Un danno all'economia
Putin paragonato a Stalin per il blocco di internet, i giornalisti insorgono: “Non possiamo farne a meno”
Anche i giornali russi attaccano Vladimir Putin per le restrizioni su internet mobile nel Paese, deciso dai servizi di sicurezza e diventato sempre più forte nel corso del tempo. A quanto si pare si tratta di una misura inutile per il progresso del Paese, una scelta che da Nezavisimaya Gazeta viene paragonata «a quanto avveniva negli ultimi anni di Stalin, con un ciclo di bandi alla ricerca in genetica e alla robotica».
Anche allora, i motivi della censura riguardavano ragioni di incolumità sociale, con una forte matrice ideologica. Per agirare il sistema di blocco web deciso dal Cremlino, alcuni moscoviti hanno deciso di comprare i pagers, vecchi dispositivi famosi negli anni ’80 e ’90 che consentivano di ricevere messaggi numerici o alfanumerici tramite radiofrequenza. Il conto salato pagato dalle imprese e stimato dal Kommersant è di 3-5 miliardi di rubli, che equivalgono a 34,8-58 milioni di dollari, a causa del malfunzionamento della connessione per qualche giorno nella capitale.
Russia, anche i giornali si ribellano a Putin per il blocco di internet: «Non possiamo farne a meno»
«Le restrizioni a Internet stanno impedendo alla Russia di unirsi al nuovo ordine tecnologico. Gli interessi delle forze di sicurezza non devono inficiare lo sviluppo dei fattori di produzione contemporanei fondamentali – ha sottolineato il quotidiano economico russo -. La vita in una città contemporanea è inimmaginabile senza una connessione mobile veloce, di alta qualità. E’ il motore senza cui l’economia rallenta, le aziende perdono e di conseguenza lo stato». Insomma, sul blocco alla navigazione i giornalisti non hanno alcun dubbio: «Oggi, non possiamo consentire alle forze di sicurezza di detenere il diritto esclusivo di bloccare il lavoro in settori tecnologici crucuali per la creazione di un futuro per la Russia».
L’ostracismo delle app messaggistiche ha portato grande malcontento…
A causa delle restrizioni del Cremlino sull’uso di internet, in alcune regioni non è neanche possibile ordinare una pizza o chiamare un taxi. Non sono affatto chiari i motivi di questa estensione di censura in tutto il Paese, ma i motivi potrebbero essere molteplici: da un’esercitazione per prevenire disordini di massa in reazione a una possibile mobilitazione per l’Ucraina, come ha teorizzato in un’ultima analisi l’Institute for the Study of War, fino alla crescente paranoia all’interno del Cremlino.
Inoltre, il giornale di Roskomnadzor ha divuglato la lista delle app approvate, dalla messaggistica ai pagamenti, come Max creato per sostituire Telegram, che in Russia ha 90 milioni di utenti. Forse proprio per il grande malcontento, oltre alla richiesta di chiarimenti da parte di deputati della Duma, il Servizio anti monopolio federale ha appena annunciato un periodo di grazia fino alla fine dell’anno al bando sulla pubblicazione di annunci pubblicitari su Telegram e Youtube. Una decisione che è arrivata dopo l’inizio di un procedimento giudiziario contro due blogger che lo avevano fatto, all’inizio del mese. Nonostante ciò, l’inchiesta dell’Fsb nei confronti di Pavel Durov per terrorismo prosegue. Il fondatore della piattaforma messaggistica, secondo le notizie disponibili, potrebbe subire un altro provvedimento per l’ostracismo a inizio a aprile.