Polemica provinciale
Smontata la bufala di Ghali censurato dalla Rai: le inquadrature delle Olimpiadi sono di una regia internazionale (video)
Hanno urlato al complotto anche sui social: hanno scritto e detto di censura nei confronti di Ghali durante la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Ebbene, come evidenzia Italia Oggi in un documentato articolo, le accuse rivolte alla Rai si basano su un clamoroso equivoco. La regia televisiva dell’evento mondiale non era infatti di competenza della Rai, bensì dell‘Olympic Broadcasting Services (OBS), l’organismo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) responsabile di tutto ciò che va in onda a livello globale. Insomma, se non hanno inquadrato il cantante tanto caro ai pro-Pal, non dipendeva dagli occhiuti censori di TeleMeloni ma dai più pratici registi tv internazionali. E il dato, molto praticamente, è che Ghali, al di fuori del territorio italiano è pressoché ignoto.
Gridano alla censura su Ghali alle Olimpiadi, ma è una bufala
Hanno gridato alla “censura” anche alcuni volti noti della tv e del giornalismo, che pure dovrebbero conoscere i fondamentali di questi eventi: a cascare nella teoria del complotto Luisella Costamagna, Tiziana Ferrario e persino Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe, un tempo esternatore sui temi sanitari, passato dai commenti sul Covid a quelli su Ghali.
Tutti loro hanno creduto che la regia fosse italiana perché la trasmissione è stata trasmessa su Rai 1. Ignoravano, evidentemente, che per eventi internazionali di questa portata la cabina di regia è unica e gestita dall’OBS, che collabora con la direzione artistica della cerimonia, curata da Marco Balich e dal suo team. La decisione di non stringere in un primo piano sul rapper italo-tunisino (considerato un personaggio poco noto a livello internazionale dalla regia) ma di mostrare la performance nel suo insieme, culminata con l’immagine della colomba della pace, è stata quindi esclusivamente una scelta creativa dell’OBS, non della Rai.
A conferma di ciò, le immagini della performance di Ghali alla cerimonia delle Olimpiadi trasmesse su Rai 1 sono risultate identiche a quelle mandate in onda su piattaforme internazionali come HboMax. Pertanto, l’idea di un intervento della cosiddetta “TeleMeloni” per censurare l’artista è una gigantesca bufala.
Se la protesta si limita alla telecronaca della cerimonia, stanno messi molto male
C’è però un altro elemento che ha alimentato le polemiche dei “complottisti” ed è stata la tanto osteggiata telecronaca effettuata dal direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca. L’accusa? Avrebbe omesso di citare Ghali durante la sua esibizione, a differenza (ad esempio) dei telecronisti di HboMax. Ma se si vuole pensare alla “malafede” del direttore di Rai Sport, allora bisognerebbe essere conseguenti e aggiungere che ha voluto censurare anche Laura Pausini e Mariah Carey, visto che ha fatto confusione tra le due. Al di là delle battute, in una telecronaca di oltre tre ore tutti o quasi hanno avuto gaffe, dimenticanze o lapsus. Quella di Petrecca è stata esaminata al Var social come accade davvero di rado. Nel corso di una telecronaca della durata di due partite di calcio di seguito, una dopo l’altra, il lapsus, la svista o l’omissione sono dietro l’angolo. Per tutti: non solo per Petrecca.
Vale la pena di ricordare che persino alcune leggende del giornalismo sportivo sono incappate in gaffe memorabili, in alcuni casi passate alla storia. Basterebbe citare Niccolò Carosio, che per una telecronaca turbolenta e un appellativo a un guardalinee etiope (nella realtà mai pronunciato) scatenò un vero e proprio incidente diplomatico. Oppure si potrebbe menzionare il grande Nando Martellini, voce indimenticabile del Mundial ’82: l’attaccante dell’Inter, “Spillo” Altobelli diventava in alcune telecronache, inevitabilmente Iacobelli. Myrta Merlino, una di quelle che ha gridato alla censura, se lo faccia raccontare dal compagno Marco Tardelli, che di quel Mundial fu protagonista.
Insomma, per dirla con un altro mito del giornalismo, Gianni Minà: è il bello della diretta. E, se per attaccare il governo, sono costretti ad attaccarsi a una telecronaca, vuol dire che stanno messi proprio male.