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Ospedale Monaldi nella bufera per la morte del piccolo Domenico. Bolzano alza il tiro delle accuse

La morte del piccolo Domenico

Monaldi, Bolzano alza il tiro delle accuse: niente sacchetti sterili per il cuore e medici che non sapevano l’inglese

Cronaca - di Lorenza Mariani - 27 Febbraio 2026 alle 17:01

La morte del piccolo Domenico si configura, ogni giorno di più, a ogni indiscrezione che trapela e a ogni aggiornamento investigativo che si aggiunge, non solo come un caso di presunta malasanità. Perché c’è di più: c’è il racconto di una “tragedia di pressapochismo” che lascia senza fiato. Emergono dettagli sempre più inquietanti sull’agonia e il decesso di un bambino di appena due anni, spirato al Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un cuore che, secondo le indagini, sarebbe arrivato già “bruciato”. Ed è proprio in questo contesto contesto che, come ricostruiscono in queste ore Il Mattino e Open che rilancia la notizia, si delinea uno scenario operativo che rasenta l’incredibile. Di sicuro: l’inaccettabile.

Morte del piccolo Domenico, una serie di tragici errori: un “frigo da spiaggia” e zero sacchetti

Secondo le testimonianze raccolte dai Nas, l’équipe del Monaldi giunta a Bolzano per l’espianto del cuore non avrebbe avuto con sé il «corredo necessario». Sembra che mancassero persino i sacchetti sterili in cui riporre l’organo. Il risultato? Il cuore destinato a Domenico sarebbe stato trasportato in un comune contenitore frigo da spiaggia, e in un barattolo per istologia. Un dettaglio che stride violentemente con i protocolli d’eccellenza che dovrebbero regolare i trapianti pediatrici. Non solo: a detta delle testimonianze dei colleghi di Innsbruck presenti all’espianto, addirittura gli omologhi partenopei non conoscevano l’inglese…

Le barriere linguistiche in sala operatoria

«La lingua la conosceva soltanto “un vice chirurgo” – riferisce Open sulla scia del quotidiano napoletano citato – . Tanto che la dottoressa che doveva effettuare l’espianto “al terzo richiamo rimase ferma. Non so se perché non capisse la lingua. O perché era semplicemente sopraffatta dall’intervento che stava realizzando”». Insomma, tutto drammaticamente in chiaroscuro, con una certezza: le testimonianze che arrivano dal Trentino Alto Adige sul team partenopeo descrivono nel dettaglio una serie di mancanze e imperizie che poi, fatalmente, avrebbero portato all’esito tragico…

I medici napoletani non conoscevano l’inglese

Un dettaglio non da poco, quello della barriera linguistica, se consideriamo che, in base a quanto riferito e messo a verbale dai colleghi austriaci presenti a Bolzano per prelevare altri organi dallo stesso donatore, proprio quella mancanza di comunicazione avrebbe impedito alla dottoressa responsabile dell’espianto di reagire ai ripetuti avvertimenti dei colleghi stranieri, mentre l’organo subiva una “congestione venosa” (si gonfiava di sangue).

E quella funesta previsione: «Questo cuore non ripartirà mai»

Dettagli inquietanti, che vanno ad aggiungersi a quanto di sconcertante già emerso fin qui: quei fatidici quattro minuti di “buio” tra l’espianto e l’arrivo del nuovo organo. La lite furibonda in sala operatoria tra le due équipe mediche. E il disperato (e discutibile) tentativo di “scongelare” il cuore sotto l’acqua corrente dopo averne constatato il malfunzionamento. Una sequenza di storture che aveva spinto il primario a una profezia funesta già durante l’intervento: «Questo cuore non ripartirà mai»…

L’ombra di altri casi sospetti

Mentre la Procura di Napoli scava nei verbali, l’inchiesta si allarga. Secondo quanto rivelato dal Tg1, i magistrati starebbero ora indagando su altri due casi sospetti di trapianti avvenuti al Monaldi. Il dubbio, atroce, è che quello di Domenico possa non essere stato un tragico incidente isolato, ma il sintomo di un sistema gestionale profondamente compromesso.

In un Paese che vanta eccellenze mediche mondiali, la morte di un bambino di due anni avvenuta tra barattoli improvvisati e silenzi dovuti all’ignoranza delle lingue straniere grida giustizia. Soprattutto quando a pagare il prezzo più alto di errori o inefficienza sono le vite più fragili appena affacciatesi al mondo…

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di Lorenza Mariani - 27 Febbraio 2026