Parla Lamberto Giannini
“Nella Capitale almeno 120mila islamici, bisogna agire sulle moschee irregolari”: il prefetto di Roma sull’allerta estremismo
«Roma ha dimostrato buona capacità di sicurezza proprio durante il Giubileo che poteva essere l’occasione da sfruttare per elementi radicali, ora sta a noi mantenere alto il livello di guardia, non tollereremo le moschee irregolari». È uno dei passaggi chiave dell’intervista che il prefetto di Roma Lamberto Giannini ha rilasciato a Francesco Storace per Il Tempo.
“Contro l’estremismo islamico serve un’intelligence più mirata”
«La preoccupazione per il terrorismo in una città come Roma – dice Giannini – deve essere costante. Detto questo, finora non abbiamo avuto segnali in tal senso. Ma dobbiamo sapere, ad esempio, chi sono gli imam, che fanno, che cosa predicano» aggiunge evidenziando una differenza con i «lunghi anni di piombo» che «furono contrastati mettendo assieme tutte le caselle, pedinando, inseguendo, conoscendo i possibili obiettivi dei terroristi. Oggi è profondamente diverso: i più fondamentalisti sognano il martirio, basta un camion che devia in una via affollata per compiere una strage. Diciamo che avverto l’esigenza di un’intelligence più mirata».
Il prefetto di Roma Lamberto Giannini: nella Capitale 70 moschee regolari
«Abbiamo censito 70 moschee regolari nella Capitale – spiega il prefetto al quotidiano diretto da Daniele Capezzone – un paio di derivazione sciita e il resto sunnita. Quelle irregolari si scovano giorno per giorno, e qui è decisivo il controllo del territorio con l’eccellente lavoro delle forze dell’ordine della cui attività sono molto soddisfatto. Così come registriamo le segnalazioni dei cittadini. A Roma ci sono almeno 120mila persone di religione islamica, ma sono stime che non hanno ancora il timbro dell’ufficialità: difficile dire quanti siano quelli irregolari – magari vicino al 10 per cento rispetto ai regolari – che dobbiamo individuare costantemente. Perché stanno in luoghi non censiti e quando li scopri si spostano rapidamente».
“Ma come distinguiamo regolari da irregolari?”, chiede Francesco Storace. «La grande distinzione – spiega Giannini – è tra chi collabora e chi non lo fa, con chi non vuole contatti con le autorità. Perché non vogliono che si verifichi il rispetto delle norme, a partire da quelle che puniscono l’istigazione al terrorismo» conclude il prefetto di Roma.