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Pene severe contro i furbetti del Reddito di cittadinanza: anche la Consulta dice sì. Chiuse tutte le polemiche

La sentenza

Pene severe contro i furbetti del Reddito di cittadinanza: anche la Consulta dice sì. Chiuse tutte le polemiche

Cronaca - di Redazione - 20 Marzo 2026 alle 16:22

Le pene previste per i furbetti del reddito di cittadinanza non sono incostituzionali. A chiarirlo è stata la Corte costituzionale con una sentenza che ha dichiarato «non fondate» le questioni di legittimità sollevate da un giudice che riteneva le pene da 2 a 6 anni sproporzionate rispetto alla falsificazione dei documenti e alla indebita percezione del reddito.

Sì della Consulta alle pene severe per i furbetti del reddito di cittadinanza

Nell’ordinanza di rimessione rigettata dalla Consulta era stata denunciata, da un lato, l’«intrinseca sproporzione della pena prevista» e, dall’altro, la sua «manifesta irragionevolezza o sproporzione in riferimento alle pene previste per il delitto di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato» e per le «circostanze aggravanti del delitto di truffa».

Legittima «una sanzione dotata di adeguata efficacia dissuasiva»

La Corte costituzionale, però, non la vede così e ha escluso «l’intrinseca sproporzione», evidenziando «la natura circoscritta della fattispecie incriminatrice» e il fatto che «il minimo edittale di 2 anni di reclusione, pur costituendo una sanzione severa per le condotte contemplate da tale disposizione, non può essere considerato di per sé irragionevolmente aspro e pertanto manifestamente sproporzionato». Per quanto riguarda poi le circostanze aggravanti del reato di truffa, i giudici costituzionali hanno «in radice escluso che queste possano rappresentare un idoneo modello comparativo», mentre, in merito alla comparazione con il delitto di «indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato», pur ritenendolo «assimilabile per la tipizzazione delle condotte e per il bene tutelato» a quanto previsto dalla norma in esame, la sentenza ha ritenuto che «il differente trattamento sanzionatorio trova giustificazione nella necessità di far corrispondere al Rdc, beneficio di larga applicazione e di facile accesso, una sanzione dotata di adeguata efficacia dissuasiva».

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di Redazione - 20 Marzo 2026