Manganellate digitali
Pd e Giustizia, duro botta e risposta Picierno-Montanari: lui vuole epurare i riformisti. Lei lo smonta: decide dalla cattedra di fuffologia?
Scintille social tra chi al Nazareno si è dichiarato per il Sì al Referendum e chi, dai divani radical chic e dall'alto dell'intellighenzia auto-proclamata dem (senza essere iscritto e votante) punta a bandirli. Aspro scontro tra l'eurodeputata e il prof che accusa di stilare liste di proscrizione e indicare la porta agli "indegni", denunciando la deriva massimalista di un partito in cui si respira ormai un clima "irrespirabile". E in cui la segretaria tace (e acconsente?)
C’è un’aria pesante, quasi plumbea, tra i corridoi del Nazareno. Un’aria che sa di intolleranza e che la dice lunga sulla deriva identitaria intrapresa dal Partito Democratico sotto la gestione di Elly Schlein. L’ultimo scontro, che ha il sapore di una vera e propria resa dei conti ideologica, vede protagonista Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo e anima riformista del partito, finita nel mirino delle “liste di proscrizione” stilate dagli intellettuali d’area. Uno in particolare: l’immancabile professor Montanari, autoproclamatosi a suon di comizi tv e sferzate social, eminenza grigia e mentore in pectore di una realtà partitica allo scontro finale tra anime e correnti.
Pd a panni stesi (e lavati sulla piazza digitale): duro botta e risposta tra Montanari e Picierno
Già, perché a scatenare il putiferio sono state proprio le affermazioni (e i consigli non richiesti) di Tomaso Montanari. Lo storico dell’arte, ormai stabilmente prestato al ruolo di censore mediatico, che si è concesso il lusso di indicare la porta agli “indegni”. Con il piglio di chi si sente investito di un’autorità morale superiore, Montanari ha attaccato la Picierno e altri esponenti come Delrio, Ceccanti, Guerini e persino Gentiloni, colpevoli di non allinearsi al pensiero unico sulla giustizia e di guardare con favore al Referendum sulla separazione delle carriere.
Referendum Giustizia, nel Pd c’è chi dice (e vota) Sì: e il prof indica la porta agli “indegni”
Per il rettore di Siena, questi “destro-renziani” dovrebbero semplicemente accomodarsi fuori dal partito. In poche parole: Montanari via social (e con “post siluro”) si è apertamente schierato contro – e che presa di posizione “contro”! – chi all’interno del Pd si è apertamente dichiarato per il Si alla consultazione referendaria sulla Giustizia. E la replica della battagliera Picierno non si è fatta certo attendere. Anzi… Ha puntato tutto il suo atto d’accusa contro i frondisti dell’intellighenzia radical chic in una contro-risposta che squarcia il velo sull’ipocrisia della “nuova” sinistra. E che finisce per lavare i panni sporchi ovunque, tranne che in casa al Nazareno.
La replica sul tamburo della Picerno a Montanari: «Ogni giorno ha la sua pena»…
«Ogni giorno ha la sua pena e succede così che sia costretta a parlare del Professor Tomaso Montanari, che dall’alto della sua cattedra in fuffologia, e soprattutto da non iscritto e non votante, vorrebbe decidere dal suo comodo divano di casa, chi deve essere del Pd e chi invece no. E giù la democratica listetta di proscrizione con nomi e cognomi degli indegni non allineati», scrive graffiando Pina Picierno del Pd sui social, replicando a un post di Tomaso Montanari a proposito del sostegno al Sì da parte di Marco Minniti.
Picierno a Montanari via social: «Vi piaccia o no, esiste una sinistra che vota Sì»
Non solo. Perché a stretto giro aggiunge anche: «Questa volta l’innesco è il Referendum sulla Giustizia: l’accusa è fare campagna per il Sì. Ma come è evidente è solo una scusa: intanto perché molti degli amici e dei compagni citati voteranno No. E poi perché io stessa non sto facendo campagna: mi sono limitata a scrivere quel che penso in poche righe che il mio amico Prof Ceccanti ha letto al convegno “La sinistra che vota sì” perché, vi piaccia o no, esiste una sinistra che vota Sì. Ed è pure autorevolmente rappresentata. Ma questa è decisamente altra questione».
Tra le righe del post della Picierno non solo Montanari
Infatti nella sua intemerata social con Montanari, Picierno prosegue: «Mi interessa invece qui tornare sul Pd, perché sono mesi che viviamo un clima irrespirabile: sono mesi che alcuni si arrogano il diritto di schernire. Ridicolizzare compagni di partito. Invitano “i riformisti” a lasciare la casa che abbiamo fondato. Non è più accettabile. E chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza. Cara Segretaria, che gli diciamo a Montanari? Che rispondiamo a Bettini, o a chi come loro pensa che il Pd debba essere la riedizione di Rifondazione Comunista, rimuovendo venti anni di storia?».
Il Pd ridotto a riedizione 2.0 di Rifondazione Comunista?
Concludendo infine: «Tocca innanzitutto a te rispondere. Prendere posizione. Fare chiarezza. E sì, difendere la nostra comunità. Cosa ha da dire la segretaria del mio partito davanti alla criminalizzazione del dissenso, alle gogne mediatiche di questo nuovo ceto di aspiranti intellettuali e pensatori che usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze? Aspetto da molto. Aspettiamo in tante e tanti da molto. E continuiamo ad aspettare con pazienza»…
L’ipocrisia della “nuova” sinistra e quel «clima irrespirabile» nei corridoi del Pd
Insomma a leggere – senza troppo sforzo – tra le righe, Pina Picierno denuncia un «clima irrespirabile», parlando apertamente di «manganello digitale» impugnato da chi, pur senza tessera, pretende di decidere chi è abbastanza “puro” per restare nel Pd. «Vogliono trasformare il Pd nella riedizione di Rifondazione Comunista», ha tuonato l’europarlamentare apertis verbis. Stigmatizzando il metodo delle gogne mediatiche alimentate dai «sorrisetti» di chi, dentro il partito, assiste compiaciuto al linciaggio dei riformisti.
Ma è Elly Schlein il vero bersaglio del lungo (a rticolato) j’accuse della Picierno
Dunque, a ben vedere, il vero bersaglio del j’accuse finisce per essere (anche) la segretaria Elly Schlein. Il silenzio della leader, trincerata dietro un’ambiguità tattica che sembra premiare gli estremismi a scapito della sintesi democratica, è diventato assordante. La Picierno chiede chiarezza: la segreteria intende difendere la pluralità della sua comunità o preferisce lasciare il campo ai tribunali del popolo virtuali?
Alla fine resteranno solo i “guardiani della rivoluzione” a presidio del Nazareno?
Al momento, dal Nazareno non giungono segnali. Resta l’immagine di un partito che, a furia di rincorrere il massimalismo dei “salotti buoni” e dei radical chic alla Montanari, sta smarrendo la sua natura riformista per trasformarsi in una cittadella chiusa, dove il dissenso non è una risorsa, ma una colpa da espiare con l’esilio. Se il nuovo corso della Schlein è questo, il rischio è che alla fine, in quella casa, restino solo i guardiani della rivoluzione.