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Dieci i decessi a febbraio

Tragedia in Valtellina, una valanga travolge e uccide due ragazzi

La valanga si è staccata a tremila metri di altezza. Uno scenario che ha impegnato i soccorritori per quasi cinque ore

Cronaca - di Paolo Cortese - 26 Febbraio 2026 alle 18:59

Due persone, un uomo e una donna, sono morte dopo esser state travolte da una valanga sul versante sud ovest del Monte Cornaccia, nel territorio di Valdidentro, in Valtellina, in provincia di Sondrio. Secondo SondrioToday, si tratta di due giovani sci-alpinisti esperti, la bormina Marika Mascherona, di 28 anni, e il sondalino Alberto De Maron, classe 2001.

Sono intervenuti il Soccorso Alpino, i Vigili del fuoco di Sondrio e due elicotteri di soccorso, decollati da Sondrio e Bergamo: i soccorritori sono stati allertati da un terzo sci-alpinista, amico dei due e testimone dell’evento, che si è salvato ed è stato solo valutato sul posto, senza necessità di ospedalizzazione.

La valanga a 3000 metri di altezza

La valanga si sarebbe staccata a circa 2.900 metri di quota, a poca distanza dalla cima del Monte Cornaccia, nella zona dei laghi di Cancano, al confine con la Svizzera. Uno scenario che ha impegnato i soccorritori per quasi cinque ore.

I morti per valanga in Italia a febbraio

Il mese di febbraio, purtroppo, è stato particolarmente critico, con un bilancio drammatico di 10 morti solo nei primi giorni del mese a causa dell’instabilità del manto nevoso. 23 in tutta la stagione invernale. In Italia si registrano mediamente circa 20 decessi per stagione causati da valanghe. Un lungo periodo di siccità a novembre ha creato uno strato di neve incoerente (grani angolari) che agisce come un “cuscinetto a sfere” sotto le nevicate più recenti. Le forti tempeste di febbraio hanno depositato grandi accumuli di neve trasportata dal vento sopra questi strati fragili, creando “lastroni” pronti a staccarsi al minimo sovraccarico. Statisticamente, nel 95% dei casi il distacco della valanga è provocato direttamente dall’azione delle vittime o dei loro compagni.

Il passaggio di un singolo sciatore o escursionista su un pendio ripido (spesso oltre i 30-38°) è sufficiente a volte ad innescare la frattura del manto.

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di Paolo Cortese - 26 Febbraio 2026