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Terrorismo, il Tribunale del Riesame di Genova conferma: Hannoun resta in carcere

Annullate tre misure cautelari

Terrorismo, il Tribunale del Riesame di Genova conferma: Hannoun resta in carcere

L'attivista arrestato lo scorso 27 dicembre è accusato di aver usato l'Associazione benefica di solidarietà che lui stesso ha fondato per raccogliere fondi destinanti al finanziamento di Hamas

Cronaca - di Marcello Di Vito - 19 Gennaio 2026 alle 12:03

Mohammad Hannoun resta in carcere. A stabilirlo sono stati i giudici del tribunale del Riesame di Genova, dopo l’udienza fiume di venerdì scorso, nella quale sono intervenuti Hannoun, che ha partecipato in video collegamento dal carcere di Terni, e i suoi legali. Stessa modalità per le difese degli altri sei arrestati.

Annullate tre delle sette misure del 27 dicembre

I giudici del Riesame hanno invece annullato tre delle sette misure cautelari disposte dalla gip Silvia Carpanini ed eseguite lo scorso 27 dicembre. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro 30 giorni. A tornare in libertà sono Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, 52 anni, Raed Al Salahat, 48 anni e Khalil Abu Deiah, 62 anni, difesi dagli avvocati Nicola Canestrini, Samuele Zucchini, Emanuele Tambuscio e Sandro Clementi. Oltre a Mohammad Hannoun restano in carcere Yaser Mohamed Rmdan Elasaly, 51 anni, Riyad Adbelrahim Jaber Albustanjı, 60 anni e Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud, 52 anni.

La nota del legale Canestrini

Il Tribunale del Riesame di Genova – si legge in una nota diffusa dall’avvocato Nicola Canestrini – ha depositato oggi il dispositivo del provvedimento relativo all’indagine che coinvolge materiale fornito dalle autorità israeliane. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane. Dal dispositivo emerge una chiara vittoria sul piano dei principi: per alcuni indagati è stata disposta la scarcerazione, per altri la misura cautelare è stata confermata. In attesa delle motivazioni, pare tuttavia che il Tribunale abbia escluso l’utilizzabilità della cosiddetta ‘battlefield evidence’ di provenienza israeliana, segnando una netta presa di distanza dalla strumentalizzazione giudiziaria di materiali di intelligence militare. Per i profili residui, il Tribunale avrebbe ritenuto di poter valutare separatamente la sussistenza di indizi sulla base di fonti diverse”. “È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra – commenta Canestrini -. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie. Sul resto attendiamo le motivazioni, ricordando che vale per tutti la presunzione di innocenza. La difesa continuerà a vigilare con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari, riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo il deposito delle motivazioni”.

L’accusa: finanziare Hamas con le raccolte benefiche

L’architetto di 63 anni, in Italia dal 1983 è accusato di finanziare Hamas attraverso le raccolte fondi dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp), fondata nel 1994 dallo stesso attivista.
In aula hanno parlato per l’accusa i pm Luca Monteverde e Marco Zocco, che hanno depositato un documento della polizia israeliana. La carta, tradotta dall’israeliano con un sistema automatico, giustificherebbe la consegna formale degli atti alle autorità italiane, escludendo così l’eccezione di utilizzabilità dei documenti consegnati agli investigatori, e citerebbe una legge israeliana del 2003 che consente alla polizia di Tel Aviv questo genere di cooperazione con forze di polizia estere.

Nonostante tutto Prc al fianco di Hannoun

La gravità dell’accusa non ferma tuttavia il Prc Lazio, che in mattinata ha diramato un comunicato nel quale arriva a parlare di “repressione dei palestinesi che vivono in Italia”. Idea evidentemente molto diversa da quella del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas che nel mese di dicembre ha partecipato ad “Atreju 2026” in qualità di ospite d’onore di Giorgia Meloni.

Imam di Torino esempio di solidarietà per il Pcr

Non solo: il partito comunista porta come esempi di solidarietà sia l’Imam di Torino, che Hannoun. Nella nota di legge: “Ha tutte le caratteristiche di una vera e propria schedatura” la rilevazione degli studenti palestinesi di cui sono stati incaricati dal ministero dell’Istruzione gli Uffici Scolastici Regionali. Quello del Lazio” ha sollecitamente veicolato alle scuole di ogni ordine e grado una circolare con tale richiesta, senza una motivazione precisa per la rilevazione. Questa gravissima iniziativa s’inserisce in un clima di repressione nei confronti di Palestinesi che vivono in Italia e di chi li sostiene, com’è avvenuto con gli arresti pretestuosi di Hannoun e altri impegnati nella solidarietà fattiva nei confronti di Gaza, dell’Imam di Torino, le circolari del Mim alle scuole per intimidire studenti e insegnanti nella promozione di approfondimenti sulla Palestina e tanto altro”.

La chiamata alla piazza

Poi la chiamata alla piazza. Tutto questo ” intende rimuovere dalle coscienze dell’opinione pubblica, mobilitata in massa negli ultimi mesi, una situazione che tuttora vede in atto il genocidio a Gaza, pur con forme diverse, e la continua espropriazione di terreni e case dei Palestinesi in Cisgiordania”, sostiene il partito che intende farsi promotore di una ripresa della mobilitazione a livello nazionale – a loro detta – per il popolo palestinese.

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di Marcello Di Vito - 19 Gennaio 2026