I dati sono in calo
I femminicidi e gli errori dei media: scambiare per ossessione quello che non è, mentre l’Italia cambia in meglio
In vista della giornata delle donne è giusto riflettere su un fenomeno che colpisce tutti e che spesso è accompagnato da narrazioni sbagliate
I femminicidi sono in calo. Meno venti per cento al 31 dicembre scorso, in totale diciotto omicidi in meno rispetto all’anno precedente. E questo è un dato positivo che deve continuare, seppure tutti vorremo che si arrivasse allo zero. Ma c’è un errore evidente nella narrazione mediatica legata a questi eventi, soprattutto quando si parla di giovani assassini.
Le dinamiche e il vuoto
Molti criminologi, soprattutto criminologhe, parlano di uomini “ossessionati” dalle loro vittime. In realtà l’ossessione non c’entra niente. Gli ossessivi sono nevrotici non inclini alla violenza. Il loro agire, secondo la teoria di Francesco Mancini validata in tutto il mondo, è dettato dal “timore di colpa”. Agiscono rituali rigidi e stereotipati e compulsioni motorie invariabili. Non basta avere un pensiero fisso tutto il giorno per essere ossessivi. Nel femminicidio ciò che emerge è il vuoto, il tratto narcisistico di non accettazione del rifiuto, il senso di predominanza. Il rifiuto vissuto come umiliazione e non elaborato come un lutto sano e fisiologico.
Il patriarcato che non c’è
Un altro stereotipo è che i femminicidi siano dettati dal patriarcato, che in realtà è una dimensione storica arcaica e antropologica e non presente. Il patriarcato descritto da Pirandello e Verga nella società rurale, “proteggeva” la donna come madre e anche ovviamente come elemento subordinato al potere maschile. Si uccideva per “onore”, come dimostrano le statistiche, e per rivendicare una supremazia di genere che oggi non c’è culturalmente nelle dinamiche relazionali.
Se conforta il calo
Il trend di quest’anno non indica un’ulteriore diminuzione ma sarebbe molto importante se per il terzo anno consecutivo apparisse il segno meno. In Nord Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia) si registra quello che i sociologi definiscono il “Paradosso Nordico”: nonostante questi paesi siano ai vertici mondiali per parità di genere (lavoro, stipendi, diritti), presentano tassi di violenza sulle donne e femminicidi superiori alla media europea e significativamente più alti rispetto all’Italia.
La Finlandia ha il doppio della media di femminicidi rispetto a noi(8,9). Svezia e Danimarca hanno una media più alta della nostra. Eppure, nessuno può dire che siano Paesi e culture nelle quali il patriarcato abbia mai albergato.
Il nostro tasso è tra i più bassi d’Europa
Il 4,2 italiano è tra i più bassi d’Europa, nonostante la percezione generale. Il che non significa affatto non ricordare che 97 femminicidi sono tanti. Ragionevolmente, con strumenti giuridici nuovi a disposizione delle donne, con una cultura di dialogo e di educazione, questo tasso non potrà che scendere ancora.
Ricordare quanto è sano il lutto
Una delle strade da seguire è riportare l’importanza del lutto nella nostra vita. Il lutto riguarda non solo la perdita fisica di un congiunto, di un amico, anche di un animale domestico ma la perdita del lavoro , la perdita di una relazione. La reazione dolorosa è quella più sana. Quella che porta ad elaborare, a vivere nella sensibilità soggettiva e poi ad accettare. La strada migliore per rispettare se stessi e gli altri.