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Fini e l’amico-nemico Bossi: “Uniti contro l’invasione dei migranti, la nostra legge fece scuola anche a sinistra”

L'addio al senatùr

Fini e l’amico-nemico Bossi: “Uniti contro l’invasione dei migranti, la nostra legge fece scuola anche a sinistra”

Politica - di Marta Lima - 21 Marzo 2026 alle 16:18

Solo posti in piedi, solo famiglia, amici e ospiti potranno assistere in chiesa ai funerali di Umberto Bossi, in programma domani alle 12 al monastero San Giacomo di Pontida su piazza del Giuramento: l’emiciclo sarà parzialmente chiuso in considerazione anche della presenza di molte figure istituzionali, fra cui la premier Giorgia Meloni, il segretario di Fi e vicepremier Antonio Tajani, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il segretario della Lega Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a cui la famiglia del senatur ha affidato l’organizzazione dei funerali, il ministro Roberto Calderoli e ovviamente tutti i governatori e vertici della Lega, dal lombardo Attilio Fontana, a Luca Zaia. Chi vorrà partecipare alla cerimonia si potrà sistemare nel vialetto di circa cento metri di fronte alla Chiesa. Proprio per permettere a chi vuole di assistere al funerale, sarà sistemato un maxischermo e verrà allestita anche una diretta streaming. All’esterno sarà riservata un’area per i giornalisti che non potranno entrare nell’abbazia.

Fini e il ricordo di Umberto Bossi

E’ un ricordo sentito, non banale, quello che Gianfranco Fini riserva all’amico-nemico Umberto Bossi, con il quale era entrato spesso in conflitto ma che aveva firmato con lui la prima legge per la regolamentazione e la permanenza dei migranti in Italia, passata poi alla storia con la Bossi-Fini. Di lui, l’ex leader di An e presidente della Camera oggi dice: “Era un rivoluzionario. Fosse stato un borghese avrebbe assunto posizioni molto diverse quando si trovò a riscuotere un grande consenso popolare. Lui invece restò sé stesso”.

In una intervista al Giornale, Fini lo descrive così. “Politicamente era scorrettissimo. Iconoclasta. Il suo linguaggio a volte osceno faceva parte del suo messaggio”, prosegue definendo poi “alterni” i sui rapporti col Senatur: “Ci sono diversi momenti. Dalla nascita della Lega fino al 1993 il rapporto con Bossi era di totale contrapposizione. Per me lui era un avversario ma in certi momenti anche un nemico. Credo che fosse un sentimento reciproco. Erano gli anni nei quali Bossi tuonava: ‘Mai con i fascisti!’. Diceva ‘Roma Ladrona’ e riversava offese nei confronti dei meridionali e dell’identità nazionale. Incomunicabilità totale tra noi”. “Io ero il segretario del Msi”, ricorda Fini spiegando che il cambiamento avvenne nel 1993 con da un lato “il dilagare della Lega in tutto il Nord” e dall’altro “i primi sindaci con tessera del Msi nel Sud. Iniziarono a parlare sommessamente tra loro due personaggi che poi hanno reso possibile quello che è successo dopo, Roberto Maroni e Pinuccio Tatarella, che avevano capito che questi due fenomeni di crescita impetuosa della Lega e dell’Msi meritavano qualche riflessione”. “Non avevo rapporti personali con Bossi e ne eravamo tutti e due felici” aggiunge Fini, ma l’arrivo di Berlusconi “accelerò tutto. Ebbe la capacità di inventare una alleanza a geometria variabile. Con la Lega al Nord, e con il Msi al Sud. Funzionò. E nacque il governo Berlusconi: i vice furono Tatarella e Maroni”.

Il tradimento del senatùr e il nuovo ritorno

Fini prosegue così: “Durò poco però quel governo perché Bossi si sfilò, ci fu il patto delle sardine con D’Alema, poi il governo Dini, poi le elezioni del 1996, quando la Lega non entrò in coalizione determinando il successo di Prodi”. Poi, nel 2001 il centrodestra tornò unito, vinse le elezioni, e “Bossi e io entrammo al governo tutti e due. Così ci si conobbe meglio. Umanamente era molto simpatico. Un tipo assolutamente netto, tutt’altro che ipocrita. E quell’anno scrivemmo insieme la famosa legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Era una buona legge e la sinistra quando andò al governo non la stravolse. Noi la scrivemmo perché il tema dell’immigrazione incontrollata era un tema avvertito”.

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di Marta Lima - 21 Marzo 2026