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L’appello di Enzo Bianco per il Sì al referendum

L'intervista

«Io, uomo di sinistra, voterò Sì: la riforma della giustizia è necessaria». Parla Enzo Bianco

Fondatore del Pd e già ministro dell’Interno nei governi D’Alema e Amato, Bianco spiega che la riforma serve a garantire un migliore funzionamento del sistema giudiziario e rivolge un invito ai cittadini: «Andate a votare per il Sì»

Politica - di Fernando Massimo Adonia - 9 Marzo 2026 alle 09:16

Fondatore del Partito democratico e già ministro dell’Interno nei governi D’Alema e Amato II, Enzo Bianco è tra gli animatori più attivi del comitato referendario “La Sinistra che vota Sì”. Una storia autorevole per un posizionamento che scompagina la narrazione di chi vuole il mondo progressista compatto sulla difesa degli attuali assetti della giustizia.

Bianco, lei è un uomo di sinistra, nonché fondatore della Margherita e del Partito democratico, eppure sostiene il Sì alla riforma della giustizia. Perché?

«Proprio perché vengo da una storia politica di sinistra ritengo che oggi sia necessario avere il coraggio di affrontare seriamente il tema del suo funzionamento. La separazione delle carriere dei magistrati è una riforma importante. Non dico che sia perfetta: potrà certamente essere migliorata. Ma rappresenta un primo passo per intervenire su un sistema che ha bisogno di cambiamenti profondi».

Se Schlein è per il No, è vero pure che nel Pd esiste un nocciolo duro che ha posizioni differenti, cosa significa tutto ciò?

«È vero: la maggioranza del Partito democratico è orientata per il No, ma non tutta. Io penso che su un tema come questo si debba votare secondo coscienza. Ci sono tanti esponenti della cultura giuridica e politica di area progressista che sostengono il Sì. Penso, per esempio, al costituzionalista Augusto Barbera, che per molti di noi è stato un maestro».

A dieci anni dalla morte lei ha voluto ricordare l’impegno di Marco Pannella per una giustizia più giusta. Partiamo da lì: qual è l’eredità del leader radicale anche in questo campo?

«Marco Pannella ha sempre avuto il coraggio di sostenere riforme difficili, spesso impopolari, ma necessarie. Anche sul tema della giustizia aveva una visione molto lucida e coraggiosa. Io ho avuto con lui anche un rapporto personale: fu tra i protagonisti della mia prima elezione a sindaco di Catania nel 1988. La sua eredità è proprio questa capacità di guardare avanti e di non avere paura di mettere mano alle riforme quando servono davvero al Paese».

E questa riforma serve al Paese?

«Il vero problema oggi è il funzionamento del sistema giudiziario. Pensiamo alla lunghezza dei processi, alle modalità con cui spesso si sviluppano le vicende giudiziarie. Sono questioni che incidono sulla vita delle persone e sulla credibilità dello Stato. Per questo credo che serva una riforma seria».

Di recente, dopo una vicenda processuale durata anni, lei è stato assolto in primo grado da un’accusa pesante, ce ne vuole parlare?

«Sì, purtroppo ho vissuto sulla mia pelle alcune storture del sistema. Sono stato assolto dopo sette anni in primo grado – ripeto: sette anni in primo grado – per un’accusa di turbativa d’asta che, di fatto, non aveva alcun fondamento. Il tutto per aver chiesto al rettore dell’Università di Catania se un professore di storia del diritto romano potesse insegnare anche alla facoltà di Lettere e Filosofia».

Cosa le resta umanamente di questa vicenda?

«Guardi, dico solo che si tratta di una vicenda paradossale che dimostra quanto il sistema abbia bisogno di maggiore equilibrio e responsabilità».

Quale sarà, secondo lei, il vero fattore decisivo del referendum?

«La partecipazione. La vera domanda è quante persone andranno a votare. Più alta sarà l’affluenza, più aumenteranno le possibilità che vinca il Sì. Per questo il mio invito è a non disertare le urne».

Lei intanto sta girando l’Italia sostenendo le ragioni della riforma.

«Ritengo sia importante che i cittadini partecipino e scelgano liberamente. Per quanto mi riguarda, voterò Sì perché credo che l’Italia abbia bisogno di avviare finalmente una stagione di riforme del sistema giudiziario».

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di Fernando Massimo Adonia - 9 Marzo 2026