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Cuba allo stremo, nuove proteste contro la dittatura comunista, il regime risponde con l’esercito

Almeno cinque arresti

Cuba allo stremo, nuove proteste contro la dittatura comunista, il regime risponde con l’esercito

Cronaca - di Federica Argento - 14 Marzo 2026 alle 19:30

Nuove proteste a Cuba contro il partito comunista.  Almeno cinque persone sono state arrestate a Moron dove, durante proteste per i continui blackout e la mancanza di cibo, è stata assalita la sede locale del Partito comunista. Lo rende noto il ministero dell’Interno cubano. La rabbia per le condizioni sociali è alle stelle. Il ministero cubano ha diramato una nota in cui parla di “atti di vandalismo contro il quartier generel del comitato municipale del partito”. Ma le mancate risposte alle richieste di un sistema di vita più decoroso ha innescato un malcontento in tutta l’isola caraibica.

Cuba, cos’è la protesta delle ‘cacerolazos’

A Cuba si stanno registrando proteste delle ‘cacerolazos’, cioè con le persone che scendono in strada percuotendo pentole e padelle per esprimere la rabbia per situazione sempre più insostenibile: per la mancanza di energia, cibo, medicine. Secondo Martì Noticia, da sette notti consecutive all’Avana si registrano ‘cacerolazos’ e altre proteste, con le autorità che per tutta risposta hanno risposto schierando agenti del ministero e anche forze speciali dell’esercito cubano.

Slogan contro la dittatura, il regime ha risposto con la forza

Secondo quanto riportano testimoni, a Moron si sono sentiti slogan inneggianti alla libertà e contro la dittatura. “Tutto il nostro sostegno al popolo di Moron che è sceso in piazza per rivendicare i propri diritti e dire basta alla dittatura”, ha scritto sui social Carlos A. Giménez, deputato eletto in un distretto della Florida dove c’è una forte comunità cubana, pubblicando un video delle proteste. Il regime ha risposto con la forza.

I video che stanno circolando sui media mostrano un gruppo di dimostranti che fanno irruzione negli uffici del partito, portando via documenti, computer e mobilio per dargli fuoco per la strada. Le proteste sono rare a Cuba, l’ultimo movimento di proteste spontanee, nel 2021, è stato duramente represso: anche con condanne a 20 anni di prigione. Il ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez, ha affermato che il dialogo in corso tra L’Avana e Washington “non riguarda in alcun modo gli affari interni, gli ordinamenti costituzionali; né i modelli politici, economici e sociali dei due Paesi”. Dietro il linguaggio diplomatico, però, si intravede una realtà molto più semplice: il regime comunista cubano è costretto a negoziare perché non ha più alternative.

La linea dell’amministrazione Trump per chiedere riforme profonde

La linea dell’amministrazione Trump è chiara. Washington utilizza il controllo energetico e la pressione economica per ottenere cambiamenti strutturali nel sistema politico cubano. Sul tavolo delle trattative non ci sono semplici concessioni diplomatiche. Gli Stati Uniti chiedono riforme profonde, a partire dall’apertura dell’economia e dal rafforzamento della proprietà privata, fino alla protezione degli investimenti stranieri e alla riduzione del controllo dell’apparato militare sull’economia dell’isola.

L’Avana a un bivio

“Il  regime cubano – scrive Enrico Foscarini sul sito di Nicola Porro- è storicamente resiliente. E conserva ancora strumenti di controllo molto forti, a partire dall’apparato militare. Tuttavia il contesto attuale è senza precedenti. La perdita del sostegno venezuelano e la pressione diretta degli Stati Uniti hanno messo L’Avana in un angolo come raramente accaduto nella storia recente.

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di Federica Argento - 14 Marzo 2026