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Violenza anarchica, minacce a Meloni e alla sede di FdI a Bologna

Muri che trasudano odio

“Meloni appesa”, ferocia anarchica a Bologna tra minacce di morte, cappi stilizzati e assalto a una sede di FdI. Dov’è la sinistra?

Politica - di Ginevra Sorrentino - 31 Marzo 2026 alle 11:07

Anche oggi il confronto democratico lo rimandiamo a domani: «Meloni appesa», si legge su un muro di Via Beolco, nel quartiere San Donato-San Vitale della “Dotta”. E a fianco, tanto per essere un minimo bipartisan, un altro messaggio simile è rivolto al sindaco della città, il dem Matteo Lepore, e a due suoi assessori: Daniele Ara (Scuola) e Matilde Madrid (Politiche Sociali). In questo caso le intimidazioni recitano: «Ara, Madrid, Lepore lx primx della lista», con tanto di “x” inclusiva. Un’inclusività di facciata che stona drammaticamente con la ferocia dei messaggi. E ancora: «Free Pillo», in riferimento al Pilastro, il quartiere popolare nel mirino degli antagonisti per la decisione del Comune di realizzarci il Muba, ovvero il Museo per i Bambini il cui cantiere è già stato assaltato da centri sociali ed eco-vandali.

Bologna, minacce anarchiche alla premier: «Meloni appesa» e vandalizzata una sede di FdI

Tutto questo appena ieri. Oggi poi, come se non fosse già abbastanza, piomba sui social la notizia dell’imbrattamento (chiamiamolo così, per usare un facile eufemismo) di una sede di Fratelli d’Italia sempre a Bologna con la ripetitiva minaccia vergata a vernice nera: «Fasci appesi». Altro che vandalismo spicciolo insomma: Bologna si conferma, ancora una volta, l’epicentro di una deriva militante violenta che non può più essere derubricata a semplice “folklore antagonista” o all’iniziativa vandalica di uno sporadico gruppo di estremisti. Sui muri della “città rossa” per antonomasia, l’odio anarchico ha vergato l’ennesima sentenza di morte contro il Presidente del Consiglio: “Meloni appesa”, con tanto di cappio stilizzato.

Messaggi intimidatori anche a sindaco Lepore e assessori

Una firma inequivocabile che richiama i fantasmi del passato e che dimostra come la retorica del dissenso, quando alimentata dal fanatismo ideologico, sfoci inevitabilmente nella barbarie delle minacce. E non è ancora tutto. Perché ciò che indigna e preoccupa maggiormente le istituzioni non è solo lo sfregio ai muri, ma il chiaro richiamo alla mobilitazione violenta. Non a caso, infatti, tra inni a Cospito, e le scritte a favore dei “bombaroli” morti recentemente a Roma mentre confezionavano un ordigno, spunta una promessa inquietante: «Il 18 aprile Roma brucerà». È l’annuncio di un assedio alla capitale. Una chiamata alle armi per il corteo in favore del 41 bis che rischia di trasformarsi in un nuovo campo di battaglia.

Bignami: «Ancora scritte minacciose, solidarietà a Meloni, Lepore e assessori»

Tra i primi a esprimere solidarietà alla premier e a tutti gli altri destinatari dell’inaccettabile affronto anarchico, Galeazzo Bignami (capogruppo di FdI alla Camera), che sulla vicenda ha commentato: «Le scritte minacciose comparse ancora una volta a Bologna rappresentano un fatto grave e inaccettabile, che colpisce non solo le persone direttamente coinvolte, ma l’intero tessuto democratico del Paese. A pochi giorni da analoghi episodi verificatisi sempre nel capoluogo emiliano, questo ennesimo gesto conferma una preoccupante escalation che non deve essere sottovalutata».

Il linguaggio dell’odio in insulti e intimidazioni

Sottolineando a stretto giro: «Il linguaggio dell’odio e dell’intimidazione non può trovare spazio nel confronto civile e politico. La ripetizione di tali atti evidenzia un clima che va contrastato con fermezza e senza ambiguità da parte di tutte le istituzioni e delle forze politiche. Vicinanza e pieno sostegno vanno al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al sindaco di Bologna Matteo Lepore e agli assessori Daniele Ara e Matilde Madrid, destinatari di minacce vigliacche che nulla hanno a che fare con il legittimo dissenso democratico». Mentre sullo sfregio alla sede di FdI il deputato commenta sui social: «Anche oggi i militanti di certa sinistra bolognese salutano la democrazia. Confidiamo che le forze dell’ordine individuino i coraggiosi di turno».

E sullo sfondo, intanto, resta sempre un interrogativo di fondo: dove sono le condanne nette di certa sinistra che, a parole difende la democrazia, ma che, nei fatti, continua a coccolare o a giustificare le frange di anarchici e centri sociali? Finché non si recidono i fili dell’ambiguità, Bologna e il Paese intero resteranno ostaggio di chi, con la bomboletta o con la molotov, sogna di mettere a ferro e fuoco le istituzioni. Lo Stato, però, non si farà intimidire da insulti e minacce che denunciano nel frattempo, a ogni nuova incursione violenta, la gravità di un’escalation che non va sottovalutata. E men che meno taciuta.

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di Ginevra Sorrentino - 31 Marzo 2026