Ceffone della disperazione
Voghera, nonno entra in classe e schiaffeggia il bullo della nipotina. Il gesto choc divide: giustizia fai da te o paura?
Un bimbo bullizza la nipotina: il nonno entra a scuola di nascosto e lo schiaffeggia. È accaduto oggi nella scuola elementare Leonardo da Vinci di Voghera, in provincia di Pavia. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Provincia Pavese, l’uomo è riuscito ad eludere i controlli all’ingresso, introducendosi nei locali scolastici subito dopo il suono della prima campanella. Una volta all’interno, ha agito velocemente, colpendo il bambino prima che l’insegnante, sorpresa dall’accaduto, potesse intervenire.
Choc a Voghera: nonno entra in classe e schiaffeggia il bullo della nipotina
Dopo lo schiaffo poi, il nonno anti-bullismo che ha deciso di intervenire con un fai da te che sorprende e divide l’opinione pubblica, si è dileguato rapidamente, senza lasciare il tempo per alcuna reazione da parte del personale scolastico. Che, come intuibile, non è tardata ad arrivare al netto dell’intervento delle forze dell’ordine, che sono state avvisate. E che stanno indagando sull’accaduto per chiarire la dinamica e stabilire eventuali responsabilità. Anche perché l’incidente ha suscitato preoccupazione riguardo alle misure di sicurezza adottate all’interno dell’istituto, in particolare durante i momenti di maggiore afflusso.
E allora, c’è un’immagine che fotografa meglio di mille sociologi la crisi – e l’ultima emergenza scattate nelle strade e nelle aule delle nostre città – di questi tempi: un uomo, un nonno, che varca il cancello di una scuola primaria di Voghera, elude la sorveglianza e schiaffeggia un bambino. Non uno qualunque – che potrebbe sembrare il gesto di un folle pericoloso – ma il ragazzino prepotente che ha scoperto vessare la nipotina presa di mira.
Non giustificare, ma capire
Un gesto inaccettabile, certamente. Un’azione che va condannata senza se e senza ma, perché la scuola deve restare un tempio di legalità e non un ring. Ma, al netto della cronaca, non possiamo limitarci alla sdegnata condanna di rito. Perché quel gesto, per quanto sbagliato, è il termometro di un’esasperazione che sta infettando il Paese intero. E la cronaca di suicidi giovanili e ricoveri ospedalieri di ragazzini sempre più aggrediti, vessati, umiliati e derubati a cielo aperto, parla chiaro…
La preside: «Un fatto inaccettabile»
E allora, potremmo pensare che il nonno ha agito per difendere la nipotina, pare vittima di bullismo. La dirigente scolastica parla correttamente di «canali istituzionali». E ha commentando l’accaduto, ha dichiarato a chiare lettere che quanto avvenuto è «inaccettabile e privo di giustificazione». Non solo. Maria Teresa Lopez, preside della scuola, ha ribadito l’importanza di seguire i canali corretti per affrontare le situazioni e i piccoli coinvolto: «Le difficoltà tra bambini possono capitare, ma gli adulti devono rivolgersi alla scuola seguendo i canali istituzionali previsti», ha asserito.
Quando il patto sociale si rompe
Eppure, forse è proprio qui che casca l’asino. In un’epoca segnata da aggressioni quotidiane, baby gang padrone delle strade e suicidi giovanili causati da persecuzioni silenziose tra i banchi, le famiglie percepiscono quei “canali” come binari morti. Perché quando un genitore o un nonno sentono che la dirigenza scolastica, gli insegnanti, o la legge non sono “abbastanza” per proteggere i più piccoli dai “mostri in erba”, scatta una reazione primordiale. È la risposta scomposta a un fenomeno che sembra inarrestabile. E che, troppo spesso, viene derubricato a “semplice ragazzata” finché non ci scappa il morto o, “se va bene”, si ingenera della giovane vittima un trauma indelebile.
Nonno schiaffeggia il bullo della nipote: un caso “emblematico”
E il caso della Leonardo da Vinci di Voghera non è solo una falla nella sicurezza dell’istituto. È la spia di un cortocircuito educativo. Se un adulto arriva a rischiare una denuncia penale per entrare in una classe e schiaffeggiare un bambino, significa che la fiducia nel sistema è ai minimi termini. Viviamo in una società che sembra aver smarrito la capacità di correggere i violenti prima che diventino carnefici. Lasciando le vittime e i loro familiari in una solitudine che genera mostri.
Certo che non si può rispondere alla violenza con altra violenza, specialmente contro un minore. Ma le istituzioni scolastiche non possono cavarsela con un comunicato sulla “neutralità” o sull’autonomia. Finché la percezione di impunità per i bulli resterà così lontana e intangibile. E finché le famiglie si sentiranno sole davanti alle lacrime dei propri figli, episodi di cronaca come questo continueranno a ricordarci che il confine tra civiltà e barbarie è diventato pericolosamente sottile.