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Aggressione al Quadraro, il cameraman Rai ferito: “Pochi dubbi, erano anarchici”

Finito al pronto soccorso

Aggressione al Quadraro, il cameraman Rai ferito: “Pochi dubbi, erano anarchici”

L'operatore del servizio pubblico è stato aggredito fuori da un appartamento in cui aveva vissuto Mercogliano, morto con Ardizzone per l'esplosione della bomba che stavano fabbricando. Alla stampa racconta: "colpiti da calci e pugni. Mentre scappavamo ci hanno anche lanciato bottiglie di vetro"

Cronaca - di Marcello Di Vito - 23 Marzo 2026 alle 09:31

Continuano le indagini degli inquirenti sul caso dell’esplosione della bomba che stavano costruendo nel casale del Parco degli Acquedotti, dove sono stati ritrovati i corpi carbonizzati di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. E mentre gli investigatori lavorano sia per individuare il luogo scelto per far deflagrare l’ordigno, e dunque l’obiettivo, sia per capire se altre persone sono coinvolte nell’organizzazione dell’attentato, al Quadraro una troupe della TgR Lazio della Rai è astata aggredita fuori dall’appartamento nel quale fino a qualche anno fa viveva Mercogliano. Violenza che potrebbe essere riconducibile proprio a personaggi dell’area anarchica legati a quell’indirizzo. Una delle vittime di questa ennesima violenza, il cameraman Alex ha parlato in una intervista a La Repubblica, spiegando di avere «pochi dubbi: penso fossero anarchici».

Al pronto soccorso con una ferita in testa: colpiti all’improvviso

Finito al pronto soccorso del Pertini con una ferita alla testa e con l’attrezzatura completamente distrutta, Alex ha ripercorso l’accaduto: «Non ho avuto alcun preavviso. Ero in strada, non c’era nessuno, intorno a me solo silenzio. Stavamo lavorando tranquilli, poi all’improvviso mi hanno colpito. Un pugno alle spalle. Sono caduto in avanti, mi sono accovacciato e hanno continuato a colpirmi e il mio collega anche con calci. Non c’è stato nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo». Impossibile riuscire a vederli: «Non ho avuto il tempo di girarmi. Fuggendo, con la coda dell’occhio, ho visto alcuni di loro entrare proprio in quello stabile» dove aveva vissuto l’anarchico morto nel casale abbandonato.

Dopo l’aggressione il lancio di bottiglie e le minacce

Ma non è finita lì: Alex racconta che «mentre scappavamo ci hanno anche lanciato bottiglie di vetro» e «ci hanno urlato: Avete rotto i coglioni, dovete andarvene». La telecamera è totalmente danneggiata: «È caduta a terra. Ho provato a recuperarla ma l’hanno distrutta, era inutilizzabile».

Giornaliste italiane si aggiunge al coro della solidarietà

A dare notizia della grave aggressione è stata la Rai attraverso una nota ufficiale diffusa da viale Mazzini. Dopo la solidarietà di Unirai e Usigrai è arrivata anche quella dell’associazione Giornaliste Italiane, che ha espresso «forte preoccupazione per il clima crescente di ostilità che sta attraversando il dibattito pubblico, in cui episodi di violenza e comunicazioni cariche di odio finiscono per alimentarsi a vicenda. L’aggressione subita da una troupe impegnata in un servizio giornalistico è un fatto grave che si inserisce in un contesto in cui chi informa è sempre più esposto a intimidazioni e reazioni ostili».

Dalle minacce a Diaco a messaggi di odio: superato il limite

L’associazione di giornaliste donne ha ricordato che «Parallelamente, nel confronto sul referendum sulla giustizia, si registrano dichiarazioni e commenti che superano il limite del dissenso, introducendo contenuti che legittimano messaggi di odio e delegittimazione dell’altro, anche attraverso affermazioni estreme espresse in contesti pubblici e amplificate sui social, come sta accadendo anche nei confronti del conduttore Rai Pierluigi Diaco, oggetto di pesantissime minacce online. Quando il linguaggio si fa aggressivo e si trasforma in attacco personale o in istigazione, si crea un terreno che abbassa la qualità del confronto e contribuisce a normalizzare comportamenti violenti, verbali e non. Giornaliste Italiane richiama la responsabilità di tutti gli attori coinvolti nel dibattito pubblico: la libertà di espressione non può tradursi in una dinamica che alimenta odio e rende sempre più fragile lo spazio democratico» ha concluso la nota.

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di Marcello Di Vito - 23 Marzo 2026