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Fiato sospeso

Ultimatum di Trump all’Iran: accordo sul nucleare o eliminazione di Khamenei, prendere o lasciare

Teheran promette una proposta entro giorni, Washington rafforza il dispositivo militare. Sul tavolo anche scenari estremi contro Khamenei

Esteri - di Alice Carrazza - 21 Febbraio 2026 alle 10:15

Teheran promette una bozza negoziale entro “due o tre giorni”, mentre a Washington prende corpo un’ipotesi finora rimasta sullo sfondo:  accettare un arricchimento nucleare iraniano “simbolico”, purché non esista alcuna via verso la bomba atomica. È su questa linea sottile che si gioca l’ultimo tentativo di evitare un’escalation, mentre silenziosamente le basi statunitensi nel Golfo vengono evacuate e Francia, Germania e Polonia invitano i propri cittadini a lasciare l’Iran.

Ultimatum e finestra stretta

Un alto funzionario statunitense ha chiarito la posta in gioco: «Il presidente Trump sarà pronto ad accettare un accordo che sia sostanziale e che possa vendere politicamente in patria. Se gli iraniani vogliono prevenire un attacco devono farci un’offerta che non possiamo rifiutare. Continuano a perdere la finestra di opportunità. Se fanno giochetti, la pazienza non sarà molta».

Le parole riflettono un equilibrio delicato dentro la stessa Casa Bianca. Alcuni consiglieri suggeriscono cautela, convinti che il rafforzamento militare aumenti la leva negoziale. Altri ammettono, secondo Axios, di non sapere quale decisione maturerà né quando. «Il presidente non ha ancora deciso di colpire. Lo so perché non abbiamo colpito. Potrebbe non farlo mai. Potrebbe svegliarsi domani e dire: “Basta così”», ha detto un consigliere.

Le opzioni sul tavolo del Pentagono

Il Pentagono ha presentato scenari che vanno dal raid limitato a ipotesi di decapitazione dei vertici, tra cui Ali Khamenei. «Hanno qualcosa per ogni scenario. Uno scenario prevede l’eliminazione dell’ayatollah, di suo figlio e dei mullah», ha riferito una fonte, aggiungendo che un piano contro la Guida Suprema e il figlio Mojtaba sarebbe stato illustrato settimane fa.

Ufficialmente, la Casa Bianca mantiene l’ambiguità. «I media possono speculare quanto vogliono su ciò che pensa il presidente, ma solo il presidente Trump sa cosa potrà o non potrà fare», ha dichiarato la portavoce Anna Kelly.

Il nodo dell’arricchimento

Sul terreno tecnico, le posizioni restano pubblicamente distanti. Le centrifughe iraniane sono state in gran parte distrutte dai raid dello scorso giugno e attualmente non risulta arricchimento in corso. Eppure, dalle foto satellitari condivise da Reuters qualcosa si muove. Washington e Israele hanno avvertito che colpirebbero di nuovo in caso di ripresa.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sostiene però che nei colloqui di Ginevra non sia stata avanzata la richiesta di “arricchimento zero”. «Di ciò di cui stiamo parlando ora è come garantire che il programma nucleare iraniano, incluso l’arricchimento, sia pacifico e rimanga pacifico per sempre», ha detto, promettendo «misure di rafforzamento della fiducia» in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Sul tavolo solo un “piccolo arricchimento simbolico” se accompagnato da garanzie dettagliate.

Pressione regionale e variabile interna

I mediatori del Golfo insistono su un accordo che permetta a entrambe le parti di rivendicare una vittoria, evitando fratture con Israele e con le monarchie arabe. In parallelo, Trump ha evocato la repressione interna iraniana, parlando di 32.000 manifestanti uccisi e definendo “molto diversa” la popolazione rispetto ai leader.

Araghchi assicura che la proposta includerà «impegni politici e misure tecniche», con il coinvolgimento dell’agenzia Onu guidata da Rafael Grossi, ipotizzando un monitoraggio rafforzato e la gestione delle scorte di uranio altamente arricchito.

La bozza deve ancora essere approvata a Teheran. A Washington, la valutazione sarà immediata. Intanto le forze armate restano in stato di prontezza e le diplomazie europee si preparano anche allo scenario peggiore, in attesa di capire se prevarrà la trattativa o se il dossier iraniano entrerà in una fase diversa. “Auspichiamo che si possa trovare un accordo, prima che gli iraniani arrivino all’arma atomica”, è il monito del titolare della Farnesina Antonio Tajani sul Giornale. “Ovvero che ci sia un vero stop al programma nucleare non solo formale, ma sostanziale, definitivo. Il problema è l’arma atomica”.

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di Alice Carrazza - 21 Febbraio 2026