luogo lo rivendica in qualche modo alla propria sfera di sacralità. Arretrare oggi significa perdere pezzi di sovranità spirituale domani.

Ramadan in chiesa? No: rispetto per i martiri cristiani

Ma c’è un punto, tra i tanti sollevati da Don Fragiacomo, che tocca le corde più profonde della nostra coscienza nazionale e religiosa: il rispetto per i cristiani perseguitati. Sì, perché come rileva il sacerdote e riporta nel dettaglio un esaustivo de Il Giornale sul punto, mentre in Occidente ci si genuflette al relativismo, in molti Paesi islamici i nostri fratelli vengono massacrati. Le nostre chiese bruciate. E la fede cristiana calpestata.

In questo contesto a dir poco belligerante, allora, concedere con leggerezza le nostre parrocchie non è un gesto di fratellanza. Ma uno schiaffo a chi muore per la Croce. Tanto che don Fragiacomo, parroco in Friuli, aggiunge e chiarisce: «Non è ripicca. Ma solidarietà verso i martiri di cui troppo spesso ci dimentichiamo». Parole che sugellano la fine dell’ipocrisia culturale e del politicamente corretto: non si può essere “fratelli” se si rinuncia alla propria identità per compiacere l’altro…

No al Ramadan nelle chiese: un punto fermo contro il declino dell’Occidente

Allora, alla fine della fiera delle ipocrisie da politicamente corretto di un erroneo concetto di integrazione che poi, nei fatti, esclude un’ingente fetta di popolazione che accoglie chi non sembra non volersi integrare, l’esempio di questo parroco friulano arriva come una boccata d’ossigeno. Perché, di fatto, in un’epoca in cui il “politicamente corretto” vorrebbe sbiadire i confini delle nostre radici, Don Fragiacomo ci ricorda che distinguere è necessario per unire davvero. Senza chiarezza non c’è dialogo, c’è solo sottomissione culturale e abdicazione identitaria.

Pertanto, tirando le somme, in questa Quaresima che sta passando quasi sotto silenzio – a fronte degli osannanti inviti, delle arbitrarie concessioni, e delle concessioni e dei riconoscimenti a corrente alternata, la sua voce “controcorrente” non appare solo come un atto di fede. Ma come un monito a tutta la società civile: la tolleranza non deve mai diventare rinuncia a se stessi. La dignità di una comunità passa anche per il rispetto dei propri simboli e dei propri spazi. Come dargli torto? (Nella foto Ansa in alto, la comunità di Sant’Egidio e le diverse comunità islamiche di Milano si ritrovano insieme per festeggiare l’Iftar durante il Ramadan, nella chiesa di San Bernardino a Milano, 16 Marzo 2025).

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di Chiara Volpi - 12 Marzo 2026