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La mattina scrivo

La recensione

“La mattina scrivo”, il film che incoraggia al cambiamento possibile

Il film è anche una critica alla società contemporanea che valorizza la produttività e il successo, a discapito della creatività e della libertà

Spettacoli - di Giuseppe Femia - 15 Marzo 2026 alle 13:36

“La mattina scrivo” spiazza e disorienta. È un film drammatico diretto da Valérie Donzelli, basato sul libro autobiografico di Franck Courtès. La storia segue Paul, fotografo di successo che decide di lasciare tutto per dedicarsi alla scrittura – affrontando la precarietà di vivere la vita guardandola dal basso, nel tentativo di ritrovare passione alla ricerca di un valore personale rinnovato. Un percorso intrapsichico che cerca il sacrificio per andare alla ricerca di se stesso. La scrittura che scompone come creatività che irrompe. Si descrive quella dicotomia ordinaria, metropolitana fra povertà e ricchezza. Il protagonista tocca il suo scenario temuto della perdita e man mano risale con coraggio e dedizione.

Un ritratto intenso

Il film è un ritratto intenso e realistico della vita di un artista che lotta per seguire la sua passione, nonostante le difficoltà economiche e sociali. La regia di Donzelli è fotografica e precisa, cattura la disperazione e la solitudine del protagonista. Una camminata francese che coinvolge lo spettatore nonostante la sofferenza che propone – con un carattere psichico autentico – la pellicola disvela la profondità di un animo che vuole distaccarsi dalla routine ordinaria sottomessa al potere economico sulla nostra mente e sui nostri valori e vissuti emotivi.

La strada verso il cambiamento è possibile

Bastien Bouillon, nel ruolo di Paul, offre una performance notevole, trasmettendo la fragilità e la determinazione del personaggio. Il film è anche una critica alla società contemporanea, che valorizza la produttività e il successo a discapito della creatività e della libertà. La regia di Valérie Donzelli crea un’atmosfera intensa e realistica.

Mentre la performance di Bastien Bouillon rappresenta molto bene il tema del fallimento, i momenti depressivi, e quel dannato bisogno di riconoscimento di cui spesso siamo inconsapevolmente vittime. La critica sociale affronta temi come la precarietà e la sopravvivenza. Il film lascia allo spettatore una sensazione dolce-amara: la consapevolezza che il cambiamento è possibile, ma richiede coraggio. Tempo. E soprattutto la volontà di guardarsi davvero dentro.

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di Giuseppe Femia - 15 Marzo 2026