Resa dei conti a sinistra
Calenda asfalta il campo largo (minato): “Il leader? Meglio Conte populista con pochette che la Schlein gruppettara in eskimo”
Al netto del verdetto referendario, di autocelebrazioni social e brindisi sotto la pioggia in piazza, nel centrosinistra sembra ci sia poco da festeggiare. Nel campo largo sempre più affollato ci si sgomita come non mai: la corsa alla leadership del centrosinistra è scattata e tra false partenze e spari a vuoto, c’è da scommettere che sarà una competizione a prova di colpi di scena e nel fianco. E se il buongiorno si vede dal mattino, per il centrosinistra si annuncia un’eclissi totale…
Corsa (e sgomitate) per la leadership del centrosinistra: la sentenza di Calenda su La7
Non stupisce allora che Carlo Calenda, ospite a L’aria che tira, abbia deciso di indossare l’elmetto e di trasformare il “campo largo” in un campo di battaglia, distribuendo fendenti a destra e a manca che lasciano il segno tra il Nazareno e il quartier generale dei Cinque Stelle. E lo fa con la sua proverbiale spirito caustico e senza ricorrere a inutili perifrasi, partendo da un presupposto buttato apoditticamente sul tavolo della discussione mediatica: «Sarà Conte il leader», sentenzia il leader di Azione con una punta (avvelenata?) di ironia sferzante.
«Sarà Conte il leader: meglio il populista con la pochette che la gruppettara in eskimo»
Una fotografia impietosa che ritrae un sapido quadretto di un Pd “alla frutta” in stile natura morta a rimorchio – o meglio: ridotto a fare da ruota di scorta – alle gincane e giravolte dell’ex premier in esilio dal palazzo. E a proposito di palazzi, secondo Calenda la resa dei conti tra i giallorossi sarebbe già scritta nei corridoi di Palazzo Madama: «Vincerà Conte perché mezzo Pd pensa che sia un candidato più forte della Schlein contro la Meloni. Lo dicono in Senato»…
Calenda: «Primarie? Per mezzo Pd Conte è più forte di Schlein contro la premier Meloni»
Intanto, tra suggestioni e ipotesi, voci di corridoio e fuoco dalle retrovie, è sotto gli occhi di tutti – e non da ieri – che in primo piano si consumi ormai da un po’, evidenziato puntualmente ad ogni day after elettorale, una guerra fratricida in cui il Pd non solo perde punti e faccia a ogni occasione utile. Ma spesso e volentieri anche l’orgoglio quando, consegnandosi mani e piedi all’alleato-rivale, tace o fa un passo indietro…
La stoccata di Calenda alla sinistra: «La linea la detteranno Conte, Gratteri e Landini»
Ma l’affondo più corrosivo riguarda l’identità stessa della sinistra, che secondo il leader di Azione si sarebbe definitivamente smarrita tra populismo giudiziario e massimalismo sindacale. «Le scene che abbiamo visto alla procura Napoli fanno capire quello che sarà. Sono magistrati nell’esercizio delle loro funzioni, in un luogo istituzionale. La sinistra si è consegnata a questa cosa qua… La linea la detteranno Conte, Gratteri e Landini», attacca Calenda, citando le coreografate esternazioni di gioia al responso delle urne di ieri a Napoli lette come un manifesto illeggibile del nuovo corso che ci aspetta. Un mix esplosivo che, a suo dire, toglierà ai riformisti dem persino il diritto di parola.
L’appello ai riformisti Pd
Pertanto, la chiosa con appello finale ai profughi del riformismo è un invito a fuggire da una coalizione che sembra più un “carrozzone” allo sbando che un’alternativa di governo: «Da oggi ci sarà una situazione in cui non avrete neanche più il diritto di esprimervi. Non credo che questa cosa possa portare sviluppi positivi al Paese. Costruiamo su una piattaforma europeista, con tutti quelli che vogliono che il Paese cambi. Ma non sull’onda di “magistrati delinquenti”. Ma su cose concrete». E alla fine della fiera, mentre Conte e Schlein si contendono lo scettro tra antagonismi e veti incrociati, nostalgie recenti e post-sessantottine, Calenda mette a nudo il re: il campo largo non è solo diviso, è politicamente deflagrato.