Dossier della Confindustria
Economia italiana più forte grazie alla stabilità e alla credibilità del governo Meloni
Dal 'Rapporto di Previsione di primavera' segnalano un beneficio diretto per le imprese attraverso il calo del costo del credito: già nel 2025 le aziende italiane hanno risparmiato circa 4,6 miliardi l'anno". Merito del lavoro dell'Esecutivo e della sua capacità di attrarre capitali sul mercato
È la stabilità politica uno dei principali punti di forza che scandisce e fortifica la fase economica italiana attuale. Lo conferma il Centro Studi Confindustria (CsC) nel focus del Rapporto di Previsione di primavera, anticipato dal quotidiano Il Giornale e che uscirà in settimana.
Stabilità politica produce benefici economici
Il documento è stato redatto e firmato dal senior economist Ciro Rapacciuolo e si concentra sugli effetti della continuità istituzionale e dunque sulla tenuta del governo sul costo del credito e sui mercati finanziari. L’osservatore mantiene ovviamente una posizione terza e neutrale ma il dossier alla fine non può che evidenziare che la linea tenuta sui conti e la stabilità politica degli ultimi anni – consolidata dall’Esecutivo di Giorgia Meloni – hanno prodotto benefici concreti per imprese e finanza pubblica, trasformando in risparmio reale la credibilità economica conquistata tassello dopo tassello, provvedimento dopo provvedimento.
Secondo quanto scrive il quotidiano diretto da Tommaso Certo, il focus parte da un dato preciso: «Negli ultimi anni l’Italia ha registrato una fase di relativa stabilità istituzionale, accompagnata da una continuità nelle principali direttrici di politica economica», fondata su «gestione prudente dei conti pubblici, rispetto dei parametri europei e attuazione del Pnrr».
Fondamentale il lavoro del Mef
Il lavoro del Tesoro e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti appare in questa ottica fondamentale. La prudenza sui conti e la linea rigorosa sul debito pubblico si traducono infatti in un beneficio diretto per le imprese attraverso il calo del costo del credito.
Secondo il Giornale ‘il Rapporto evidenzia che il tasso sui prestiti bancari è sceso dal 5,79% del novembre 2023 al 3,38% del settembre 2025, con una riduzione complessiva di 2,21 punti percentuali. La componente principale resta la politica monetaria della Bce, ma il CsC sottolinea che la stabilità politica «può avere contato per una quota del calo compresa tra il 12% e il 31%», generando «un beneficio tra 0,5 e 1,4 miliardi annui per le imprese».
Tradotto in numeri, significa che già nel 2025 le aziende italiane hanno risparmiato circa 4,6 miliardi l’anno sul costo del credito, cifra che potrebbe salire a 13,8 miliardi a regime’.
Stabilità vantaggio per la finanza pubblica
Alla base di questo obiettivo ci sono sia le scelte di Francoforte ma anche e soprattutto la riduzione dei rendimenti dei Btp e dal miglioramento della percezione del rischio Paese, legato alla stabilità della linea economica. In altre parole, la disciplina di bilancio diventa un vantaggio competitivo per l’economia reale. Confindustria fa presente che «i vantaggi della stabilità si traducono in vantaggi per imprese e finanza pubblica» e che dunque l’attuale fase politica ha consentito all’Italia di migliorare la propria credibilità sui mercati (soprattutto con l’innalzamento del rating da parte delle principali agenzie) e di ottenere risultati economici migliori rispetto ad altri grandi Paesi europei.
La crisi mondiale non compromette la fiducia dei mercati nell’Italia
I numeri del resto parlano chiaro: oggi l’Italia è il Paese europeo dove nel 2025 i tassi sono scesi di più (-2,21 punti), più della Germania (-1,94) e della Francia (-1,52), segno che la credibilità finanziaria si è rafforzata, anche sui mercati «la stabilità politica rappresenta un elemento chiave nella valutazione del rischio Paese, incidendo sulla capacità di attrarre capitali e favorendo un circolo virtuoso tra fiducia, mercati finanziari e crescita». Il tutto nonostante la situazione internazionale difficile e complessa.