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Il fronte del No non porta voti al campo largo: il sondaggio Swg conferma FdI in crescita e Pd e M5S in calo

A urne aperte

Il fronte del No non porta voti al campo largo: il sondaggio Swg conferma FdI in crescita e Pd e M5S in calo

Schlein e Conte già si vedono proiettati a Palazzo Chigi, anche se non hanno ancora deciso chi ci andrà. Ma sondaggi e sondaggisti li invitano a non farsi illusioni: il voto al referendum non si traduce in consenso per loro

Politica - di Sveva Ferri - 24 Marzo 2026 alle 16:23

L’avvertimento alla sinistra arriva dagli addetti ai lavori: i voti del No non sono voti del campo largo. Tutti i maggiori sondaggisti italiani concordano su questa analisi, sottolineando da un lato che mettere una crocetta sul No è assai più semplice che scegliere un partito o un programma politico e dall’altro che se quel No abbraccia qualunque insoddisfazione è fisiologico che i numeri lievitino.

Il fronte Frankenstein che Conte e Schlein si illudono di guidare

La convinzione di Elly Schlein e Giuseppe Conte di avere la strada ormai spianata da qui alle politiche appare quindi un tantino esagerata, anche perché il popolo del No è assai articolato: la maggioranza referendaria si presenta come una maggioranza Frankenstein, che va dalle Acli all’Anpi, passando per centri sociali, Cgil e sindacati di base e che, allo stato attuale, in molti casi non si riconosce affatto nei partiti. In questo senso il più lucido di tutti è apparso Nicola Fratoianni, per il quale è bene che «tutti sappiano che quei 15 milioni di voti non sono automaticamente voti nostri».

I sondaggisti avvertono il campo largo: «Non si faccia illusioni»

«Il No ha avuto un percorso più facile, perché più aggregante e semplicemente di opposizione a una proposta complessa», ha spiegato Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, per la quale «in molti hanno trovato lo spazio e il desiderio di manifestare il proprio dissenso con un semplice No, senza dover trovare una condivisione in un partito, come sarebbe stato necessario in una elezione politica». Quindi, no, il voto non è ascrivibile al centrosinistra e«la partita verso il 2027 resta in equilibrio».

Anche per Antonio Noto del Consorzio Opinio Italia è bene che «il centrosinistra non pensi che siano voti acquisiti, garanzia di una vittoria per le politiche. Sono quote che non si riconoscono nei partiti». Dello stesso parere Lorenzo Pregliasco di Youtrend, che è ancora più diretto: «Non si illudano, nel centrosinistra, che questi 14 milioni di voti siano loro, rischiano un brutto risveglio. Se gli offri l’opportunità di dire “le cose non mi vanno bene”, la colgono, ma barrare No è più facile che votare un partito».

Anche nell’analisi del voto dell’Istituto Cattaneo si legge che «è dubbio che si possa interpretare il risultato come un predittore del voto in occasione di future elezioni politiche» e che, se proprio lo si volesse fare, i risultati «dovrebbero essere almeno corretti tenendo conto del diverso grado di partecipazione al voto dei vari elettorati».

Il sondaggio Swg del lunedì: il voto politico non cambia

Si tratta di analisi che trovano un riscontro nei sondaggi: mentre il No usciva vincitore dalle urne, il consueto sondaggio Swg per La7 del lunedì sera, condotto anche mentre le urne erano aperte (il campione è stato testato dal 18 al 23 marzo), raccontava che il voto per le politiche non cambia di una virgola. Tanto da far apparire il voto al referendum non pervenuto. FdI resta primo partito con il 29,5% dei voti e in crescita dello 0,1%; il Pd si ferma al 21,5% in calo dello 0,2%; il M5s al 12,2% in calo dello 0,1%. Forza Italia è al 7,8% cedendo lo 0,2% e la Lega al 6,8% guadagnando lo 0,2%. Verdi e sinistra restano stabili al 6,6%; Azione perde lo 0,1% e va al 3,4%, Italia Viva guadagna lo 0,2 e va al 2,5%; +Europa perde lo 0,1 e va all’1,4%; Noi Moderati guadagna lo 0,1% e va all’1,2%.

Si fa presto a dire «avviso di sfratto»

Giuseppe Conte, però, ha parlato dell’esito del voto come di un «avviso di sfratto» per il governo ed Elly Schlein si è convinta che «dalle urne arriva un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla». «Questo voto ci consegna una grande responsabilità», ha aggiunto, rilevando che i giovani «hanno fatto la differenza». Ecco, i giovani che hanno votato in massa sono forse il volto più rappresentativo di questo articolato fronte del No come sfogatoio. La fotografia plastica ne è stata la piazza dei festeggiamenti dove si sono ritrovate tutte le istanze che hanno animato le piazze precedenti e che, se da un lato sono state coccolate dalla sinistra, dall’altro non le hanno mai restituito un vantaggio in termini elettorali. Perché alla fine vale quello che hanno detto i sondaggisti: un conto è esprimere un indistinto No, un conto è scegliere un partito, una coalizione e, ancor di più, un cartello elettorale.

 

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di Sveva Ferri - 24 Marzo 2026