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D’Alema da ridere: portò l’Italia in guerra contro la Serbia, oggi fa il pacifista e attacca il governo sull’Iran

Iran e diplomazia

D’Alema da ridere: portò l’Italia in guerra contro la Serbia, oggi fa il pacifista e attacca il governo sull’Iran

Politica - di Luca Maurelli - 11 Marzo 2026 alle 11:04

«Sono il presidente del Consiglio che portò l’Italia in guerra. La crisi del Kosovo segnò la mia esperienza alla guida del governo». Parola di Massimo D’Alema, due anni fa. E‘ lo stesso che oggi attacca (e ironizza) sul governo Meloni e sul ministro Tajani (definito “imbarazzante”) per la posizione assunta sull’offensiva di Usa e Israele all’Iran. Dottor Jeckill e Mr Baffino.

Le bombe su Belgrado del premier di sinistra

D’Alema, il  21 ottobre del 1998, varcava il portone di Palazzo Chigi accompagnato dalla profezia di Francesco Cossiga, secondo cui “il leader della sinistra era indispensabile per poter fare la guerra in Kosovo”. E obbedendo alle richieste degli Usa e della Nato, sei mesi dopo D’Alema appoggiò, non solo con la concessione delle basi ma anche con mezzi militari, il bombardamento di Belgrado. E’ lo stesso D’Alema che oggi, in un’intervista a Repubblica, accusa il governo Meloni di assecondare Trump senza prenderne le distanze. Se non ci fosse di mezzo una questione drammatica come la guerra, ci sarebbe perfino da ridere.

Qualche anno dopo, lo stesso D’Alema ammise: “Portare l’Italia in guerra fu un errore”. Poi, di lì a breve, lo avremmo ritrovato protagonista di una accordo di vendita di armi alla Colombia da parte di Leonardo su cui la magistratura indagò arrivando alla conclusione che l’ex premier non aveva mediato per soldi, ma che aveva partecipato alla trattativa commerciale. Lo stesso D’Alema che oggi fa il pacifista sull’Iran.

D’Alema, la sua guerra e quella contro l’Iran

La destra vuole distruggere l’Iran perché l’Iran contrasta il disegno imperiale di Israele, non perché perseguita le donne. D’altro canto in Venezuela Trump non ha portato la democrazia, ma ha tutelato gli affari propri. La repressione nei confronti delle ragazze e dei ragazzi iraniani è orribile, ma l’Iran non costituiva una seria minaccia militare rispetto alla potenza nucleare e tecnologica di Israele. Anche per l’Iraq sostennero di avere le prove certe (la pistola fumante) della minaccia nucleare di Saddam. Ma era un falso fabbricato dagli americani insieme ai Servizi segreti di Israele…”, dice, così, da pacifista di sinistra, Massimo D’Alema a “Repubblica”. E prosegue: “L’ideologia che unisce in questo momento la destra americana e Israele ha cancellato la prospettiva di uno Stato palestinese e spinto verso uno scontro di civiltà, una guerra di religione, una crociata nel nome della quale tutto è giustificato. Non saprei come definirla se non come una regressione barbarica dell’Occidente. Ovidio diceva: Et propter vitam vivendi perdere causas. Perdere le ragioni del vivere per il timore di perdere la vita. È l’idea che per sopravvivere tu debba abbandonare i tuoi valori ed è quello che stiamo facendo”, aggiuge Baffino, che definisce “imbarazzante” Tajani. “La posizione della Spagna -aggiunge l’ex premier- è forte e dignitosa. Quella della Francia un po’ più timida. Si sono espressi con coraggio alcuni Paesi minori, il Belgio, l’Olanda. Ma purtroppo abbiamo una grande debolezza della Germania e del Regno Unito, dove i cittadini rimproverano al laburista Starmer di non sapersi staccare dalle politiche di Trump. La posizione italiana è imbarazzata e furbesca. Di fronte alla tragedia della guerra è moralmente inaccettabile”.

Le imprese belliche di Baffino

Massimo D’Alema, come Presidente del Consiglio italiano dal 1998 al 2000, autorizzò la partecipazione dell’Italia alla campagna NATO “Allied Force” contro la Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) nel 1999, nota come “guerra del Kosovo”. L’intervento mirava a fermare la repressione serba contro i civili albanesi-kosovari e la pulizia etnica.  Il 24 marzo 1999 scattò l’offensiva, durata 78 giorni. D’Alema mise a disposizione basi NATO come Aviano e lo spazio aereo italiano, con l’Aeronautica che partecipò a missioni di bombardamento su truppe serbe in Kosovo. Tentò negoziati diplomatici, inclusi incontri segreti con il presidente serbo Milan Milutinovic e mediazioni via Russia e Comunità di Sant’Egidio per liberare Ibrahim Rugova. Si oppose all’invasione di terra proposta da Blair e all’inizio ai bombardamenti su Belgrado, ma confermò l’intervento come “inevitabile” dopo massacri come Racak e l’esodo di profughi.

Qualche anno dopo, il “pacifista” ammise pubblicamente di aver aiutato Leonardo nella vendita di armi alla Colombia, definendolo un’attività di “promozione” o “consulenza” per imprese italiane, ma ha sempre negato di aver agito come mediatore per provvigioni personali. In interviste e dichiarazioni, ha ribadito di non aver guadagnato nulla e di aver suggerito canali professionali leciti. Il Gip di Napoli archiviò l’inchiesta nel 2025 riconoscendo “estrema certezza della trattativa” con accordi corruttivi potenziali, ma mancanza di prove per mancata collaborazione colombiana. D’Alema ne uscì pulito, pulitissimo. Ma non proprio pacifista. 

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di Luca Maurelli - 11 Marzo 2026