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Pompei, nuove scoperte nei corridoi dei teatri e ancora meraviglie tra scene di guerra e storie d’amore nei graffiti

Nuove scoperte

Pompei, il battito dell’eternità: dal corridoio dei teatri riemergono gladiatori e storie d’amore. E quei muri, come i social oggi, raccontano la vita

Meraviglie e sorpresa: sentimenti, passioni, scene di guerra e graffiti della quotidianità: la tecnologia moderna e le testimonianze della storia svelano l’anima viva della città e le pulsioni di sempre in un ciclico ritorno

Cronaca - di Lorenza Mariani - 19 Gennaio 2026 alle 14:58

Pompei non smette di sorprenderci: dopo innumerevoli soprese emerse dagli scavi degli ultimi anni, altre scene di gladiatori e storie d’amore e di vita vissuta emergono dai meandri della storia con nuove scoperte nel corridoio dei teatri.

Perché c’è una Pompei che non smette di parlare. Che supera il silenzio della cenere e del tempo per sussurrarci storie di una quotidianità sorprendentemente vicine alla nostre. Non sono solo i grandi affreschi, o le imponenti architetture a lasciarci senza fiato. Ma quei segni minimi, incisi sugli intonaci da mani frettolose, innamorate o rabbiose.

Così, nel corridoio che univa l’area dei teatri alla Via Stabiana, una porzione di muro scavata già due secoli fa sembrava aver esaurito i suoi segreti. Eppure, grazie al progetto internazionale “Bruits de couloir“. E all’uso di tecnologie digitali d’avanguardia, quel corridoio è tornato a vibrare: sono emerse quasi trecento iscrizioni – di cui ottanta totalmente inedite – che trasformano una parete di pietra in un vero e proprio “social network” dell’antichità. Qui, dove oggi passano milioni di turisti, un tempo si incrociavano sospiri d’amore. Insulti goliardici. E il tifo più sfrenato per i gladiatori, fissando per l’eternità l’anima pulsante di una città che non è mai morta davvero.

Pompei, altre meraviglie: la vita vissuta del passato che riaffiora grazie a tecnologie avanzate

E allora eccoci di fronte a questi frammenti di discorso di amore e guerra intessuto nei muri di Pompei. A una storia d’amore di una donna di nome Erato, (“Erato amat…, Erato ama…”), la scena di un combattimento gladiatorio, e tanti altri istanti di vita vissuta tra sentimenti e scontri, fissati su una parete nel quartiere dei teatri, al pari di quelli che oggi troveremmo lungo i muri delle strade moderne o nelle chat e sui social. Storie di amori, passioni, insulti, incitazioni sportive che sarebbero andati perduti per sempre. E che, invece, stanno riaffiorando a Pompei grazie alla moderna tecnologia.

Scene di gladiatori e storie d’amore: ecco le nuove scoperte nel corridoio dei teatri

Succede nel corridoio di passaggio che collegava l’area dei teatri alla Via Stabiana ci ricorda l’Adnkronos. Un muro scavato oltre 230 anni fa, davanti al quale sono passati milioni di visitatori ogni anno. E da cui non ci si aspettava nessuna novità. Nessun altro racconto… E dove invece – attraverso l’impiego di metodologie di ricerca d’avanguardia – emergono quasi 300 iscrizioni, tra quelle già note da tempo (circa 200) e quelle nuove identificate (79).

Il progetto ribattezzato in francese “Bruits de couloir” (“Voci di corridoio“), è stato ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer dell’Università della Sorbona. E da Marie-Adeline Le Guennec dell’Università del Québec a Montréal. In collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. Come raccontato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, è stato eseguito in due campagne nel 2022 e nel 2025. Così è stato possibile arrivare a una rilettura complessiva della vasta testimonianza di graffiti presenti in questo ambiente di passaggio, attraverso un approccio multidisciplinare che combina epigrafia, archeologia, filologia e digital humanities.

Un social network dell’antichità: Pompei ci restituisce le voci e i batticuori di un eterno passato

«Vado di fretta, stammi bene, mia Sava, fa che mi ami!»… «Miccio-cio-cio, a tuo padre che cacava hai rotto la pancia; guardate un po’ come sta Miccio!»… E ancora: «Methe, (schiava) di Cominia, di Atella, ama Cresto nel suo cuore. Che ad entrambi la Venere di Pompei sia propizia. E che vivano sempre in armonia». Sono allora sono alcuni esempi, tra quelli già precedentemente noti, che attestano la vitalità, la molteplicità delle interazioni e delle forme di socialità, che si sviluppavano in uno spazio pubblico così frequentato dagli abitanti dell’antica Pompei.

Pompei, un patrimonio immenso valorizzato e protetto anche con la tecnologia

Insomma, ancora una volta Pompei e l’immane lavoro di scavo e ricerca ed esegesi in corso da tempo, dimostrano come «la tecnologia sia la chiave che ci apre nuove stanze del mondo antico. E perché quelle stanze le dobbiamo anche raccontare al pubblico – ha commentato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel –. Aggiungendo anche: «Stiamo lavorando su un progetto di tutela e valorizzazione delle scritte, che in tutta Pompei sono oltre 10mila: un patrimonio immenso. Solo l’uso della tecnologia può garantire un futuro a tutta questa memoria della vita vissuta a Pompei».

Scavi, griglie virtuali e formule digitali

E ancora. La metodologia adottata utilizza una griglia virtuale. Documenta legami spaziali e tematici tra le iscrizioni. Analizza le pareti del corridoio con Rti (Reflectance Transformation Imaging: una tecnica di fotografia computazionale che acquisisce una serie di immagini di un oggetto sotto diverse direzioni di illuminazione). Così, si riesce a vedere ciò che l’occhio nudo non vede e dopo più di due secoli dallo scavo, emergono ancora novità. Al tempo stesso, questa tecnica è fondamentale per la conservazione digitale di una collezione di testimonianze di per sé fragili.

Alla fine, allora, tutte queste scoperte – e nuovi modi per fruirle e goderne – ci ricordano che Pompei non è un museo di reliquie immobili. Ma un organismo vivo che continua a restituirci la nostra stessa immagine riflessa nello specchio della storia. E che, tra una dichiarazione d’amore per la schiava Methe, e uno sberleffo inciso in un momento di rabbia, lascia emergere prepotente l’eternità dell’umano. Perché cambiano i supporti, dai muri ai display degli smartphone, ma i sentimenti che muovono il mondo restano identici.

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di Lorenza Mariani - 19 Gennaio 2026