Ombre sulla verità
Strage di Crans-Montana, scuse e veleni: il “mea culpa” della vice-sindaca svizzera non argina i dubbi del Viminale. Il punto
Mentre il Comune ammette l'assenza di controlli per 5 anni, un rapporto italiano accusa le autorità elvetiche di scarsa trasparenza e indagini frettolose
Il dramma di Capodanno a Crans-Montana, costato la vita a 40 giovani (tra cui sei connazionali), si sposta dal piano della cronaca nera a quello dello scontro istituzionale. Da un lato emergono le scuse ufficiali dell’amministrazione locale. Dall’altro si solleva un polverone sulla gestione delle indagini da parte delle autorità elvetiche, con la vice-sindaca Nicole Bonvin Clivaz che, in un’intervista rilasciata alla televisione svizzera Rts, dopo le polemiche suscitate dal sindaco Nicolas Féraud, «per ora non si pone la questione delle dimissioni». Ma procediamo con ordine.
Strage di Crans Montana, il “mea mulpa” del Comune. Finalmente…
Riavvolgiamo il nastro allora. E torniamo al silenzio iniziale del sindaco Féraud – finito nella bufera e aspramente criticato per non aver chiesto scusa alle vittime nella conferenza stampa convocata all’indomani della tragedia – rispetto a cui la vice in carica ha dichiarato: «Non ci sono scuse per non aver chiesto scusa». «Quando si è sulla linea di fuoco a volte si è maldestri. Ma oggi noi dobbiamo farlo: siamo con le famiglie, siamo con le vittime, queste persone che soffrono» – è intervenuta al recupero la Bonvin Clivaz.
Non solo. In un’intervista alla tv svizzera, ha chiesto apertamente perdono alle famiglie, ammettendo una grave negligenza: l’assenza totale di ispezioni sulla sicurezza del locale negli ultimi cinque anni. Come anticipato, però, pur assumendosi la responsabilità politica della mancanza di verifiche, la numero due dell’amministrazione di Crans-Montana ha però escluso, per il momento, le proprie dimissioni. Lasciando all’inchiesta giudiziaria il compito di definire le colpe specifiche. E asserendo: «Sui controlli c’è stata una mancanza. Non li abbiamo fatti. E ammettiamo di non averli fatti, prendendoci la responsabilità per questa mancanza. Ma sarà l’inchiesta a dirlo. Adesso non abbiamo ancora le vere risposte».
Il dossier del Viminale: ombre sulle indagini svizzere
Parallelamente però, un rapporto degli esperti del ministero dell’Interno italiano, inviati sul posto per seguire il caso, dipinge un quadro inquietante sulla collaborazione investigativa. Secondo quanto riportato tra gli altri dal Secolo XIX, i funzionari svizzeri si sarebbero mostrati ostili e frettolosi durante i sopralluoghi degli investigatori italiani nel locale “Le Constellation”.
Ma c’è di più. È il 4 gennaio – riferisce Il Secolo XIX e rilancia il sito del Tgcom 24 – e il team del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Viminale effettua un sopralluogo all’interno de Le Constellation. Le bottiglie di champagne sono ancora sui tavoli con i loro candelotti, si legge nel dossier italiano. E la vernice verde della Scientifica circonda l’area adiacente alle scale d’uscita, nella quale «34 corpi sono stati trovati accatastati». Inoltre – è l’accusa e la summa delle perplessità – i funzionari elvetici si mostrano «visibilmente irrigiditi e frettolosi» per la presenza dei colleghi italiani sulla scena della strage.
Non sorprende allora che il documento italiano evidenzi, e in più punti, diverse criticità. Il primo: quello di una struttura non idonea. Con il locale che viene descritto come un seminterrato privo di finestre, e con un’unica uscita utile, dove sono stati rinvenuti i corpi ammassati. E ancora. L’accento posto su una presunta scarsa trasparenza. Le autorità svizzere avrebbero evitato di chiarire i dubbi su passaggi secondari. E avrebbero deciso di non effettuare autopsie, rilasciando certificati di morte che non specificano la causa del decesso. Infine, il punto dolente degli interessi economici: il timore è che la magistratura elvetica possa essere condizionata dalla necessità di tutelare l’immagine della località sciistica in vista dei Mondiali del 2027 e dei massicci investimenti stranieri nel comprensorio.
Le possibili falle svizzere e l’intervento del governo italiano
Fatto sta che la gravità della situazione e la scarsa cooperazione riscontrata hanno spinto la Procura di Roma a muoversi autonomamente. Disponendo l’autopsia sulle salme delle vittime italiane per accertare la verità prima di eventuali cremazioni. Il caso approderà ora in Parlamento: martedì 13 gennaio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani terrà un’informativa urgente alla Camera per riferire sugli sviluppi di una vicenda che rischia di incrinare i rapporti tra Roma e Berna. E che comunque, al momento, restano ancora poco chiari…