Aumenta la tensione
Gli Houthi scendono in campo per l’Iran, ma Vance assicura: “Abbiamo conseguito quasi tutti gli obiettivi”
Aumenta la tensione in Iran anche dopo l’ingresso degli Houthi nel conflitto, che hanno confermato di aver lanciato ordigni contro le basi militari israeliane e rivendicato il «sostegno all’Iran e ai fronti della resistenza in Libano, Iraq e Palestina». Nel frattempo. l’Ido ha chiesto agli abitanti del Libano meridionale di spostarsi verso il fiume Zahrani, evidentemente per non finire coinvolti in uno dei bombardamenti contro Hezbollah. Donald Trump, invece, ha spiegato gli Usa stanno negoziando con Teheran e «sarebbe fantastico se potessimo fare qualcosa, ma devono riaprire lo Stretto di Hormuz. Il premier pakistano Shehbaz Sharif è intervenuto su X, definendo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian come un «fratello» e condannando gli attacchi di Israele, ricordando il proprio impegno per la pace. Non sono esattamente uscite diplomatiche e imparziali per chi afferma di insistere «sull’impegno sincero» per il dialogo e la pace.
Per quanto riguarda le offensive nella regione, il ministero degli Esteri ucraino ha smentito la dichiarazione dei Pasdaran, che sostenevano di aver distrutto un magazzino per la difesa aerea di Kiev a Dubai. «Si tratta di una menzogna. Smentiamo ufficialmente questa informazione», ha spiegato alla stampa Heorhii Tykhyi, portavoce del ministero, sottolineando che «il regime iraniano conduce frequentemente campagne di disinformazione di questo tipo». Diverse persone, invece, sono rimaste leggermente ferite in seguito all’impatto di un missile balistico iraniano con la città di Eshtaol, nella zona di Gerusalemme, secondo quanto riferito dai soccorritori. Nello scenario attuale, la preoccupazione di Mosca si concentra sulla centrale nucleare di Bushehr che continua a deteriorarsi dopo gli attacchi.
Gli Houthi entrano in guerra a fianco dell’Iran, continua il buio digitale deciso da Teheran
A denunciare il buio digitale in Iran è stato Netblocks, evidenziando come «esattamente un mese fa, il 28 febbraio, un sabato mattina, l’Iran sia precipitato nel buio digitale con le autorità che hanno interrotto l’accesso a Internet globale». «Dopo quattro settimane – prosegue la nota – resta il blackout, una violazione del diritto degli iraniani a comunicare e rimanere informati». Secondo il fondatore del tabloid yemenita Basha report, l’attacco degli Houthi potrebbe essere un caso isolato, visto che le forze islamiste vorrebbero evitare una dura reazione degli Usa. Ma poco dopo ne hanno sferrato un altro, che è stato intercettato dalla difesa aerea israeliana.
Per il momento, come ha scritto il New York times citando i funzionari americani circa 2.500 marines sono arrivati in Medio Oriente. I soldati fanno parte del gruppo anfibio USS Tripoli e dovrebbero agire nell’iniziativa voluta dal presidente americano per riaprire lo Stretto di Hormuz. Inoltre, gli esperti militari ritengono che, con l’arrivo dei marines, il Pentagono potrà lanciare rapidamente gli attacchi sulle isole. Nonostante ciò, gli analisti notano che sarebbe necessario molto tempo per bonificare questi territori. Comunque sia, il Jd Vance ha rassicurato che «gli Stati Uniti non hanno intenzione di restare a lungo in Iran dove hanno raggiunto la maggior parte degli obiettivi che si erano prefissati e dove le operazioni stanno avanzando rapidamente».
Come reagisce l’Italia al conflitto in Medio Oriente
Il ministro dell’Economia italiano, Giancarlo Giorgetti, ha spiegato che in questo momento per via del conflitto in Medio Oriente c’è «un quadro molto complesso in cui l’approccio deve essere prudente e responsabile: sicuramente non si deve pensare di fare le cose in fretta e furia». Poi ha aggiunto: «Credo che in Europa si debba fare seriamente una riflessione su quali strumenti a disposizione mettere in campo per evitare che il contagio inflazionistico, magari aiutato anche dalla speculazione, faccia danni anche superiori». Sul fronte energetico, l’Italia ha compiuto “scelte importanti che ci hanno permesso una maggior resilienza e abbiamo diversificato le fonti di approvvigionamento, ma alcune di queste sono oggetto del conflitto e quindi in questo momento non abbiamo un problema di carenza di forniture».
Allo stesso tempo. sul conflitto mediorientale è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Speriamo che le parole pronunciate dal segretario di Stato Rubio ieri al vertice del G7, con cui affermava che la guerra durerà soltanto qualche settimana ancora, siano attestazioni capaci di trasformarsi in realtà, perché tutto questo provoca anche danni alla nostra economia. Noi vorremmo che il Mediterraneo potesse diventare un mare di pace».