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Trump Macron

Non più amici

Trump umilia Macron e avverte Parigi: «Nessuno lo vuole. Applicherò dazi del 200% su vini e champagne»

Dallo scambio confidenziale «Amico mio» alle minacce commerciali. E il tycoon insiste sulla Groenlandia: «Dobbiamo averla. Gli europei non possono proteggerla»

Esteri - di Alice Carrazza - 20 Gennaio 2026 alle 09:49

Donald Trump ha scelto di non limitarsi più al cerimoniale del dissenso, ma di portare Emmanuel Macron sul terreno scivoloso dell’ironia punitiva. Non un confronto tra pari, piuttosto una presa in giro con tariffa doganale allegata. «Beh, nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto, quindi va bene così. Applicherò dazi del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà. Ma non è obbligato a farlo». È la frase che segna il passaggio dal fastidio alla derisione, con Macron ridotto a produttore accessorio di bottiglie pregiate e a presidente in scadenza.

Trump vs. Macron

Monsieur le Président, da tempo incline a un attivismo internazionale che ama dirsi “volenteroso“, si ritrova così ritratto come un interlocutore temporaneo, utile al massimo per una cena. Trump non solo lo dice, ma lo mostra. Su Truth pubblica così il messaggio privato del suo omologo: «Amico mio, siamo totalmente allineati sulla Siria. Possiamo fare grandi cose sull’Iran. Ma non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia». La familiarità ostentata diventa boomerang, perché l’effetto non è quello di una relazione paritaria, bensì di un leader che chiede udienza e spiegazioni.

L’agenda

Macron, nel testo diffuso, appare come l’organizzatore instancabile di tavoli e inviti, il regista di un multilateralismo, forse, un po’ troppo affollato. «Cerchiamo di fare grandi cose. 1) Posso organizzare un incontro del G7 a Parigi giovedì pomeriggio e invitare gli ucraini, i siriani e i russi a margine. 2) Ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che rientri negli Usa». L’elenco, quasi burocratico, restituisce l’immagine di un presidente che propone agende e convivialità, mentre l’altro risponde con mappe ridisegnate e dazi.

Geopolitica illustrata

L’immagine pubblicata insieme al messaggio completa il quadro. Leader europei riuniti e accanto una cartografia dell’emisfero nord occidentale ricoperta dalla bandiera americana. Non solo Groenlandia, ma anche Canada e Venezuela. Macron, che ama evocare l’autonomia strategica europea, resta intrappolato tra un simbolismo che non controlla e una narrativa che lo supera.

La grandeur a pezzi

Questa umiliazione, tuttavia, nasce da una scelta politica precisa dell’Eliseo. L’entourage presidenziale ha fatto sapere che la Francia «non intende rispondere favorevolmente» all’invito a partecipare al “Board of Peace” per Gaza. Una presa di distanza che Trump trasforma in occasione per colpire ciò che per Parigi è identità e vetrina: vini e champagne. Non un attacco al commercio in generale, ma al marchio Francia, alla sua grandeur.

La Groenlandia ad ogni costo

Un altro messaggio campeggia poi sul profilo Truth del tycoon. È quello inviato dal segretario generale della Nato Mark Rutte. Affettuoso, si direbbe il tono. «Caro Donald – ciò che hai realizzato oggi in Siria è incredibile. Utilizzerò i miei interventi mediatici a Davos per mettere in evidenza il tuo lavoro lì, a Gaza e in Ucraina. Sono impegnato a trovare una via da seguire sulla Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark».

È proprio sulla terra dei ghiacci che Trump ora più che mai si concentra e non pare disposto a fare passi indietro. «Non credo che (gli europei, ndr) si opporranno troppo. Dobbiamo averla. Non possono proteggerla. La Danimarca è un popolo meraviglioso, e so che i leader sono persone molto brave, ma non ci vanno nemmeno», afferma. «E sapete, poiché la nave è arrivata lì 500 anni fa e poi se n’è andata, questo non dà diritto alla proprietà. Quindi ne parleremo con le varie persone».

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di Alice Carrazza - 20 Gennaio 2026