Non proprio "Due spicci"
Zerocalcare disprezza il governo ma non i 3 milioni del tax credit ricevuti: vero comunista col Rolex
E' in arrivo su Netflix la serie animata che, a dispetto del titolo, ha ricevuto un bonus ministeriale non di poco conto. Il fiele gettato su Meloni va in soffitta quando si tratta di passare all'incasso per la sua nuova serie. Giuli: "Userò la legge delega per bonificare il sistema che ho ereditato". Un lascito del sistema Franceschini
“Pecunia non olet”, scrivevano i latini. La frase si addice a Zerocalcare di cui è in in arrivo su Netflix la serie animata che a dispetto del titolo – “Due spicci”- due spicci proprio non ha ricevuto. La serie ha avuto un bonus ministeriale di 3 milioni. Il fumettista noto per i suoi deliri antigovernativi- non ultimo il forfait alla fiera “Più libri più liberi” per la presenza di “passaggio al Bosco”, quando si tratta di ricevere denari dal ministero delle cultura dell'”odiato” Giuli tralascia i suoi eroici furori. Nell’elenco dei finanziamenti erogati dal ministero della Cultura attraverso il tax credit nel corso del 2025 figura anche lui. La coerenza questa sconosciuta. Scriveva sui social il 3 dicembre: “Ognuno ha i suoi paletti, purtroppo non sarò più alla Fiera romana”. Il paletto in alcuni casi – tre milioni- può essere seppellito. “Il pantheon di Fratelli d’Italia è esplicitamente fascista“, disse in un’intervista.
ZeroCalcare odia il governo ma non 3 milioni di bonus ministeriali
Ma come? questo governo fa tanto orrore a Zerocalcare, che interviene postando fiele su Meloni e quant’altro, poi va all’incasso? Già, pecunia non olet. Il famoso fumettista è ormai presenza fissa nel circuito mediatico che tuona contro i “fascisti” al potere. Eppure ancora beneficiario di un sostegno pubblico significativo da parte dell'”odiatissimo” governo fanno comodo. Si infrangono tutti i “principi”. Il tema del tax credit è certo primario per il governo e per il ministro Alessandro Giuli che ha la ferma intenzione, come più volte detto di intervenire per sciogliere le incrostazioni di decenni di ministri di sinistra, di certo organici agli autori d’area. Richiede tempo e applicazione, che non manca al ministro. Anzi.
Giuli: “Userò la legge delega per bonificare il sistema che ho ereditato”
«Userò la legge delega per bonificare il sistema perverso che ho ereditato», annuncia alla Verità. Il tema del tax credit è molto sentito e ha toccato anche una altro caso: i quasi 800.000 euro (su 2,4 milioni di budget) erogati alla docuserie su Fabrizio Corona visibile su Netflix e molto criticata dagli utenti social. Insomma, il governo Meloni non c’entra, si tratta di un automatismo che il ministro ha tutta l’intenzione di ridimensionare e calibrare. Ora, il processo di revisione del sistema di finanziamenti a film, documentari e serie tv – ereditato dalla gestione Franceschini- è stato avviato.
Il processo di revisione del sistema di finanziamenti è avviato
Come? Intanto – come annunciato dal presidente della Commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone- le audizioni iniziate a Montecitorio hanno confermato la validità dell’impianto normativo della legge delega in vista di «un rafforzamento industriale del comparto», dice al quotidiano di Belpietro. “In particolare, è stata definita l’adozione di strumenti per «una gestione più efficiente della tesoreria del Fondo attraverso intermediari bancari vigilati»; e per «il rafforzamento delle competenze tecniche del ministero . Oltre al potenziamento dei controlli sul credito d’imposta, anche attraverso figure come il tax credit manager».