Undici coltellate
Uccise la figlia e la seppellì in un campo in Sicilia, i periti: “Pienamente capace di intendere”
I consulenti hanno dichiarato che la madre era "cosciente quando ha accoltellato mortalmente la bambina
Martina Patti, la donna che uccise la figlia, Elena Del Pozzo, di soli cinque anni, il 13 giugno del 2022 e la seppellì inscenando un rapimento, è pienamente capace di intendere. Lo hanno stabilito i periti di secondo grado nel processo in corso in corte d’Assise d’appello. In primo grado, con il rito abbreviato, la donna era stata condannata a 30 anni di carcere.
La perizia
I consulenti hanno dichiarato che la madre era “cosciente quando ha accoltellato mortalmente la figlia“. Non sono stati riscontrati vizi di mente, né totali né parziali, che potessero giustificare o attenuare la responsabilità del gesto. Sebbene la difesa avesse ipotizzato un “discontrollo” o tratti borderline, i periti hanno invece ravvisato una “freddezza spaventosa” e una capacità di calcolo. Questa lucidità è stata confermata dalla meticolosa organizzazione del delitto (scavo della buca prima dell’omicidio) e dalla successiva messinscena del rapimento.
Nonostante Martina Patti abbia dichiarato in aula di non ricordare i momenti dell’aggressione, gli esperti hanno valutato tale “vuoto” non come un’amnesia patologica, ma come un meccanismo psicologico che non inficia la sua capacità di intendere al momento del fatto.
È emerso un forte tratto narcisistico. La bambina non era vista come un individuo autonomo, ma come una “proprietà“. L’idea che Elena potesse voler bene alla nuova compagna del padre è stata vissuta come un affronto personale inaccettabile. Il movente è stato individuato nel desiderio di “punire” l’ex compagno. Il benessere o la vita della figlia sono stati sacrificati pur di infliggere un dolore definitivo al padre della piccola.
L’omicidio
Prima di prelevare la figlia dall’asilo, Martina Patti si è recata in un terreno incolto vicino a casa munita di zappa e pala per scavare una buca. Le telecamere di videosorveglianza l’hanno ripresa mentre tornava verso casa in tenuta da jogging, apparendo affaticata e impolverata. Dopo aver preso Elena a scuola alle 13:00 e averle fatto mangiare un budino a casa, la donna l’ha condotta nel campo. Lì l’ha colpita con oltre 11 coltellate utilizzando un coltello da cucina. Secondo l’autopsia, la bambina non è morta immediatamente; uno solo dei fendenti è stato quello letale, recidendo i vasi del collo. Il cadavere della bambina fu poi occultato.