Lo Stato c'è
Colpo ai Casalesi: 23 arresti e 40 milioni di beni sequestrati. In manette anche fratelli e nipote del boss Zagaria
Il nipote del boss è stato arrestato a Tenerife, in Spagna. Scoperte società di comodo e un legame con la 'ndrina dei Bellocco. Colosimo: «Un risultato di grande rilievo nella lotta alla criminalità organizzata»
È di 23 misure cautelari e 40 milioni di beni sequestrati il bilancio di una vasta operazione anti-camorra, condotta nel casertano dai Carabinieri del comando provinciale di Caserta e del Ros di Napoli, diretti dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea: fra gli arrestati ci sono anche due fratelli e un nipote del boss dei Casalesi, Michele Zagaria. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, all’estorsione, all’usura, al trasferimento fraudolento di valori, all’illecita concorrenza con violenze e minacce, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, all’intestazione fittizia di beni, nonché alla detenzione e porto di armi e munizioni e al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.
Colosimo: «Un risultato di grande rilievo nella lotta alla criminalità organizzata»
«Esprimo le mie più vive congratulazioni all’Arma dei Carabinieri, al Ros e alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli per la brillante operazione condotta contro il nuovo vertice della fazione Zagaria del clan dei Casalesi», ha scritto su X la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo. «L’arresto di numerosi soggetti gravemente indiziati per reati di mafia e varie attività criminali rappresenta un risultato di grande rilievo nella lotta alla criminalità organizzata e testimonia l’efficacia dell’azione congiunta di investigatori e magistratura. A tutti i rappresentanti dello Stato impegnati in questa operazione va il mio più sentito ringraziamento per il coraggio, la professionalità e la dedizione dimostrati ogni giorno nella difesa della legge».
Tra i 23 arrestati anche fratelli e nipote del boss dei Casalesi
Dei 23 arrestati, 19 sono finiti in carcere e 4 ai domiciliari. Il nipote del boss Zagaria è stato fermato a Tenerife, in Spagna. Le indagini sono partite nel 2019 e hanno riscontrato anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia. Secondo la ricostruzione, a guidare la fazione Zagaria erano i due fratelli del capoclan Michele, che, da liberi e in qualità di reggenti, avrebbero curato l’organizzazione e il coordinamento delle attività, nonché da un nipote che, scarcerato nel 2019, si era rifugiato all’estero per seguire soltanto le vicende imprenditoriali del clan, in coerenza con il suo ruolo di leader imprenditoriale della cosca.
Le indagini sugli affari della camorra
Nel corso delle investigazioni è stato individuato, tra gli altri, un ulteriore esponente di spicco dell’associazione che, secondo quanto emerso dalle indagini, svolgeva una funzione di “raccordo” tra la frangia armata dell’organizzazione e la sua leadership, impegnato nelle attività di estorsione, usura e traffico di sostanze stupefacenti, nonché nel controllo di alcuni settori economici del territorio, tra cui l’imposizione nelle compravendite terriere (pretendendo somme variabili tra i 15mila e gli oltre 125mila euro in considerazione del prezzo del cespite), le intestazioni fittizie di attività commerciali, la gestione delle slot machine. Sono stati individuati diversi esercizi commerciali nella disponibilità di alcuni indagati che venivano utilizzati come basi operative per la pianificazione e il coordinamento delle attività illecite del clan.
La “cassa comune” del clan e il legame con la ‘ndrangheta
Accertata anche l’esistenza di una cassa comune del clan, utilizzata anche per investimenti in attività legali (società di autonoleggio) e per prestiti a tassi usurai. Inoltre, nel mirino degli investigatori sono finite operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio, attraverso l’impiego di denaro illecito, tramite una società con sede in Spagna e una del casertano attiva nel settore della raccolta rifiuti, entrambe riferibili al nipote del capoclan. Tra gli affari, anche legami con i Bellocco, la famiglia di ‘ndrangheta calabrese della provincia di Reggio Calabria, fornitori di cocaina per il mercato “casalese” strizzando l’occhio alle piazze di Caivano. Nel corso dell’indagine sono state arrestate altre 9 persone in flagranza e sottoposte a sequestro 4 pistole, una mitraglietta “Skorpion”, un fucile a canne mozze, circa 600 cartucce di vario calibro, nonché circa 11 chili di droga. I carabinieri del Ros hanno eseguito il sequestro preventivo dei compendi di 2 aziende, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.
Cerreto: «La lotta alle mafie fra i pilastri dell’azione del governo»
«Il più sincero apprezzamento alle forze dell’ordine e alla magistratura» per il blitz è stato espresso anche dal deputato casertano di FdI, Marco Cerreto, che ha sottolineato come si sia trattato di «un’operazione di grande rilievo che conferma l’efficacia dell’azione dello Stato nel contrasto alla criminalità organizzata». «La sicurezza rappresenta uno dei pilastri dell’azione del governo guidato da Giorgia Meloni, così come la lotta senza tregua alle mafie. Il risultato di oggi è frutto di professionalità, coraggio e coordinamento tra le istituzioni, che meritano il massimo sostegno. Continueremo a lavorare con determinazione e intransigenza per rafforzare gli strumenti a disposizione di chi ogni giorno difende la legalità, solo garantendo sicurezza e giustizia possiamo tutelare i cittadini e sostenere lo sviluppo sano dei nostri territori», ha concluso Cerreto.
La solita ipocrisia della sinistra
Sul blitz si sono espressi con soddisfazione anche Pd e M5S, sebbene non abbiano perso l’occasione per tentare di far passare l’idea che l’operazione sia stata quasi condotta “nonostante” il governo e non nell’ambito di una cornice di strenua volontà politica di lotta alla criminalità. «L’operazione di oggi dimostra l’efficacia del lavoro coordinato tra magistratura e forze dell’ordine, a cui va il nostro più sentito plauso e ringraziamento», hanno dichiarato in una nota congiunta il deputato e l’eurodeputato dem, Stefano Graziano e Sandro Ruotolo, aggiungendo che «il contrasto alle mafie deve restare una priorità assoluta delle istituzioni» e che «per questo che riteniamo fondamentale che il Governo sostenga con risorse adeguate chi ogni giorno è in prima linea in questa dura battaglia».
Più o meno dello stesso tenore l’intervento del deputato M5S, Sergio Costa. Anche lui, complimentandosi con forze dell’ordine e magistratura, ha sottolineato che «questa operazione conferma che la lotta alle mafie va tenuta alta ogni giorno: servono continuità, risorse, strumenti investigativi efficaci e sostegno a cittadini e imprese che resistono. Lo Stato c’è, e deve restare presente». Insomma, la solita ipocrisia della sinistra che nei suoi commenti fa quasi sembrare che ci sia un arretramento sulla lotta alla criminalità, mentre proprio operazioni come quelle di oggi confermano che si tratta di una priorità assoluta.