Il caso del Monaldi
Se ne sta andando il bambino col cuore “bruciato”. La mamma: “Non voglio soldi, donate all’Aido in nome di mio figlio”
“Si inizierà a pianificare il percorso terapeutico per alleviare il dolore”. L’annuncio dell’avvocato Petruzzi è un colpo per tutti coloro che seguono la vicenda del bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli e attaccato a una macchina salvavita dopo il trapianto di cuore fallito il 23 dicembre. “Per volontà della famiglia abbiamo fatto richiesta all’ospedale Monaldi per avviare la pianificazione condivisa delle cure. E’ un istituto introdotto nel 2017, non si parla di eutanasia. Per evitare l’accanimento terapeutico, è una procedura volta a spostare la terapia clinica dalla guarigione all’alleviamento delle sofferenze. Il Monaldi ha accettato. Si inizierà a pianificare il percorso terapeutico per alleviare il dolore”, spiega l’avvocato. L’annuncio è chiaro: non c’è più nulla da fare. “Mi dispiace, quello che ho fatto non è servito a mio figlio. Avrei voluto scoprire tutto prima. Vorrei che la storia di mio figlio non venisse dimenticata”, le parole di Patrizia, la mamma del piccolo alla trasmissione ‘Dritto e rovescio’.
Martedì scorso era arrivata la notizia della disponibilità di un nuovo cuore, ma il giorno dopo “un consulto tra esperti provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese che si occupano di trapianto di cuore pediatrico” aveva stabilito “che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”.
“Ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto e vicinanza, ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno offerto aiuti ma vorrei dire che non accetto soldi, vorrei invece che fossero donati all’associazione pe ri trapianti Aido”, ha detto Patrizia Mercolino.