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I 90 anni di Ursula Andress, la Bond-girl uscita dalla acque che incantò con il memorabile bikini bianco

Mito senza età

I 90 anni di Ursula Andress, la Bond-girl uscita dalla acque che incantò con il memorabile bikini bianco

Cronaca - di Redazione - 17 Marzo 2026 alle 13:22

Un mito dell’immaginario cinematografico italiano che ha attraversato le generazioni. L’apparizione di Ursula Andress in un succinto bikini bianco in “Agente 007 – Licenza di uccidere” (1962) su una spiaggia del Mar dei Caraibi, davanti a lei un incantato Sean Connery (James Bond). Un’immagine- simbolo che all’epoca “bucò” lo schermo e che la impose immediatamente nel panorama cinematografico internazionale degli anni Sessanta per la sua statuaria bellezza ancor prima che come attrice. E intorno a tale folgorante immagine di moderna Venere botticelliana – come le definisce Paolo Martini sull’Adnkronos- che emerge dalle acque si è sviluppata tutta la carriera dell’attrice svizzera Ursula Andress. Anche per un mito gli anni passano: compirà 90 anni giovedì prossimo. E’ nata, infatti, il 19 marzo 1936 nel comune di Ostermundingen, nel Canton Berna.

Dopo gli inizi da fotomodella Andress ottenne piccole parti in Italia, girando a Cinecittà “Un americano a Roma” (1954); e successivamente in “Le avventure di Giacomo Casanova” (1955), entrambi diretti da Steno. Dopo questi ruoli di secondo piano queste, arrivò lo straordinario successo con il primo episodio della saga dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà, James Bond, ispirato al romanzo di Ian Fleming “Dr. No”: il suo ruolo di Bond Girl (Honey Ryder) la rese un sex symbol internazionale e lanciò la sua carriera ad Hollywood. Per il film diretto da Terence Young vinse un Golden Globe e le cronache rosa la definirono “la donna più bella del mondo” e “la nuova dea del sesso di Hollywood”.

Ursula Andress compie 90 anni

Altri film film: “L’idolo di Acapulco” (1963) di Richard Thorpe, in cui recitò al fianco di Elvis Presley; “I 4 del Texas” (1963) di Robert Aldrich, con Frank Sinatra, Dean Martin, Anita Ekberg e Charles Bronson; “Sfida sotto il sole” (1965) di John Derek e Marc Lawrence; “La dea della città perduta” (1965) di Robert Day; “L’uomo di Hong Kong” (1965) di Philippe de Broca, interpretato da Jean-Paul Belmondo e Jean Rochefort. Il regista Clive Donner offrì a Ursula Andress una parte in” Ciao Pussycat” (1965) in cui costituisce l’oggetto del desiderio del protagonista (Peter O’Toole) e, dovendo rappresentare l’emblema stesso della donna impossibile da conquistare, appare in scena come materializzazione effettiva di un sogno erotico. La sua esperienza hollywoodiana continuò a essere intervallata da parentesi nel cinema italiano: come “La decima vittima” (1965) di Elio Petri, con Marcello Mastroianni ed Elsa Martinelli: opera singolare in cui, per la prima volta, le venne offerto un ruolo diverso dal consueto: Andress, infatti, vi interpreta una donna dall’aspetto aggressivo coinvolta in una sorta di caccia all’uomo in un’ipotetica società del futuro.

I film, la carriera

A partire da “Sole rosso” (1971) di Terence Young, ha avuto inizio una seconda fase della carriera della Andress, svoltasi quasi esclusivamente in Italia.  In particolare con i film “L’infermiera” (1975) di Nello Rossati, di cui è la protagonista; “Spogliamoci così senza pudor” (1976) e “Letti selvaggi” (1979) di Luigi Zampa (1979): un sottogenere erotico che ebbe una considerevole fortuna commerciale nel cinema italiano degli anni Settanta. Dopo altri film di modesto valore girati anche in Francia e in Germania, si è successivamente dedicata alla televisione.

