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Ian Sardo

Esclusiva del Secolo

Uccise un pensionato a Viterbo, Ian Sardo è perfettamente capace di intendere e volere

L'omicidio di Renzo Cristofori nel novembre del 2024 scosse la comunità laziale. Il processo è in corso in Corte d'Assise

Cronaca - di Paolo Cortese - 13 Febbraio 2026 alle 15:33

Ian Patrick Sardo, il trentaduenne che uccise un pensionato nel novembre del 2024 a Viterbo, non è matto. Lo ha stabilito il perito psichiatra Carlo Registri, nominato dalla Corte di Assise della cittadina laziale. Conclusioni condivise anche dal consulente del Pm, Stefano Ferracuti, uno dei più noti psicopatologi forensi. Sardo è stato ritenuto , “capace di intendere e volere”. Un antisociale con organizzazione borderline e Adhd.

L’omicidio

L’omicidio di Renzo Cristofori è avvenuto la sera del 27 novembre 2024 a Caprarola, in provincia di Viterbo. Secondo le ricostruzioni emerse durante il processo presso la Corte d’Assise di Viterbo, l’aggressione è avvenuta dopo una breve interazione in cui l’imputato, Ian Patrick Sardo, si sarebbe avvicinato a Cristofori per chiedere una sigaretta o dell’accendino. Cristofori fu colpito con cinque coltellate ma Sardo ha sempre negato di essere l’autore del delitto.

La perizia

Nella perizia, depositata lo scorso 9 febbraio, si legge che, “Dall’analisi della criminodinamica possiamo affermare quindi che il funzionamento del soggetto, nel giorno dei reati, era quello inerente al suo usuale registro personologico, abnorme certamente, ma non di matrice disorganizzata, psicotica o dissociativa. L’ordine degli eventi che hanno portato ai reati denota un funzionamento mentale finalistico organizzato, dove non si può certamente ritenere che il soggetto sia stato mosso da impulsi incoercibili, figli della patologia ADHD cosi come di quella personologica. Le modalità dei fatti compiuti fanno pertanto desumere un crimine organizzato, tutt’altro che impulsivo o disorganizzato”.

Il comportamento tenuto prima e dopo i fatti è congruo, anche durante le indagini della P.G.: gli spostamenti, i tempi, le modalità del crimine, sono evocative di un atteggiamento strategico, figlio di un processo mentale lucido e non irruento. Pertanto- scrive Registri-tenendo conto della capacità di differire l’azione e di modularla nel tempo si può desumere un’integrità delle funzioni dell’Io deputate alla gestione della capacità di volere. Inoltre, emerge come, nella genesi e nell’esecuzione del reato, i tratti antisociali di personalità abbiano avuto maggior rilievo. Mentre lo scompenso borderline si caratterizza tipicamente per reazioni disorganizzate, “a caldo”, i fatti in esame mostrano una condotta strumentale, orientata allo scopo e gestita con lucidità. In termini criminogenetici non si ritrova pertanto quel quid pluris (ad es. perdita dell’esame di realtà) o quel quid novi (stati dissociativi e/o paranoidei) danneggianti le funzioni dell’Io del soggetto. Ci troviamo di fronte ad un atto definito, organizzato, in cui non sussiste alcuno scompenso psicopatologico che rappresenti la base per una grave e significativa alterazione dello stato di mente”, conclude il perito.

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di Paolo Cortese - 13 Febbraio 2026