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La sinistra sciacalla sul bambino morto col cuore bruciato, veleni sulla Meloni anche sulle pagine del “No”

Il caso di Napoli

La sinistra sciacalla sul bambino morto col cuore bruciato, veleni sulla Meloni anche sulle pagine del “No”

Politica - di Luca Maurelli - 21 Febbraio 2026 alle 15:24

A innescare i veleni, gratuiti, un tanto al chilo, ci aveva pensato un paio di giorni fa Andrea Scanzi, forte del suo seguito di barboncini da tastiera con aspirazioni da “haters”. Nel giorno della telefonata della Meloni alla mamma del bambino a cui era stato trapiantato il cuore “bruciato” – e che oggi è spirato nella commozione generale – il giornalista anellato e medagliato aveva trovato il modo di sollecitare un po’ gli istinti pecorecci dei suoi seguaci. “Capisco benissimo che Giorgia Meloni abbia voluto telefonare alla madre del bambino. È un dramma atroce che non può colpire chiunque abbia ancora un po’ di amore e sensibilità. Sarebbe però molto più redditizio ed efficace se, invece di limitarsi a telefonare, il governo Meloni capisse una volta per tutte che la PRIMA priorità di questo paese è la sanità pubblica, ormai devastata e ridotta allo stremo, e che quindi mettesse (sul serio: non con le calcolatrici rotte come da Vespa) risorse – e risorse ancora – sulla sanità pubblica…”. Che tristezza, Scanzi, l’attacco politico nel giorno della tragedia di un bambino.

La sinistra e gli attacchi sul bambino di Napoli alla Meloni

Domenico è vittima di un errore medico, dunque, forse nell’ospedale con le massime punte di eccellenza nella cardiochirurgia, il Monaldi di Napoli, e la colpa è dei tagli, presunti, anzi, inesistenti, alla sanità. Il teorema che se affermato a destra, per la giustizia – c’è l’errore, il sistema va riformato – scatena le ire della sinistra e dei travagliani alla Scanzi. Qui, però, sul bambino in fin di vita, si è iniziato a speculare fin dall’inizio, giocando su un surreale nesso di casualità politico tra malasanità e governo, ma non solo: si è sciacallato perfino sulle telefonate di solidarietà tra mamme, perché a quanto pare la Meloni sarebbe indegna anche di esserlo.

I social, e non solo quelli di Scanzi, da giorni sono zeppi di “Meloni, vergogna!“, “Pensa alla sanità, invece che a telefonare”, “Che vergognoso spot”, e cose del genere. Tutto ciò, per un momento di conforto arrivato dalla premier, che la mamma di Domenico aveva mostrato di apprezzare. Oggi, poi, da quando si è diffusa la notizia della morte del bambino trapiantato, lo shit-storming s’è riacceso, con gli haters di sinistra pronti ad incolpare della tragedia la Meloni per il solo fatto di esistere e di aver vissuto in prima persona l’evolversi, purtroppo inevitabile, della tragedia.

Critiche sul “teatro” comunicativo della Meloni sono fioccate da come se si commentasse una serata di Sanremo. “Ma chi ha tagliato i fondi alla sanità? Bella mossa, ma i cuori non si bruciano per le telefonate”, “La premier chiama, promette luce e giustizia, ma il bimbo è morto per un box da bibite. Dove sono i controlli che dovevate fare voi al governo?” (thread su X, rilanciato da profili di sinistra). Accuse di propaganda sul dolore: “Telefonata commovente? Propaganda pura. Meloni usa il dramma di una madre per fare la leader empatica, intanto ospedali al collasso e liste infinite” (Instagram reel con commenti sotto video TgCom). “Avrete giustizia dice Giorgia, ma giustizia vera sarebbe non dover trasportare cuori in frigo improvvisati. Basta show, date risorse!”. Questa è il livello.

Su una pagina politica, poi – Compagno è il Mondo, Democratici Progressisti Ecologisti con Bersani – dedicata alla campagna referendaria per il “No” alla riforma della giustizia, pagina consacrata all’idolo Bersani, si leggono cose davvero penose. Aprire il link per credere.

Un post, su tutti, tutto maiuscolo, da vero hater incazzato: “LA MELONI HA FATTO IN MODO CHE TUTTI GLI ORGANI DI STAMPA DESSERO LA NOTIZIA CHE AVEVA TELEFONATA ALLA MAMMA DI DOMENICO, PERÒ LA NOTIZIA CHE IL BAMBINO NON PUÒ RICEVERE UN ALTRO CUORE, LA MAMMA DI DOMENICO,LO HA DOVUTO APPRENDERE DALL’ANSA. VERGOGNA”.

Lo stesso post compare su una pagina dedicat a Elly Schlein. Ovviamente, a sua insaputa.

 

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di Luca Maurelli - 21 Febbraio 2026