Acca Larenzia
Rampelli il primo a incontrare i ragazzi di GN dopo l’aggressione: “Assalto premeditato. No a un’altra stagione di sangue”
Il vicepresidente della Camera invoca la mano ferma dello Stato per non cadere negli errori che consentirono il dilagare della violenza negli anni Settanta: "Tutti condannino in modo netto e immediato e le indagini siano tempestive"
«Si intervenga subito e si dia il segnale che lo Stato c’è e non consentirà l’avvio di un’altra stagione di sangue. L’antidoto è colpire sul nascere e senza pietà tutti i responsabili di qualunque violenza». Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, è stato tra i primi a portare vicinanza, anche fisica, ai ragazzi di Gioventù Nazionale brutalmente aggrediti nella notta mentre affiggevano manifesti in ricordo della strage di Acca Larenzia. Rampelli, che stamattina ha partecipato alla commemorazione istituzionale con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ha incontrato i ragazzi aggrediti al pronto soccorso e dalla sua testimonianza, affidata a una nota, emergono dettagli particolarmente significativi per capire la portata e la gravità di quanto accaduto: un «agguato» in piena regola, con elementi che fanno pensare alla premeditazione. Uno scenario da anni Settanta, che si sperava non si dovesse rivedere mai. Anche per questo motivo in molti, tra i quali lo stesso Rampelli, negli ultimi mesi avevano lanciato appelli ad abbassare i toni. Appelli che però sono rimasti inascoltati e, anzi, hanno spesso ricevuto da parte della sinistra risposte indignate per il fatto che era stata evocata quella stagione.
Rampelli al fianco dei ragazzi di GN aggrediti: «Un agguato premeditato»
«Questa notte un commando comunista proveniente dal quartiere Alberone armato di spranghe, coltelli e altre armi ha teso un agguato a quattro ragazzi di Gioventù nazionale fermi nel parcheggio di un supermercato di Via Tuscolana. L’assalto era premeditato, come dimostrano le radio ricetrasmittenti rinvenute dalla polizia», ha raccontato Rampelli, parlando di «una vera e propria caccia all’uomo organizzata per colpire in massa i ragazzi che – di generazione in generazione – dedicano da quasi 50 anni la notte dell’Epifania, vigilia della strage di Acca Larenzia, al ricordo di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, i tre giovani di destra neanche ventenni uccisi dal gruppo di fuoco dei Nuclei Armati per il contropotere territoriale, legata ai Comitati comunisti rivoluzionari e poi confluiti nelle Brigate rosse».
La necessità di una reazione immediata dello Stato
Rampelli ha riferito che «esistono filmati in grado di dimostrare che gli aggressori, organizzati per numero, armamenti e premeditazione sono intervenuti con l’intento di fare molto male, epilogo scongiurato dal rifugiarsi in auto dei nostri militanti, tuttavia refertati al Pronto soccorso per ferite e trauma cranico». «Mi auguro – ha aggiunto l’esponente di FdI – che, grazie ai video realizzati dai residenti e dalle telecamere di video sorveglianza presenti in zona, gli organizzatori delle ronde criminali, vengano identificati e arrestati in tempo reale».
Gli allarmi ignorati sul clima d’odio
«Grazie all’odio seminato in questi tre anni, ben al di là di ogni legittima opposizione al governo, l’aria nelle scuole, negli atenei e nelle piazze è diventata irrespirabile, la violenza è tornata a stagioni che ci auguravamo sepolte dal tempo e dal buon senso. E tanto per cambiare a pagare le conseguenze di questo clima sono ragazzi innocenti», ha detto ancora Rampelli, avvertendo che «se si è giunti a premeditare azioni squadristiche di questa natura, perfino negli stessi giorni e luoghi che la destra considera “sacri”, c’è da preoccuparsi molto».
«Intorno alla strage di Acca Larenzia, orrenda, brutale e senza giustizia, si sono consumate tante sofferenze e nuovi lutti che dovrebbero indurre forze politiche di opposizione e media a una responsabilità che al contrario oggi sembra mancare», ha sottolineato il vicepresidente della Camera, sottolineando che «mentre la generazione che ha attraversato gli anni di piombo sembra consapevole e in maggioranza autocritica verso l’uso della violenza, la classe politica odierna sembra pervasa da un vuoto spirituale, quasi assistesse alle intemperanze e alle aggressioni come stesse di fronte a un video gioco».
L’appello affinché tutti s’impegnino per impedire una nuova stagione d’odio
«La guerra civile strisciante degli anni ‘70 non è stata virtuale, ragazzi di destra e di sinistra sono morti, famiglie sono state distrutte dal dolore. L’appello è a una condanna immediata e netta, ma anche a indagini tempestive per non rivedere le scene delle tre scimmiette che hanno sparso sangue a piene mani fino alla visita del presidente della Repubblica Sandro Pertini a Paolo Di Nella, poco prima che morisse. Forze dell’ordine, magistratura, mass media contribuirono a lasciare impuniti gli assassini e alimentarono quel tragico clima di odio», ha ricordato Rampelli, lanciando un appello affinché si blocchi sul nascere la riproposizione di quella stagione, dando subito un segnale forte sul fatto che lo Stato e tutte le forze politiche e sociali che lo compongono non lo consentiranno.