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Violenza

La procura farà ricorso

Patrigno picchia il figlio con un cucchiaio di legno a Catania ma il Gip non convalida il fermo: scarcerato

Secondo il giudice, l'accusa di maltrattamento aggravato non sarebbe supportata da indizi che ne certifichino la gravità

Cronaca - di Redazione - 5 Gennaio 2026 alle 17:42

 Ritorna in libertà il 59enne che avrebbe picchiato con un cucchiaio di legno il figlio di dieci anni, in una casa del quartiere popolare di Catania. Durante l’udienza di convalida del fermo, eseguito dalla squadra mobile, il Gip Luigi Barone ha rigettato la richiesta della Procura di emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo.

Secondo il giudice, l’accusa di maltrattamento aggravato non sarebbe supportata da indizi che ne certifichino la gravità anche perché, al momento, l’unica contestazione è quella contenuta nel video postato sui social dal figlio di 11 anni in cui si vedrebbe l’uomo picchiarlo ripetutamente con un cucchiaio di legno, insultandolo e urlandogli “io sono il tuo padrone“.

La procura presenta ricorso

Il gip Barone non ha neanche convalidato il fermo ritenendo insussistente il pericolo di fuga visto che l’uomo si è presentato da solo alla polizia. Contro il provvedimento la Procura presenterà ricorso al Tribunale del riesame. Per il gip dalle indagini non emergerebbe una condanna di abitualità di condotte maltrattanti da parte dell’uomo nei confronti dei quattro figli, un maschio e tre femmine di età compresa tra 11 e 4 anni, che vivono con la sua ex convivente. Il solo video, secondo il giudice, non è’ sufficiente a delineare una serie di condotte ripetute nel tempo.

Gli psicologi: “Tutelare l’infanzia”

Ogni atto di violenza su un minore produce effetti profondi e duraturi sullo sviluppo. Per questo la protezione dell’infanzia non è un fatto privato, ma un indicatore fondamentale della tenuta civile e democratica di una società“, così Enza Zarcone, presidente dell’Ordine degli psicologi della Regione siciliana.

“La violenza contro i minori non può essere letta come il gesto isolato di un singolo individuo – puntualizza Zarcone -. È un fenomeno complesso, che affonda le radici in fattori culturali, sociali e relazionali: modelli educativi improntati al dominio, una visione proprietaria della genitorialità, fragilità familiari, isolamento, povertà educativa e carenza di reti di supporto”. Giuseppe Femia, psicoterapeuta e autore di Turchese non meno di sette(Amazon), precisa che, “senza entrare nel fatto specifico, per il quale è necessario avere fiducia nella magistratura e rispettare la presunzione di innocenza, l’infanzia va tutelata senza timori o timidezze, perché è inviolabile e sacra e vanno fatti investimenti di prevenzione“.

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di Redazione - 5 Gennaio 2026