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Referendum, Mantovano e le ragioni del sì’: “Temono il sorteggio perché disarticola le correnti”

Giustizia da riformare

Referendum, Mantovano e le ragioni del sì’: “Temono il sorteggio perché disarticola le correnti”

Politica - di Sara De Vico - 28 Febbraio 2026 alle 18:55

“Il voto del 22 marzo non è un voto pro o contro il governo Meloni, anche se questo governo ha promosso questa riforma. L’ha promossa non per sottomettere alla politica la magistratura, come si dice. Gli elementi base della riforma vanno nella direzione esattamente opposta”. Parola di Alfredo Mantovano intervistato da Mario Sechi durante l’incontro “Giustizia e imprese: le implicazioni del referendum” all’Auditorium di Illumia a Bologna. In queste ore di fibrillazione e di politicizzazione altissima dell’appuntamento con le urne da parte delle opposizioni e del fronte del no il sottosegretario alla presidenza del Consiglio torna a ribadire che il voto è sulla riforma e non un sondaggio di gradimento al governo.

Mantovano: il voto del 22 marzo non è pro o contro il governo Meloni

Come il ministro della Giustizia  Carlo Nordio, Mantovano  invita a mantenere il dibattito di questo ultimo scorcio di campagna elettorale nell’alveo dei contenuti. Separazione della carriere e sorteggio del Csm, dunque. Che i paladini del no e dello status quo vedono come la peste. “Lo temono perché disarticola le correnti”, ha detto il sottosegretario. “Finora si è entrati al Csm per appartenenza a una lista, quindi a una corrente, e per voti dati a quella lista e a chi ne fa parte. Il sorteggio rende tutto questo molto più complicato, non lo elimina in assoluto, ma lo rende molto più complicato”.

La creazione di un’Alta Corte disciplinare nel mirino di quelli del no

Riflettori accesi anche sugli strumenti disciplinari. La creazione di un’Alta Corte disciplinare è uno dei punti qualificanti delle riforma che separa le carriere dei magistrati, insieme allo sdoppiamento del Csm. Di fatto, i procedimenti sull’operato delle toghe – che oggi sono di competenza della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura – saranno affidati (sia per i giudici, sia per i pm) a questo nuovo organo.

L’errore giudiziario ci può stare, ma chi sbaglia non può essere premiato

“Non è intenzione del governo, di chi sostiene questa riforma utilizzare lo strumento disciplinare per condizionare le decisioni giudiziarie”, ha chiarito il sottosegretario. “Il problema non è l’errore giudiziario, perché come dicevano i nostri padri latini ‘errare humanum est’, perché l’errore giudiziario può dipendere da mille fattori, anche indipendenti dalla volontà del giudicante. Il problema è non far avanzare in carriera chi è sciatto, negligente, insofferente nei confronti dei doveri derivanti dalla propria funzione”.

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di Sara De Vico - 28 Febbraio 2026