No a sermoni e nostalgie dem
Flop radical chic in tv: gli intellò di sinistra non sfondano, anzi affondano: De Martino asfalta Saviano su La7 e Veltroni alla Nove
“Big Ben Auditel ha detto stop” (direbbe oggi Enzo Tortora)… Eppure, a giudicare da contrattualizzazioni e palinsesti delle reti alternative alla Rai, sembra esserci una realtà che i salotti romani e i circoli del pensiero “politicamente corretto” faticano a digerire e metabolizzare quando si tratta di scegliere e proporre: il pubblico “sovrano” non ne può più di prediche, ditini alzati, sermoni buonisti e malinconie amarcord volte a delegittimare lo status quo governativo. Così, mentre Stefano De Martino con il suo Stasera Tutto è Possibile su Rai2 sbanca il botteghino televisivo, i “mostri sacri” del progressismo nostrano restano a guardare dal fondo della classifica (e con cifre da prefisso telefonico)…
Ascolti tv, De Martino travolge Saviano e Veltroni
E i numeri della serata di mercoledì, tanto per dirne una, parlano chiaro: il verdetto è impietoso. Rai2 domina la prima serata con una media di 2.002.000 spettatori e uno share del 15,8%. Stefano De Martino si conferma un fuoriclasse capace di intercettare la voglia di leggerezza e spensieratezza degli italiani a fronte di guerre (sul campo) e battaglie politiche interne, battendo persino le ammiraglie (Rai1 al 10,1% e Canale 5 al 13,8%). Insomma, quella sancita dall’Auditel è la vittoria di una tv fresca, dinamica, che non vuole rieducare nessuno. Ma semplicemente intrattenere con professionalità e in nome di una leggerezza che scacci i fantasmi.
De Martino superstar degli ascolti tv, per Saviano e Veltroni cifre da prefisso telefonico
Non a caso il vero tracollo si registra proprio laddove l’impegno politico si ammanta del pannicello caldo dell’approfondimento. E allora, su La7, Roberto Saviano con La Giusta Distanza si ferma a un magro 3,7% di share (pari praticamente a 642.000 spettatori). Un risultato magro che, letto in controluce, suggerirebbe che nonostante la consueta aura da oracolo, il pubblico ha preferito voltare pagina. Probabilmente stanco di una narrazione sempre uguale a se stessa, e di quel tono da perenne tribunale morale che discetta e bacchetta in punta di ideologismo.
E non è ancora tutto. Perché, sempre stando agli ascolti del mercoledì televisivo, ancora peggio va su La Nove, dove l’ex segretario Pd Walter Veltroni, con il suo Le emozioni che abbiamo vissuto (titolo che sembra già una parodia del veltronismo) sprofonda all’1,1% di share, raccogliendo appena 183.000 spettatori. Un dato che rasenta l’irrilevanza statistica ma che, soprattutto, che certifica quella insofferenza verso quella retorica epocal-sentimentale di cui dicevamo poco sopra, che oggi sembra non parlare più a nessuno, o quanto meno attecchire su pochissimi telespettatori. Magari a una ristrettissima cerchia di nostalgici del Lingotto che i responsi elettorali sembrano dare in “via d’estinzione”…
Persino calcio e cronaca affondano il buonismo dem sul piccolo schermo
Del resto, se persino i riscontri guadagnati dalla Champions League su Tv8 (4,3%) e i casi di cronaca di Chi l’ha visto? (8,4%) doppiano agevolmente gli “intellò” della sinistra, sembra proprio che il dado sia tratto e che il condizionale delle nostre riflessioni si avvii a declinarsi all’indicativo presente. Insomma: il messaggio che arriva dalle case degli italiani è netto e veemente: il pubblico casalingo, la sera sul divano, chiede chiarezza e onestà, svago e informazione senza filtri ideologici.
E se la premier fa la differenza…
Tanto che, mentre la premier da Vespa o da Porro o da Del Debbio cattura l’attenzione a suon di ascolti per limpidezza e nettezza della comunicazione, a detta dei resoconti demoscopici intestati alla certificazione dell’attenzione tv, la stagione dei “maitre à penser” col cachemire sembra irreversibilmente al tramonto (con alcune eccezioni che fanno statistica, sia chiaro).
Per gli intellò dem è tutto da ripensare…
Ma forse, la beffa dell’Auditel è solo l’ultimo chiodo martellato su un baule mediatico sigillato a dovere da chi ha smarrito il contatto con il pubblico (e il paese reale) e che manda in soffitta un modo di fare televisione e di intercettare – ancora una volta, da sinistra – gusti e bisogni dei telespettatori/elettori. Ai prossimi giorni, e ai prossimi dati, comunque, l’ardua sentenza…