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Stretto di Hormuz “bollente”. Meloni: “Lavoriamo per la de-escalation”. Mattarella: “No alla guerra”

Tensione alle stelle

Stretto di Hormuz “bollente”. Meloni: “Lavoriamo per la de-escalation”. Mattarella: “No alla guerra”

Esteri - di Alessandra Danieli - 13 Marzo 2026 - AGGIORNATO ALLE 19:42

Al quattordicesimo giorno di guerra gli occhi dell’Occidente sono puntati sullo Stretto di Hormuz, principale crocevia del trasporto di greggio del pianeta, chiuso quasi  totalmente al passaggio delle navi dall’Iran. Il blocco deciso dai pasdaran è forse l’arma più micidiale di Teheran per tenere sotto scacco i nemici. Bloccare l’economia mondiale e fare pressione sugli Usa. Sarebbero soltanto 77 le imbarcazioni riuscite a transitare dal giorno dell’attacco di Usa e Israele – secondo quanto riferisce un analista della società marittima Lloyd’s List Intelligence – contro le 1229 che hanno attraversato lo stretto nello stesso periodo nel 2025.

Trump: tirate fuori le palle e attraversate lo stretto

Donald Trump ha la sua soluzione incendiaria, come nel suo stile, mentre il blocco fa crescere la preoccupazione della la Ue. “Le navi mercantili in attesa vicino allo stretto di Hormuz dovrebbero tirare fuori le palle e attraversarlo”, ha detto il presidente Usa in un’intervista con Fox news domenica diffusa in queste ore. Intanto l’Italia – con una nota di Palazzo Chigi – smentisce la fake riportata dal Financial Times secondo cui il nostro Paese, insieme alla Francia, si starebbe accordando sottobanco con Teheran per consentire il passaggio delle navi italiane. Secondo tre funzionari citati dal quotidiano Roma e Parigi avrebbero avviato colloqui con Teheran per negoziare un accordo che garantisca il libero passaggio delle loro navi, con l’obiettivo di riprendere le forniture energetiche dal Golfo. Tutto falso. Vera, invece, l’assoluta sintonia tra governo e Quirinale, dopo la riunione, presieduta da Mattarella, del Consiglio Supremo di Difesa, che ha ribadito la linea del “non impegno”militare dell’Italia nel conflitto del Golfo.

Meloni: il governa  lavora per un allentamento della tensione nel Golfo

Anche la premier Giorgia Meloni, reduce dal consiglio supremo della Difesa, ha ribadito che l’Italia non è e non sarà in guerra e ha sottolineato che il governo è impegnato per una de-escalation del Golfo. “Continueremo a lavorare con determinazione affinché la pace e la stabilità nella Regione siano ristabilite”. L’Italia – ha sottolineato – è al fianco dei partner internazionali, inclusi i Paesi del Golfo maggiormente colpiti, resta fermamente impegnata nel promuovere un allentamento della tensione.

Palazzo Chigi smentisce il Ft: nessun accordo sottobanco con Teheran

La presidenza del Consiglio dei ministri ha poi smentito l’apertura di negoziati bilaterali o trattative dirette con l’Iran. Palazzo Chigi e Farnesina confermano che nei loro contatti diplomatici i leader italiani vogliono favorire le condizioni per una de-escalation militare generale, ma non esiste nessun “negoziato sottobanco” che punti a preservare soltanto alcuni mercantili rispetto ad altri.

La Ue lavora per un’iniziativa dell’Onu per un “passaggio organizzato”

Bruxelles lavorerebbe alla richiesta di un intervento delle Nazioni Unite per riaprire alla navigazione lo Stretto. “Iniziativa di gran lunga preferibile a negoziati bilaterali con i pasdaran, che bloccano il transito delle navi”.  Al momento, riferisce un alto funzionario Ue, si stanno provando “diverse strade”. Ma “personalmente credo – ha detto – che la strada migliore da percorrere sarebbe se ci fosse una forte leadership delle Nazioni Unite”. Per vedere se si può organizzare un “passaggio organizzato e legittimo” che si applicherebbe a “tutte le navi”. Una soluzione proposta dall’Onu, continua, sarebbe meglio di “negoziati bilaterali con la Guardia Rivoluzionaria”, una prospettiva “non particolarmente allettante”, in una situazione in cui il mondo intero sta subendo gli effetti del conflitto. Quindi “stiamo cercando di adottare un approccio più collaborativo, guardando all’Onu e ad uno sforzo coordinato dall’Ue”, insieme agli altri Paesi della regione.

Solo 77 le navi passate dall’inizio della guerra. Nel 2025 sono state 1.229

Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente sono state 77 le navi che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Principalmente si tratta di navi che appartengono alla cosiddetta “flotta fantasma”. Lo sostiene la società di dati marittimi Lloyd’s List Intelligence. “Abbiamo registrato 77 transiti dall’inizio del mese attraverso lo stretto, che i Guardiani della Rivoluzione iraniani vogliono mantenere chiuso”, ha sottolineato Bridget Diakun, analista di Lloyd’s List Intelligence. “Tra il 1° e l’11 marzo 2025, erano stati registrati 1.229 passaggi nello stretto. Non sorprende che alcune navi stiano cercando di lasciare il Golfo, ma abbiamo comunque monitorato 22 navi dirette verso l’interno della regione”, ha precisato Diakun. Situato tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, questo braccio di mare è particolarmente strategico per l’esportazione di idrocarburi dei Paesi del Golfo. Un quinto della produzione mondiale di petrolio e un quinto del gas naturale liquefatto transitano da qui.

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di Alessandra Danieli - 13 Marzo 2026