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Medici pro-migranti falsificavano i certificati per svuotare i Cpr. “Sì, dai, facciamo il culo agli sbirri…”

In Emilia Romagna

Medici pro-migranti falsificavano i certificati per svuotare i Cpr. “Sì, dai, facciamo il culo agli sbirri…”

Cronaca - di Leo Malaspina - 14 Marzo 2026 alle 10:55

Non bastavano le toghe rosse a boicottare i trasferimenti dei migranti clandestini nei Cpr: c’è anche una “lobby” di medici con idee di sinistra che impedisce al governo di mettere in pratica i provvedimenti di espulsione di chi entra in Italia senza averne diritto. Lo ha scoperto la Procura di Ravenna, che ha sospeso tre medici colpevoli e ne ha indagati altri otto per  aver redatto certificati medici anti-Cpr per aiutare gli stranieri visitati presso Asl e strutture pubbliche.

Medici pro migranti sospesi dal servizio a Ravenna

Il Gip Federica Lipovscek del Tribunale di Ravenna ha disposto l’interdizione dalla professione medica per 10 mesi per tre degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio. Per gli altri cinque indagati sempre del reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna (più di recente una dottoressa è passata a Forlì), è scattato, anche qui per 10 mesi, il divieto di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai Cpr, centri di permanenza per i rimpatri. Sulla base delle verifiche della polizia – come riportato dai due quotidiani ‘il Resto del Carlino-Qn‘ e ‘Corriere di Romagna‘ -, i Pm Daniele Barberini e Angela Scorza, titolari del fascicolo, avevano chiesto per tutti gli otto indagati (accusati di falso ideologico continuato e di interruzione di publico servizio) l’interdizione per un anno dalla professione. La Procura ha ipotizzato che gli otto, in maniera preordinata e ideologica, abbiano attestato false non idoneità alla detenzione amministrativa nei Cpr per diversi irregolari perlopiù arrestati dopo avere commesso reati. L’indagine era partita nel luglio 2025. Era poi emerso che dei 64 accompagnati in reparto a Ravenna tra settembre 2024 e gennaio 2026, 34 erano stati ritenuti non idonei e 10 si erano rifiutati di sottoporsi a visita. Dei 44 così tornati liberi, 10 avevano poi commesso una ventina di reati, secondo quanto rappresentato dalla Procura al Gip. Nelle chat ua dottoressa si era preoccupata: «È arrivato l’ispettore e ora mi vogliono fare un verbale». Nelle chat parlavano anche altri«Bene! Gli facciamo il c…o a questi maledetti sbirri», scriveva un infettivologo a una collega di Ravenna.

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di Leo Malaspina - 14 Marzo 2026