Terza di sei figli, da padre tedesco, Rolf Andress, e madre svizzera, Anna Kropf, a 16 anni decise di lasciare gli studi per recarsi a Parigi a seguire corsi di pittura, scultura e danza. Poi, seguendo l’attore francese Daniel Gélin di cui si era innamorata, giunse a Roma, dove era ricercata dall’Interpol. A Roma, per mantenersi, lavorò come baby sitter e modella; frequentando l’ambiente della dolce vita fu notata da un produttore cinematografico a un party: il primo film che vide la sua presenza, non accreditata, è del 1954 nel divertente “Un americano a Roma” con Alberto Sordi. Sempre il regista Steno le affidò il fulmineo ruolo di una viaggiatrice in carrozza in “Le avventure di Giacomo Casanova” (1955), lo stesso anno in cui comparve anche in “La catena dell’odio” (1955) di Piero Costa. Le cronache di quel periodo raccontano che Ursula divenne amica di Brigitte Bardot, con cui divideva una stanza a piazza di Spagna, prendendo insieme la decisione di tingersi i capelli di biondo.

Gli inizi e la consacrazione

A fine del 1955 un produttore americano la convinse a recarsi a Hollywood, dove venne messa sotto contratto settennale dalla Paramount, ma a causa della sua difficoltà ad imparare l’inglese fece fatica a lavorare; lo studio le fece seguire corsi di lingua, dizione ed etichetta, ma dopo un anno sciolse il contratto senza girare alcun film e passò alla Columbia Pictures. Nel frattempo frequentò l’ambiente di Hollywood, si fece notare per la breve relazione che ebbe con James Dean quattro mesi prima della sua morte e nel 1957 si sposò con l’attore e regista staatunitense John Derek, che si occupò di gestire la sua carriera ancora da lanciare. Dopo diversi anni di inattività, durante i quali girò solo un episodio della serie televisiva “Thriller”, accanto a Boris Karloff, nel 1962 Ursula Andress venne scelta, solo due settimane prima delle riprese, al posto di Julie Christie per interpretare il ruolo di Honey Ryder nel film “Agente 007 – Licenza di uccidere” (1962) per un compenso di 10.000 dollari.

Negli anni seguenti la sua carriera prese il volo e l’attrice divenne una delle star più pagate di Hollywood, affiancando celebri star: George Peppard e James Mason in “La caduta delle aquile” (1966) di John Guillermin; Orson Welles in “La stella del Sud” (1969) di Sidney Hayers; Charles Bronson, Toshiro Mifune e Alain Delon nel western “Sole rosso” (1971) di Terence Young.

All’inizio degli anni settanta Ursula Andress lasciò Hollywood e il cinema americano per stabilirsi a Roma, iniziando una relazione con l’attore Fabio Testi conosciuto sul set del film “Colpo in canna” (1973) di Fernando Di Leo. Negli anni seguenti l’attrice lavorò prevalentemente per il cinema italiano, soprattutto di genere, che ne confermò la popolarità senza però farle riscuotere grande consenso critico; in diverse pellicole comparve nuda o seminuda, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Ursula Undress” (Ursula Svestita); nello stesso periodo apparve per sette volte in servizi di nudo per la rivista “Playboy”. Alla fine del decennio l’attrice tornò a vivere a Hollywood (nel 2017 ha venduto la sua villa di Beverly Hills).

Vita riservata

Nel 1980 Andress interpretò la dea Afrodite nel kolossal mitologico “Scontro di titani” di Desmond Davis; sul set conobbe il 28enne attore statunitense Harry Hamlin, da cui l’anno seguente ebbe l’unico figlio Dimitri. Partecipò in seguito al film “Messico in fiamme” (1982) di Sergej Bondarčuk, al fianco di Franco Nero, che resta il suo ultimo film di rilevanza internazionale; nello stesso anno, all’età di 45 anni, apparve per l’ultima volta in un servizio fotografico di nudo, per la rivista italiana “Playmen”. Negli anni seguenti si dedicò prevalentemente alla televisione, apparendo come guest star nei telefilm “Manimal”, “Love Boat” e in tre episodi del serial “Falcon Crest”, e partecipando alla miniserie televisiva “Pietro il grande” (1986).

Con il passare del tempo, Ursula Andress si allontana progressivamente dai set per condurre una vita più riservata. Stabilitasi tra la Svizzera e l’Italia, rimane tuttavia una figura indimenticabile dell’immaginario cinematografico popolare, anche a più di sessant’anni da “Agente 007 – Licenza di uccidere”.

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di Redazione - 17 Marzo 2026