Ricoverato a Napoli
“È inabile al trapianto”: il dramma del bambino di due anni che ha ricevuto il cuore bruciato. La famiglia chiede un nuovo parere
Il bambino che si trova in coma farmacologico al Monaldi di Napoli è in condizioni critiche. Anche se la famiglia attende notizie, il quadro sembra drammatico. «Secondo il parere del nostro medico legale, il bimbo presenterebbe una condizione clinica che lo renderebbe ormai inabile al trapianto», ha affermato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori. La mamma e il papà, però, stanno cercando un’ultima speranza al di fuori della struttura campana: «Abbiamo intenzione di chiedere alla direzione sanitaria dell’ospedale Monaldi un parere terzo, al Bambin Gesù, sulla condizione di trapiantabilità del piccolo». Nel frattempo, prosegue l’inchiesta della procura napoletana, coordinata dal pm Nicola Gratteri. I Nas hanno sequestrato il box termico per il trasporto organi e questo perché il cuore, una volta giunto all’ospedale, sarebbe risultato danneggiato dopo una verifica.
Napoli, il bambino di due anni è inabile al trapianto
La denuncia dell’avvocato della famiglia del piccolo è inquietante: «Dobbiamo capire come è stato possibile non distinguere del ghiaccio freddo (secco, ndr.) che ha una temperatura di -75 gradi rispetto al ghiaccio ordinario che va dai zero ai 4 gradi: il cuore è arrivato congelato, bruciato da ustioni da freddo». Ed è per questo che ei sanitari delle équipe di Bolzano e Napoli sono stati indagati per lesioni colpose. Ma il legale ha qualcosa da dire anche sulle procedure: «Per quanto si possa dire che i tempi erano stretti e che l’impianto e l’espianto dovevano essere contestuali, a mio avviso l’organo da impiantare andava a comunque verificato prima di espiantare il cuore che consentiva comunque al piccolo di vivere la sua vita».
Adesso l’indagine dovrà costruire la catena delle responsabilità, specialmente sul confezionamento e il trasporto del box: «Non è chiaro chi abbia materialmente confezionato il box per trasportare il cuore, i reati di natura colposa sono anche di natura omissiva e non solo di natura attiva: dato che il dovere di vigilare era dell’istituto ricevente, cioè del Monaldi, chi è partito dal Monaldi per andare a espiantare e a prendere il cuore anche se materialmente non ha preparato il box doveva comunque vigilare sulla preparazione del contenitore».
L’inchiesta sul cuore donato e danneggiato
Il ministero della Salute ha già inviato gli ispettori a Bolzano per chiarire la vicenda, mentre la procura dovrà nominare una squadra di consulenti in bioingegneria per fare le verifiche sul box sequestrato. Bisognerà capire se ci sia stato un guasto meccanico o un errore umano nella programmazione dei parametri termici, che avrebbe dovuto proteggere il muscolo cardiaco nel corso del viaggio.