Attacco all’economia
Guerra nel Golfo, drone iraniano colpisce il centro della finanza a Dubai (Video)
Esplosioni e fumo nel Dubai International Financial Centre dopo l’intercettazione di un velivolo senza pilota. Nessuna vittima, ma cresce la tensione militare per le costanti minacce alle infrastrutture dei Paesi vicini
Una densa colonna di fumo nero si è levata venerdì mattina sopra il distretto finanziario di Dubai dopo che i detriti di un drone iraniano intercettato hanno colpito un edificio nel Dubai International Financial Centre. L’incidente rappresenta uno degli episodi più recenti dell’escalation militare nel Golfo, mentre il conflitto tra Iran da un lato e Stati Uniti e Israele dall’altro continua ad allargarsi.
Attacco al cuore finanziario di Dubai
Secondo le autorità emiratine, l’impatto ha provocato un incendio e danni limitati alla facciata della struttura, senza causare vittime. Testimoni presenti nell’area hanno riferito di aver udito diverse esplosioni mentre una vasta nube si alzava tra i grattacieli del quartiere. Le autorità confermano l’accaduto, sottolineando che fortunatamente non sono presenti feriti al momento.
Obiettivi economici nel Golfo
Negli ultimi giorni l’Iran ha intensificato gli attacchi con droni e missili contro obiettivi negli Emirati Arabi Uniti, inserendo tra i bersagli infrastrutture civili e simboli della finanza occidentale. Tra gli obiettivi citati dalle autorità locali figurano l’aeroporto internazionale di Dubai, i porti commerciali e luoghi iconici come Palm Jumeirah e il Burj Al Arab. Il distretto finanziario della città è stato colpito più volte negli ultimi giorni: giovedì un altro drone è caduto nella stessa area provocando un incendio.
A detta di Abu Dhabi, dall’inizio della guerra il 28 febbraio sarebbero 1500 in totale i droni abbattuti e quasi 300 i missili diretti verso il territorio emiratino.
Le banche in ritirata
La minaccia diretta alle istituzioni economiche ha spinto diverse banche internazionali presenti nella zona — tra cui Citi e Standard Chartered — a ordinare l’evacuazione degli uffici e a sospendere temporaneamente l’attività in presenza.
Tuttavia, l’offensiva iraniana si inserisce in una strategia più ampia che mira a colpire l’intera economia del Golfo e a mettere sotto pressione le rotte energetiche globali. Teheran ha intensificato le azioni di disturbo nello Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il traffico petrolifero mondiale.
Battaglia navale
Gli attacchi contro le navi e la crescente riluttanza delle compagnie di navigazione a transitare nello stretto hanno spinto il prezzo del greggio fino a circa 119 dollari al barile, il livello più alto dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. “Preparatevi per i 200 dollari al barile, perché il prezzo del petrolio dipende dalla stabilità della regione e voi siete la fonte di instabilità”, ha dichiarato agli americani Ebrahim Zolfaghari, portavoce dei pasdaran.
E la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Sabato scorso l’Iran ha iniziato a piazzare mine navali nello stretto. Secondo l’intelligence statunitense ne sarebbero già state posate diverse decine, ma Teheran mantiene ancora operativo l’80% delle proprie unità posamine e potrebbe disseminarne centinaia in tempi molto rapidi.